Sugar, Salt & Pepper - Robot umanoidi per l'autismo

“Sugar, Salt & Pepper - Robot umanoidi per l’autismo” è il laboratorio sviluppato dal Dipartimento di Informatica dell’Università di Torino, Fondazione Paideia, Jumple e Intesa Sanpaolo Innovation Center che ha l’obiettivo di mettere a sistema le competenze legate alla robotica educativa e sociale con i bisogni dei bambini e ragazzi con disabilità.
La sperimentazione, iniziata a fine febbraio nel contesto delle attività di Fondazione Paideia, si basa su di un laboratorio terapeutico settimanale per lo sviluppo delle autonomie nei bambini con una diagnosi di disturbo dello spettro autistico (Livello 1 di supporto DSM 5), attraverso l’utilizzo del robot umanoide Pepper fornito da Intesa Sanpaolo Innovation Center. Per la realizzazione del laboratorio, la società del Gruppo Intesa Sanpaolo dedicata all’innovazione e alla ricerca applicata contribuisce inoltre alla definizione e allo sviluppo degli scenari che vengono proposti durante le sessioni, mettendo a disposizione il know-how acquisito con l’utilizzo di Pepper in diversi contesti.
Tumore al polmone: passi avanti verso la terapia personalizzata

Identificata, mediante una nuova tecnica, una sottopopolazione di cellule tumorali caratterizzate dall’aggressivo gene K-RAS mutato, finora intrattabile farmacologicamente. Lo studio coordinato dal Cnr-Itb e pubblicato su Communications Biology, dimostra l’efficacia del trattamento farmacologico.
Il tumore del polmone è la prima causa di morte per cancro, responsabile di circa un terzo delle morti per malattie oncologiche. Nonostante gli enormi progressi scientifici, al momento le opzioni terapeutiche sono ancora limitate. Un gruppo di ricerca internazionale, guidato da Elena Levantini dell’Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Itb) di Pisa dove coordina il Laboratorio di oncologia molecolare, e con incarichi da ricercatrice anche nel reparto di Ematologia/Oncologia dell’ospedale BIDMC della Harvard Medical School di Boston, ha diretto uno studio su un nuovo farmaco capace di diminuire la crescita tumorale in studi preclinici condotti in laboratorio sul modello murino con tumore al polmone del sottotipo molecolare K-RAS mutato.
Maiella e Aspromonte inseriti tra i geoparchi mondiali Unesco, geologi: ulteriore dimostrazione delle bellezze geologiche italiane

Ieri, in occasione della Giornata mondiale della Terra che si celebra ogni anno il 22 aprile, si è tenuta la cerimonia di benvenuto nella Global Geopark Network Unesco (Rete Geoparchi Mondiale Unesco) di due importanti parchi italiani: il Parco Nazionale della Maiella e del Parco Nazionale dell'Aspromonte.
Il Consiglio Nazionale dei Geologi e il Comitato Nazionale dei Geoparchi italiani vogliono esprimere la loro soddisfazione per un'ulteriore dimostrazione, a livello internazionale, dell'apprezzamento delle bellezze geologiche del nostro territorio, e il loro ringraziamento a tutti gli attori, enti e Ordini regionali dei Geologi che hanno concorso all'attuazione di questo importante progetto.
Perchè le vespe sono afrodisiache per lieviti e ne promuovono la biodiversità

L’Università di Torino terza tra i 21 vincitori del prestigioso research grant HFSP con il progetto di una ricercatrice del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi, a cui è stato assegnato un finanziamento di quasi 1.4 milioni di dollari.
Irene Stefanini, microbiologa del Laboratorio di Microbiologia e Virologia (LMV) del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino, è la vincitrice di uno dei prestigiosi Research Grants promossi dallo Human Frontier Science Program (HSFP), organizzazione internazionale con sede a Strasburgo. L’HSFP promuove nuove collaborazioni scientifiche finanziando progetti a elevato contenuto di internazionalità, interdisciplinarietà e impatto scientifico, finalizzati all’avanzamento della conoscenza dei meccanismi molecolari di base nell’ambito delle Scienze della Vita.
Essere nevrotici aumenta il rischio di sviluppare il Parkinson

Numerosi fattori contribuiscono all’insorgenza della malattia di Parkinson, tra questi c’è anche uno specifico tratto di personalità chiamato nevroticismo. Questo è il risultato dello studio multicentrico su quasi mezzo milione di persone, realizzato dalla Florida State University in collaborazione con Cnr-Irib, Cnr-Ibfm e pubblicato su Movement Disorders
La malattia di Parkinson colpisce circa l’1-2% della popolazione anziana mondiale ed è la seconda patologia neurodegenerativa più comune dopo il morbo di Alzheimer. Seppur le cause non siano ancora note, gli scienziati ritengono che fattori genetici e ambientali contribuiscano alla sua insorgenza. Una nuova ricerca con partecipazione dell’Istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irib) di Cosenza e l’Istituto per le bioimmagini e fisiologia molecolare (Cnr-Ibfm) di Milano, pubblicata su Movement Disorders, indica che anche il tratto di personalità “nevroticismo” è costantemente associato a un maggiore rischio di sviluppare la malattia di Parkinson.
Scoperta possibile connessione tra iperparatiroidismo primario lieve e malattie cardiovascolari

Un gruppo di ricercatori dell’Università degli studi di Trieste, dell’ospedale Cattinara di Trieste e dell’Università di Padova ha osservato la presenza di un legame tra iperparatiroidismo primario lieve - malattia endocrina che colpisce fino all’11% della popolazione femminile in età da menopausa - e rischio cardiovascolare. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista americana The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism.
Una recente meta-analisi di un gruppo di ricercatori dell’Università degli studi di Trieste, dell’ospedale Cattinara di Trieste e dell’Università di Padova, ha osservato la presenza di un legame tra iperparatiroidismo primario lieve – una malattia endocrina che colpisce fino all’11% della popolazione femminile in età da menopausa – e rischio cardiovascolare.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica di riferimento del settore The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, e poi ripresa da Physician’s Weekly.
Quattro nuovi embrioni sono stati creati dal consorzio BioRescue che ora si prepara ai prossimi passi della missione per salvare il rinoceronte bianco del nord

Il consorzio internazionale di scienziati e conservazionisti che lavora per prevenire l'estinzione del rinoceronte bianco del Nord attraverso tecnologie avanzate di riproduzione assistita è lieto di annunciare che nei mesi di marzo e aprile 2021 sono stati prodotti altri quattro embrioni di rinoceronte bianco del Nord. Questa è la procedura (di raccolta degli ovociti in Kenya, fecondazione in vitro e crioconservazione degli embrioni in Italia) che ha avuto maggior successo ad opera del team del Leibniz Institute for Zoo and Wildlife Research (Leibniz-IZW), Safari Park Dvůr Králové, Kenya Wildlife Service, Ol Pejeta Conservancy e Avantea. Inoltre, il team ha confermato il successo della sterilizzazione del maschio del rinoceronte bianco del sud Owuan, eseguita a Dicembre 2020. Owuan sarà ora introdotto nel recinto con le femmine di rinoceronte bianco del sud di Ol Pejeta che sono state identificate come potenziali madri surrogate per la futura prole di rinoceronte bianco del Nord.
Le femmine Najin e Fatu a Ol Pejeta Conservancy, Kenya, sono gli unici rinoceronti bianchi del nord rimasti al Mondo. Per prevenire l'estinzione del rinoceronte bianco del nord, dal 2019, il consorzio internazionale BioRescue, formato da scienziati e conservazionisti, e guidato dal Leibniz-IZW, ha raccolto delle cellule uovo immature (ovociti) dalle due femmine e le ha fecondate artificialmente usando sperma congelato da maschi deceduti per ottenere embrioni vitali. Nel prossimo futuro, gli embrioni saranno trasferiti in madri surrogate di rinoceronte bianco del sud per ottenere prole di rinoceronte bianco del nord.
Le migrazioni che hanno cambiato il patrimonio genetico degli europei sono più antiche di quanto pensavamo

L’analisi del DNA antico estratto da un reperto umano risalente a 17000 anni fa retrodata di almeno 3000 anni rispetto a quanto si era creduto fino ad oggi le migrazioni di gruppi dall’Europa orientale e dall’Asia occidentale che hanno contribuito a formare il genoma dei popoli europei contemporanei.
Le migrazioni preistoriche che hanno contribuito a formare il patrimonio genetico dei popoli europei contemporanei sono iniziate molto prima di quanto si era creduto fino ad oggi. Uno studio guidato da ricercatori dell'Università di Bologna, e pubblicato sulla rivista Current BiologyCurrent Biology mostra infatti che la diffusione in Europa meridionale, e in particolare in Italia, di componenti genetiche legate all’Europa orientale e all’Asia occidentale risale ad almeno 17000 anni fa, ovvero 3000 anni prima di quanto ipotizzato finora.
Dalle domus romane di Piazza dei Miracoli ritorna alla luce un orologio solare in miniatura

L’oggetto in avorio, studiato da archeologi e storici del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa, è unico per caratteristiche, dimensioni e stato di conservazione.
Un tesoro del passato che svela nuovi dettagli sulla vita di Pisa in epoca romana, quando l’attuale Piazza dei Miracoli, a pochi passi dalla Torre pendente, era occupata da un complesso residenziale di domus individuato a seguito di una campagna di scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologica per la Toscana, in collaborazione con l’Università di Pisa, tra il 1985 e il 1988. Si tratta di un orologio solare miniaturistico in avorio databile tra la metà del II secolo a.C. e la fine del I secolo a.C., un oggetto eccezionale per le sue dimensioni, per il suo stato di conservazione e per i dettagli di fattura che lo rendono un ritrovamento unico nel mondo greco-romano.
Approvato dall'ISS, in anteprima mondiale parte a Padova uno studio con il più potente antivirale per il Covid-19

Il farmaco è il nafamostat mesilato e viene dal Giappone.
Dopo un lungo periodo di gestazione parte finalmente, grazie a una partnership tra Università di Padova e Azienda Ospedale/Università, uno studio sull’impiego del più potente antivirale contro il Covid-19.
Lo studio clinico controllato, disegnato e coordinato dal Prof. Gian Paolo Rossi, Direttore della Unità Operativa di Medicina d’Urgenza e della Scuola di Specializzazione in Medicina d’Emergenza e Urgenza, e dalla Prof. Teresa Seccia, impiegherà il nafamostat mesilato, un farmaco utilizzato da anni in Giappone come farmaco generico anticoagulante, che ha mostrato un ottimo profilo di sicurezza in tutti gli studi finora condotti. «Il farmaco, che è stato donato da Kyoso Mirai Pharma, rappresenta il più potente inibitore della proteasi TMPRSS2, che, interagendo con la proteina Spike, è responsabile dell’entrata del virus nelle cellule e della sua diffusione nell’organismo – spiega il prof Rossi -. TMPRSS2, oltre a permettere al virus di penetrare nelle cellule, attiva la coagulazione che è responsabile di trombosi e embolie, frequenti complicanze di COVID-19.
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