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Some of the most important tree species for the restoration and conservation of tropical forests rely heavily on bees as transporters of pollen. Bees facilitate pollination over great distances, increase the genetic diversity of plants, and stimulate the reproduction and resilience of native species in degraded ecosystems. That’s why conserving these declining insects should be a priority in forest restoration projects, according to a study by Brazilian scientists published in Ecological Applications.

The study analysed how different bee species responded to changes in Brazilian forest landscapes. It investigated how increasing bee populations may boost pollen dispersal when planting trees in restoration projects, and also help re-establish diverse forests in disturbed areas in Brazil. Researchers carried out fieldwork in an agricultural area of the Atlantic Forest in the country’s south-east, which had been turned into sugarcane fields.

Only about seven per cent of the original vegetation remains there, in small fragments of primary forest comprised of discontinuous canopies covered by vines and bordered by invasive grasses. The team also included two other less degraded areas as reference ecosystems. One of these contained contahighly diverse trees reintroduced by researchers about two decades ago to increase forest cover, while the other consisted of wetlands, dominated by herbaceous vegetation.

In each of these landscapes, researchers installed “pan traps” — a standard method for capturing bees — with the aim of collecting insect samples at the peak of the flowering season, between October 2015 and January 2017.

Pubblicato in Scienceonline


A centinaia ne sono stati creati in laboratorio per comprendere i meccanismi genetici del cancro del sistema nervoso centrale dei bambini. I risultati di un lavoro congiunto, coordinato dall’Università di Trento e svolto in collaborazione con la Sapienza, l'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e con Irccs Neuromed, sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communications. Lo studio apre nuove prospettive di ricerca poiché potrebbe permettere in futuro di produrre grandi quantità di tumori in provetta e di effettuare screening ampi per individuare nuovi farmaci contro il cancro al cervello
Fanno ammalare gli organoidi (cervelli in provetta) per trovare una cura che funzioni nella realtà sui piccoli pazienti colpiti da tumori cerebrali. Gli organoidi, creati a centinaia nei laboratori dell’Università di Trento, sono utili per comprendere i meccanismi genetici del cancro al cervello in età pediatrica e a trovare nuove cure per queste malattie ancora poco curabili.

Il gruppo coordinato da Luca Tiberi, dell’Armenise-Harvard Laboratory of Brain Cancer al Dipartimento Cibio dell’Università di Trento, ha sviluppato in questo modo un nuovo modello per studiare i tumori cerebrali nei primi anni di vita.

La ricerca è stata svolta dall’Università di Trento, che ha coordinato un gruppo di ricerca che coinvolge la Sapienza, l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e l’Irccs Neuromed, Istituto neurologico mediterraneo, di Pozzilli (Isernia). Lo studio ha potuto contare sul sostegno della Fondazione Armenise-Harvard, di Fondazione Airc per la ricerca sul cancro e della Fondazione Caritro di Trento.

Gli organoidi sono stati utilizzati per ricreare dei tumori in laboratorio e i risultati aprono nuove prospettive nella ricerca contro i tumori al cervello poiché in futuro potrebbero permettere di produrre una grande quantità di tumori in laboratorio a costi ridotti rispetto alle precedenti tecnologie e perciò di effettuare screening ampi per valutare nuovi farmaci.

Pubblicato in Medicina

 


Nel nuovo numero di "A Scuola di Salute" le indicazioni degli esperti del Bambino Gesù per prevenire la malattia allergica con interventi precoci. In Italia ne soffre 1 bambino su 4
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28 gennaio 2020

Il latte materno è la prima, importante barriera protettiva contro le varie forme di allergia che, in Italia, colpiscono circa 1 bambino su 4. Possono comparire ad ogni età, anche nel primo anno di vita, e sono influenzate dalla predisposizione genetica e dai fattori ambientali, in particolare quelli dei Paesi occidentali, dove il numero degli allergici è in rapida crescita. Nel nuovo numero di "A Scuola di Salute" il magazine digitale a cura dell'istituto Bambino Gesù per la Salute, diretto dal prof. Alberto G. Ugazio, le indicazioni degli esperti per prevenire la malattia allergica, dall'allattamento al seno all'introduzione nella dieta di mamme e bebè di prebiotici e probiotici.

La forma più frequente tra i bambini italiani è la rinite allergica che colpisce il 35% dei ragazzi delle scuole medie inferiori; seguono l'asma allergico, la dermatite atopica e le allergie alimentari. Negli ultimi decenni queste malattie hanno registrato un'impennata soprattutto nei Paesi occidentali o con stili di vita "occidentalizzati" dove alcuni fattori, come l'igiene sempre più accurata e l'alto livello di inquinamento degli agglomerati urbani, ne favoriscono l'insorgenza e/o il peggioramento. Anche la predisposizione genetica ha un ruolo determinante: se mamma e papà non sono allergici, il rischio che un figlio sia allergico è del 10 - 15%. La percentuale sale al 30% se uno dei genitori è allergico; se lo sono entrambi si arriva anche all'80%.

Pubblicato in Medicina



Alla vigilia del World Economic Forum di Davos, l’incontro annuale a cui le aziende accorreranno per presentare le loro agende per un mondo più sostenibile, il WWF presenta le Palm Oil Buyers Scorecard ossia le valutazioni delle aziende per il loro supporto all’impiego di olio di palma sostenibile, con lo scopo di affrontare e risolvere la problematica della deforestazione nelle aree tropicali. E i risultati non sono dei migliori.

Nessuna azienda infatti ha raggiunto il voto più alto nel punteggio stabilito dal WWF, che ha esaminato le strategie messe in atto dai brand globali nella riduzione degli impatti sugli habitat tropicali generati da un approvvigionamento non sostenibile dell’olio vegetale più consumato al mondo.

Pubblicato in Ambiente


Un nuovo studio tutto italiano ha dimostrato per la prima volta che un batterio intestinale, Escherichia coli, circola nel sangue nei pazienti con infarto e si concentra nel trombo facilitandone la crescita. I risultati, pubblicati sulla rivista European Heart Journal, aprono nuove prospettive terapeutiche fra le quali lo sviluppo di un vaccino che prevenga il processo trombotico
Le malattie cardiovascolari, che includono infarto del miocardio e ictus, sono le principali cause di morbilità e mortalità nel nostro Paese. Ogni anno più di 100.000 italiani sono colpiti da queste due malattie con un aggravio economico e sociale per le famiglie e lo Stato.

La maggior parte degli infarti si verifica a causa della formazione di un coagulo di sangue (trombo) che va a ostruire una o più arterie coronarie (le arterie che portano sangue ossigenato e sostanze nutritive al muscolo cardiaco), ma i meccanismi che ne sono alla base non sono stati completamente chiariti.

Uno studio tutto italiano ha dimostrato per la prima volta che un batterio di origine prevalentemente intestinale, Escherichia Coli, circola nel sangue dei pazienti con infarto e si concentra nel trombo coronarico favorendone l'insorgenza. I risultati sono stati pubblicati sulla più prestigiosa rivista di cardiologia al mondo, European Heart Journal.

Pubblicato in Medicina
Venerdì, 10 Gennaio 2020 07:53

Vita, difesa e rigenerazione nelle ascidie


Le ascidie sono una classe piena di sorprese da scoprire. Espellono le loro interiora per difendersi dai predatori, ma la cosa più interessante è il loro potere rigenerativo. Ecco una breve immersione nel mondo di questi magnifici organismi marini. Le ascidie appartengono al phylum dei cordati. Un gruppo tassonomico che si caratterizza per la presenza di una struttura di sostegno, nota come notocorda dalla quale evolutivamente deriva la nostra colonna vertebrale.   morfologia degli stadi larvali delle ascidie evidenzia la presenza della notocorda nella coda, che poi però nello stadio adulto viene riassorbita insieme al tubo neurale. Durante l’epoca giovanile le larve nuotano libere nel mare fino a quando trovano un luogo adatto per stabilirsi in modo definitivo. Una volta ferme, le ascidie ingeriscono il loro ‘cervello’ e il tratto di sostegno caudale, entrambi non più necessari per lo stile di vita sessile sul fondale roccioso che hanno scelto per trascorrere il resto del loro ciclo biologico. La scoperta della caratteristica struttura dei cordati all’interno di questa classe risale al 1846, quando Thomas Henry Huxley si imbarcò sulle navi della marina inglese come assistente chirurgo così da poter ripagare i debiti contratti da suo padre.

Pubblicato in Ambiente



Dal 2004 al 2015 ha subito una riduzione di volume del 30% e di area del 22%: nell’arco dei prossimi decenni potrebbe addirittura scomparire del tutto. A delineare questo scenario, attraverso due modelli 3D, ricercatori del Cnr-Ismar e delle Università di Trieste, Genova e Aberystwith (Galles) e di ARPA Veneto. Lo studio è stato pubblicato su Remote Sensing of the Environment

In soli 10 anni il ghiacciaio della Marmolada, montagna iconica delle Dolomiti, ha ridotto il suo volume del 30%, mentre la diminuzione areale è stata del 22%. A rivelarlo, uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar), delle Università di Genova e Trieste, dell’Università gallese di Aberystwyth e dall’ARPA Veneto, che ha messo a confronto due rilievi geofisici sul ghiacciaio effettuati nel 2004 e nel 2015. Il lavoro “Recent evolution of Marmolada glacier (Dolomites, Italy) by means of ground and airborne GPR surveys” è pubblicato su Remote Sensing of the Environment.

Pubblicato in Ambiente

Arriva un nuovo terribile aggiornamento dalla situazione incendi in Australia.


Secondo le ultime stime del WWF Australia, infatti, oltre un miliardo di animali potrebbero essere stati uccisi direttamente o indirettamente dagli incendi che hanno bruciato 8,4 milioni di ettari in tutta l'Australia, una superficie equivalente all'intera Austria. Un bilancio che può essere descritto con una sola parola: apocalisse.

Queste cifre sono state calcolate utilizzando una metodologia che stima l'impatto del disboscamento sulla fauna australiana ed estrapolate dagli studi del Prof. Chris Dickman dell'Università di Sydney. Si tratta di una perdita straziante, che comprende migliaia di preziosi koala della costa centro-nord del New South Wales, insieme ad altre specie iconiche come canguri, wallaby, petauri, cacatua, potoroo e uccelli melifagi.

“Il WWF-Australia è molto addolorato per la perdita di vite umane nella tragedia degli incendi che sta attanagliando il Paese- ha dichiarato il CEO del WWF Australia, Dermot O'Gorman-. Il nostro affetto e sostegno va alle famiglie che hanno perso i loro cari e alle comunità che hanno perso la casa e i loro averi”.

Pubblicato in Ambiente

 

Individuati possibili futuri farmaci in grado di bloccare lo sviluppo dei meccanismi infiammatori alla base dell’aterosclerosi e di prevenire la formazione della placca aterosclerotica.

La speranza arriva dallo studio “Endogenous oxidized phospholipids reprogram cellular metabolism and boost hyperinflammation” (DOI:10.1038/s41590-019-0539-2) condotto da un gruppo di ricerca internazionale guidato da Ivan Zanoni del dipartimento di Biotecnologie e bioscienze dell’Università di Milano-Bicocca in collaborazione con la Harvard Medical School di Boston e appena pubblicato sulla rivista Nature Immunology.

Il sistema immunitario è in grado di combattere agenti patogeni e di intervenire in caso di alterazioni della funzionalità dei nostri tessuti. Le cellule del sistema immunitario sono dotate di una grande capacità distruttiva, ma allo stesso tempo sono anche in grado di riparare i tessuti e le cellule danneggiate da tale attività. Se danno e riparo non sono adeguatamente coordinati, il sistema immunitario stesso può portare allo sviluppo di patologie che definiamo infiammatorie, quali, per esempio, l’aterosclerosi. L’aterosclerosi è infatti caratterizzata dall’accumulo di cellule infiammatorie e grassi che portano all’ostruzione dei vasi sanguigni. Il lavoro pubblicato dimostra che alcune molecole prodotte dal nostro stesso organismo sono in grado di modificare l’attività infiammatoria dei macrofagi, cellule del sistema immunitario che fungono da sentinelle in grado di attivarsi in situazioni di stress.

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Mercoledì, 27 Novembre 2019 09:56

La grave crisi dei Koala



Se non verranno fermati la distruzione delle foreste e il riscaldamento globale, questi marsupiali potrebbero sparire dall’Australia orientale entro la seconda metà del secolo



Secondo gli esperti del WWF oggi in natura sopravvivono circa 200.000 koala. In questi giorni, dopo la drammatica crisi degli incendi, è riemersa la preoccupazione secondo cui i koala sarebbero “funzionalmente estinti". Il WWF Australia e gli scienziati che si dedicano allo studio di questa specie non sono tuttavia d’accordo. I Koala, anche se ridotti al lumicino, svolgono ancora una funzione cruciale negli ecosistemi di foresta australiani. Ciò non toglie che, in un report pubblicato di recente, proprio il WWF Australia lanci l’allarme che "i koala si estingueranno in natura nell'Australia orientale entro il 2050 - e molto probabilmente in tutto il Paese entro il 2100 - se non verranno fermate in tempo la deforestazione e le altre minacce che incombono sulla loro sopravvivenza”.

Con Australia orientale ci si riferisce al Queensland e al New South Wales, dove le popolazioni di koala sono importanti per via della loro diversità genetica. I koala, cacciati per secoli senza pietà, sono ora perseguitati dalla perdita di habitat, e dei grandi incendi boschivi

Le popolazioni di Koala si sono già estinte in grandi aree dell'Australia occidentale e meridionale, mentre negli stati del Queensland e del New South Wales (Australia orientale) sono oggi definiti come "vulnerabili" e tutto fa pensare che il loro futuro sia tutt’altro che roseo. Per garantire la sopravvivenza della specie, alcuni koala sono stati “ traslocati" in alcune isole per dare vita a nuove popolazioni ed evitare così la consanguineità che produce un basso livello di diversità genetica, aumentando la vulnerabilità delle popolazioni.

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Medicina

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