Trattamento dei tumori infantili: nuove possibilità di cura grazie ai meccanismi di regolazione basati sull’RNA

Un gruppo di ricercatori della Sapienza Università di Roma, in collaborazione con l’Istituto italiano di tecnologia (IIT), ha scoperto come l’interazione tra due specifiche molecole di RNA favorisca in laboratorio la crescita di cellule di rabdomiosarcoma, uno dei tumori maligni più ricorrenti in età pediatrica. I risultati dello studio sostenuto da Fondazione AIRC sono stati pubblicati sulla rivista Molecular Cell e aprono nuove strade al trattamento di tumori maligni infantili.
L’interesse della scienza per gli RNA circolari (circRNA) è in crescita per le caratteristiche peculiari di questa classe emergente di molecole e per il loro ruolo in diverse condizioni patologiche tra cui il cancro. In uno studio del Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin della Sapienza Università di Roma e dell’Istituto italiano di tecnologia (IIT), i ricercatori hanno individuato un inedito meccanismo molecolare alla base della regolazione dell’espressione di diverse proteine. Si tratta dell’interazione tra molecole di RNA (in particolare tra un RNA circolare, circZNF609, e alcuni RNA messaggeri). In esperimenti di laboratorio i ricercatori hanno scoperto che, in un caso specifico, l’interazione con l’mRNA che contiene le istruzioni per la proteina CKAP5, a sua volta coinvolta nel controllo della duplicazione cellulare, regola la capacità proliferativa delle cellule di rabdomiosarcoma, un tumore maligno pediatrico.
Le piante si proteggono dal troppo sole grazie a speciali proteine “interruttore”

Su Nature Communications lo studio nato dalla collaborazione delle Università di Pisa e di Ginevra
Se c’è troppo sole le piante si proteggono grazie a speciali proteine che agiscono come “interruttori” per accendere e spegnere specifiche interazioni tra molecole. La caratterizzazione di questo meccanismo che consente alle piante di sopravvivere a diverse condizioni di luce arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications e nato dalla collaborazione delle Università di Pisa e di Ginevra.
“Capire le strategie con le quali le piante riescono a proteggersi dall’eccessiva luce è importante per la nostra comprensione del mondo che ci circonda, ma non è solo questo e infatti comprendere le loro strategie di adattamento è estremamente importante per riuscire ad aumentare la produttività delle colture”, spiega la professoressa Benedetta Mennucci dell’Università di Pisa, che assieme al professor Francesco Luigi Gervasio dell’Università di Ginevra ha coordinato lo studio.
“La proteina che abbiamo studiato è presente nel fotosistema della piante ed ha il compito di raccogliere la luce solare e trasferire l’energia assorbita ad altre proteine, che portano avanti il processo fotosintetico”, racconta Edoardo Cignoni, dottorando dell’Università di Pisa, “per far questo contiene degli aggregati di molecole, clorofille e carotenoidi, che sono i principali protagonisti nella cattura della luce. Le nostre simulazioni di dinamica molecolare insieme ai calcoli quantomeccanici hanno mostrato come i moti della proteina riescono a controllare i processi fotoprotettivi, accendendo e spegnendo specifiche interazioni tra le molecole”.
SARDEGNA: REGALO DALLA CORTE COSTITUZIONALE

La Corte Costituzionale ha dichiarato costituzionalmente illegittima la legge della Regione Sardegna sulla “interpretazione autentica del Piano Paesaggistico Regionale” (Sentenza 23 dicembre 2021, n. 257). Per l’ennesima volta il giudice delle leggi boccia un’iniziativa della giunta regionale sarda che, con l’alibi dell’autonomia, continua a proporre modelli di sviluppo obsoleti basati solamente su cemento e deroghe ai principi costituzionali di tutela del paesaggio e dell’ambiente. La norma cancellata, su ricorso del Governo nazionale (art. 1 della legge della Regione Sardegna 13 luglio 2020, n. 21 “Norme di interpretazione autentica del Piano paesaggistico regionale”), allargava in maniera indiscriminata e illegittima le maglie dei vincoli urbanistici e paesaggistici, consentendo edificazioni a pioggia e incrementi volumetrici indiscriminati, minacciando il territorio regionale, la natura della Sardegna e le prospettive di un vero sviluppo e turismo sostenibili.
Researchers capture high-frequency oscillations in the gigantic eruption of a neutron star

An international scientific group with outstanding Valencian participation has managed to measure for the first time oscillations in the brightness of a neutron star –magnetar– during its most violent moments. In just a tenth of a second, the magnetar released energy equivalent to that produced by the Sun in 100,000 years. The observation has been carried out automatically, without human intervention, thanks to the Artificial Intelligence of a system developed at the Image Processing Laboratory (IPL) of the University of Valencia.
Among the neutron stars, objects that can contain half a million times the mass of the Earth in a diameter of about twenty kilometres, stands out a small group with the most intense magnetic field known: magnetars. These objects, of which only thirty are known, suffer violent eruptions that are still little known due to their unexpected nature and their duration of barely tenths of a second. Detecting them is a challenge for science and technology.
An international scientific team with outstanding participation from the University of Valencia has published recently in the journal Nature the study of the eruption of a magnetar in detail: they have managed to measure oscillations – pulses – in the brightness of the magnetar during its most violent moments. These episodes are a crucial component in understanding giant magnetar eruptions. It is a question long debated during the past 20 years that today has an answer, if there are high frequency oscillations in the magnetars.
The work has the contribution of six researchers from the University of Valencia and a high Spanish participation – 15 scientists out of a total of 41. “Even in an inactive state, magnetars can be one hundred thousand times more luminous than our Sun, but in the case of the flash that we have studied – the GRB2001415 – the energy that was released is equivalent to that which our Sun radiates in one hundred thousand years”, points out lead researcher Alberto J. Castro-Tirado, from the IAA-CSIC.
“The explosion of the magnetar, which lasted approximately a tenth of a second, was discovered on April 15, 2020 in the midst of the pandemic”, says Víctor Reglero, professor of Astronomy and Astrophysics at the UV, researcher at the Image Processing Laboratory (IPL), co-author of the article and one of the architects of ASIM, the instrument aboard the International Space Station that detected the eruption. “Since then we have developed very intense data analysis work, since it was a 10 ** 16 Gauss neutron star and located in another galaxy. A true cosmic monster!”, Remarks Reglero.
The scientific community thinks that eruptions in magnetars may be due to instabilities in their magnetosphere or to a kind of “earthquakes” produced in their crust, a rigid and elastic layer about a kilometre thick. “Regardless of the trigger, a type of waves is created in the star’s magnetosphere –the Alfvén– which are well known in the Sun and which interact with each other, dissipating energy”, explains Alberto J. Castro-Tirado.
Antibody responses after first and second Covid-19 vaccination in patients with chronic lymphocytic leukaemia

B-cell chronic lymphocytic leukaemia (CLL) is associated with immunosuppression and patients are at increased clinical risk following SARS-CoV-2 infection. Covid-19 vaccines offer the potential for protection against severe infection but relatively little is known regarding the profile of the antibody response following first or second vaccination. We studied spike-specific antibody responses following first and/or second Covid-19 vaccination in 299 patients with CLL compared with healthy donors. 286 patients underwent extended interval (10-12 week) vaccination. 154 patients received the BNT162b2 mRNA vaccine and 145 patients received ChAdOx1.
Solo 370 grammi alla nascita: per bambino ‘super-piuma’ intervento salvavita al Policlinico di Milano

Quando i bambini hanno troppa fretta di venire al mondo c’è il rischio che il loro organismo non sia ancora pronto per affrontare la vita. Come è successo a Lorenzo, che è nato con oltre 4 mesi di anticipo e che pesava meno di 400 grammi. La sua vita è iniziata in salita, e con diversi problemi legati alla sua estrema prematurità. Ma grazie all’intervento degli specialisti del Policlinico di Milano, e alla sua straordinaria voglia di vivere, ha potuto superare ogni ostacolo e abbracciare la sua mamma.
Elena era al settimo cielo quando ha saputo di aspettare un bambino. Poi, però, è accaduto l’imprevedibile: al quinto mese di gravidanza è dovuta correre all’ospedale della sua città, vicino a Milano, perché improvvisamente era iniziato il travaglio, ben 16 settimane prima del tempo. Quando è nato Lorenzo era piccolissimo, pesava solo 370 grammi. Una piuma. In effetti i bimbi che nascono con un peso inferiore a 1,5 chilogrammi vengono chiamati dai neonatologi proprio “bambini piuma”. Lorenzo non aveva nemmeno la forza di piangere perché i suoi polmoni non avevano avuto il tempo di formarsi. Il piccolo aveva iniziato anche a sviluppare una serie di complicazioni, tra cui una grave perforazione intestinale, legate al fatto che i suoi organi erano ancora molto immaturi: diventava quindi urgente trasferirlo al Policlinico di Milano, che con la sua Clinica Mangiagalli è il punto di riferimento per i casi complessi e delicati come quello di Lorenzo.
An exquisitely preserved in-ovo theropod dinosaur embryo sheds light on avian-like prehatching postures

Despite the discovery of many dinosaur eggs and nests over the past 100 years, articulated in-ovo embryos are remarkably rare. Here we report an exceptionally preserved, articulated oviraptorid embryo inside an elongatoolithid egg, from the Late Cretaceous Hekou Formation of southern China. The head lies ventral to the body, with the feet on either side, and the back curled along the blunt pole of the egg, in a posture previously unrecognized in a non-avian dinosaur, but reminiscent of a late-stage modern bird embryo.
Comparison to other late-stage oviraptorid embryos suggests that prehatch oviraptorids developed avian-like postures late in incubation, which in modern birds are related to coordinated embryonic movements associated with tucking — a behavior controlled by the central nervous system, critical for hatching success. We propose that such pre-hatching behavior, previously considered unique to birds, may have originated among non-avian theropods, which can be further investigated with additional discoveries of embryo fossils.
Temperature in aumento nell’ambiente periglaciale alpino

Un recente studio dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr ha dimostrato che la zona compresa tra il limite superiore del bosco e il limite inferiore dei ghiacciai e della copertura nevosa estiva mostra un tasso di riscaldamento superiore rispetto a quello dell’intera area alpina, con possibili conseguenze per i settori idroelettrico, ecologico e turistico. Lo studio, riferito al periodo 1990-2019, è pubblicato su Journal of Mountain Science
L'ambiente periglaciale alpino è la zona compresa tra il limite superiore del bosco e il limite inferiore dei ghiacciai e della copertura nevosa estiva, dove il clima è dominato da una significativa variabilità della temperatura, sia diurna che stagionale, e la pioggia e la neve cadono principalmente in primavera e autunno.
Una coppia di buchi neri supermassicci potrebbe aver formato quattro enormi cavità in un ammasso di galassie

Grazie al telescopio orbitale Chandra della NASA, un gruppo di ricerca guidato da studiosi dell’Università di Bologna e dell’INAF ha individuato per la prima volta due coppie di cavità, o bolle, formate nel gas caldo di un ammasso di galassie, generate forse dall’azione di due buchi neri supermassicci uniti in un’orbita ravvicinata.
Potrebbero essere due buchi neri supermassicci uniti tra loro in un’orbita ravvicinata i responsabili di quattro enormi cavità, o bolle, osservate al centro di un ammasso di galassie da un gruppo di ricerca guidato da studiosi dell’Università di Bologna e dell’INAF. Lo studio – pubblicato su The Astrophysical Journal Letters – nasce da una serie di osservazioni del Chandra X-ray Observatory, il telescopio orbitale della NASA per l'osservazione del cielo nei raggi X.
Gli ammassi di galassie sono le più grandi strutture connesse dalla forza di gravità presenti nell’universo. Sono formate da gruppi di centinaia o anche migliaia di singole galassie, insieme ad enormi quantità di gas caldo e invisibile materia oscura. In particolare, il gas caldo che pervade gli ammassi, la cui massa è di gran lunga superiore a quella delle galassie al loro interno, è ben visibile ai raggi X catturati da Chandra.
SLA: aggiunto un nuovo tassello nella comprensione degli aggregati molecolari nella malattia

Un gruppo di ricercatori della Sapienza e dell’Università degli Studi di Perugia, in collaborazione con l’Istituto italiano di tecnologia (IIT), ha pubblicato sulla rivista iScience uno studio che fa luce su una nuova forma di RNA e sul suo coinvolgimento in malattie neurodegenerative come la Sclerosi laterale amiotrofica. Il lavoro è stato supportato dall’European Research Council e da Fondazione AriSLA
La Sclerosi laterale amiotrofica, nota come SLA, è una malattia neurodegenerativa che colpisce i motoneuroni, le cellule neuronali responsabili dell’innervazione muscolare, la cui degenerazione porta alla paralisi progressiva, culminando in un’incapacità motoria e respiratoria.
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