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Secondo l'Organizzazione mondiale della sanita', la cefalea e' tra i disturbi del sistema nervoso piu' diffusi, con conseguenti gravi problemi di salute e disabilita'. I ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche- Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo (Isafom-Cnr) e Istituto di scienze neurologiche (Isn-Cnr)- si sono interessati all'argomento con uno studio sui rimedi vegetali usati dalla medicina popolare italiana tra il XIX ed il XX secolo. La ricerca e' stata pubblicata sul Journal of Ethnopharmacology.

"Alla luce delle attuali conoscenze farmacologiche, circa il 79% delle piante utilizzate nel passato presenta metaboliti secondari (composti organici che non hanno una funzione diretta sulla crescita e lo sviluppo delle piante) con azione anti-infiammatoria e analgesica e comunque in grado di contrastare i meccanismi ritenuti alla base delle principali forme di cefalee- spiega Giuseppe Tagarelli dell'Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo (Isafom-Cnr)- Componenti organici quali flavonoidi, terpenoidi, fenilpropanoidi sembrano poter bloccare, in vivo, i mediatori chimici coinvolti nell'insorgenza delle cefalee. Ad esempio, i diterpeni estratti dal girasole, dal sambuco e dall'artemisia agiscono sulle cavie come i Fans, i farmaci antiinfiammatori non steroidei che solitamente si assumono contro le cefalee, oltre che per ridurre lo stato infiammatorio in patologie articolari, reumatologiche e muscolo-scheletriche. Questi metaboliti secondari sono infatti in grado di bloccare la produzione degli enzimi che favoriscono la biosintesi delle prostaglandine, mediatori dell'infiammazione".
Pubblicato in Medicina

Paintings in La Pasiega. Credits: P. Saura 

 

The journal Science has published a study in which the ICREA researcher João Zilhão, from the Seminar on Prehistoric Studies of the University of Barcelona (SERP-UB) takes part. The study shows new dates for Paleolithic art found in three Spanish caves. The new uranium-thorium dating method (T-Th), based on uranium radioactive disintegration, enabled researchers to date the paintings of the caves in Ardales (Malaga), Maltravieso (Cacers) and La Pasiega (Cantabria) to, at least, 64,800 years ago. These are the oldest datelines known so far in cave paintings worldwide. Actually, the new datings prove the authors of these paintings were the Neanderthals. João Zilhão states that “these results imply an important change of paradigm regarding human evolution so far”. “It has been proved –says Zilhão- that Neanderthals painted walls in the caves at least 65,000 years ago, thousands of years before the first African modern populations. Therefore, we can conclude that, from a cognitive perspective and symbolic thinking, Neanderthals were not that different from modern humans”.

Pubblicato in Scienceonline

 

 

A new Ultrasound in Obstetrics & Gynecology study provides evidence that pregnant women with hypertension can safely monitor their blood pressure at home instead of going into a hospital or clinic. This reduces the number of hospital visits without compromising their health of the health of their babies.

The study included 108 women who were taught how to measure and record their blood pressure using a validated machine at home. A control group of 58 women was monitored in a clinic. There were no differences in adverse maternal, fetal, or neonatal outcomes.

“It is time to use existing technology in order to improve the way we look after pregnant women. Supported by both quantitative and qualitative research data, Home Monitoring of Hypertension in Pregnancy has proven very popular and is likely to be safe and cost saving,” said senior author Prof. Asma Khalil, of St. George's University Hospitals NHS Foundation Trust, in London. “It is important to acknowledge that more studies are needed to establish safety for rare pregnancy complications and various aspects of its implementation in different healthcare settings.”

Home Monitoring of Hypertension in Pregnancy has been selected to join the NHS Innovation Accelerator programme, which is supported by NHS England, Academic Health Science Networks, and University College London Partners.

 

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/uog.19023/abstract

Pubblicato in Scienceonline

 

Ricostruzioni 3D che mostrano la discesa della vena di acqua densa lungo il margine continentale (la misura dinamica della densità della vena è descritta dal colore). I meandri che si vedono, e dalle cui estremità partono le cascate di acqua densa, sono la manifestazione delle Continental Shelf Waves descritto nel lavoro.

 

 

Uno studio dell’Istituto di scienze marine del Cnr, pubblicato su Scientific Reports, ha spiegato i meccanismi che modulano le forti correnti che nutrono e rinnovano l’intero fondale. La ricerca rivaluta il ruolo del bacino adriatico all’interno del Mediterraneo e in tempi brevi si potrà avere una miglior identificazione delle aree di ripopolamento di crostacei e di pesci

 

Nel Mare Adriatico è stata dimostrata la presenza delle continental shelf waves, i moti ondosi oceanici che contribuiscono al rinnovo delle acque ‘profonde attraverso correnti particolarmente energetiche tra la costa e il largo. Fin dagli anni ’80 si ipotizzava l’esistenza di tale fenomeno all’interno del bacino adriatico, ma solo uno studio dell’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Ismar-Cnr) di Venezia ha permesso di registrarlo al largo delle coste della Puglia. Il frutto di questo lavoro, durato due anni, è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports ed è stato realizzato grazie al progetto H2020 Ceaseless finanziato dall’Unione Europea e al Progetto Bandiera Ritmare del Cnr finanziato dal Ministero dell’istruzione, università e ricerca.

“In via del tutto generale, una continental shelf wave può essere vista come una modulazione di una corrente marina, caratterizzata da una natura oscillatoria rispetto al suo moto ‘medio’: in pratica, a causa della presenza di dislivelli nei fondali marittimi, le correnti profonde assumono periodicamente una velocità superiore alla media innescando dei veri e propri meandri sottomarini. Questo avviene in conseguenza della combinazione della rotazione terrestre e della particolare geometria del fondale”, spiega Davide Bonaldo, ricercatore Ismar-Cnr e primo autore della pubblicazione. “Nel caso esaminato queste onde interessano una porzione di margine continentale compresa tra i 200 e 1000 metri di profondità, coprendo una distanza di circa 50 km dalla piattaforma continentale verso il largo e viceversa. Le velocità associate a queste pulsazioni variano in base alla profondità: generalmente diminuiscono a maggior profondità con l’aumentare dello spessore della colonna d’acqua trasportata; in alcuni siti, comunque, le correnti di fondo sono arrivate a velocità prossime a 1 m/s, valore molto alto per ambienti così profondi”.

Pubblicato in Ambiente

 

 

Un studio coordinato dall’Università di St. Andrews (Uk) e svolto in collaborazione con lo Iom-Cnr di Trieste, il Max Planck Institute di Dresda e l’Università di Heidelberg ha mostrato come implementare, grazie alle proprietà energetiche delle superfici, l’efficienza di dispositivi che fanno uso della spintronica. Il lavoro, pubblicato su Nature, aprirà la strada a innovazioni nel campo delle nanotecnologie

 

Le superfici dei materiali presentano caratteristiche uniche perché gli elettroni si comportano in maniera molto differente rispetto alla struttura interna. Per esempio è possibile che un materiale completamente isolante abbia una superficie conduttrice o viceversa. Uno studio internazionale che coinvolge l’Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Iom-Cnr) di Trieste mostra come impiegare queste diverse caratteristiche nel campo delle nanotecnologie. Il lavoro, pubblicato sulla rivista Nature, è stato coordinato dall’Università di St. Andrews (Uk) e svolto in collaborazione con il Max Planck Institute di Dresda, l’Università di Heidelberg. “Le proprietà di superfici dei materiali mostrano comportamenti molto interessanti. Nella nostra ricerca ne facciamo uso per implementare un campo di ricerca innovativo: la spintronica, che utilizza le proprietà dello spin, una forma di momento angolare associato in meccanica quantistica a tutte le particelle costituenti la materia”, spiega Ivana Vobornik, ricercatrice Iom-Cnr. “Mentre, i dispositivi elettronici si basano sull’abilità di manipolare la posizione degli elettroni grazie a un campo elettrico, in maniera analoga, i dispositivi che utilizzano la spintronica si basano sulla possibilità di manipolare lo spin delle particelle utilizzando un campo magnetico, con il risultato di trasferire ed archiviare dati in maniera molto più efficiente e veloce”.

Pubblicato in Tecnologia

 

 

Area of gray matter rACC correlated positively with the perception of mental silence.

 

The study's findings show that mental silence experienced through Sahaja Yoga meditation is associated with the development of neural networks and areas that are crucial for the control of attention and emotions.

A study on the human brain in a state of mental silence in meditation supports the benefits of this discipline in the control of attention and emotions. The research carried out by the University of La Laguna (ULL), in collaboration with the Universitat Jaume I of Castelló (UJI), the Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences of Leipzig and the Institute of Psychiatry, Psychology and Neuroscience of King's College London, has recently been published in the journal Neuroscience. The researchers of these centres, led by the lecturer Sergio Elías Hernández of the ULL, have spent eight years doing research on this state of mental silence from the perspective of neuroscience and health. It is said that meditation is, among other things, a physiological state of reduced metabolic activity, different from sleep, which causes physical and mental relaxation and improves psychological balance and emotional stability. In Western psychology, three states of consciousness are described: dream, daydream and wakefulness. In Eastern philosophy and in several Western religious and mystical traditions, an additional and supposedly "higher" state of consciousness has been described, the so-called "fourth state of consciousness," also called "state of mental silence" or "consciousness without thoughts", or "nirvichara samadhi" in Sanskrit.

Pubblicato in Scienceonline
 
 
L'impatto che lo sviluppo delle tecnologie, l'utilizzo della rete, degli smartphone e il loro uso eccessivo possono avere in periodi sensibili dello sviluppo cerebrale come il periodo adolescenziale non sono ancora pienamente valutabili.

"L'adolescenza e' un periodo centrale del percorso di sviluppo individuale" spiega in un comunicato Francesca Merzagora, presidente Onda, "che richiede la stessa attenzione dell'infanzia, e' una transizione neurobiologica fondamentale per dare forma al cervello adulto. Il ruolo della famiglia e' centrale per individuare i rischi a cui sono esposti gli adolescenti come l'abuso di nuove tecnologie che prima del sonno impatta negativamente sui circuiti cerebrali alterando il ritmo sonno - veglia". La tecnologia comporta una modificazione dei concetti di tempo e spazio, permettendo di osservare una profonda accelerazione dei ritmi di vita e allo stesso tempo riducendo le distanze. "Tutto questo comporta una sovrastimolazione sensoriale", chiarisce Gemma Lacaita, direttore socio sanitario della Asst Fbf-Sacco di Milano, "tutti siamo sottoposti a sempre maggiori stimoli, che possono comportare importanti conseguenze sul benessere psichico individuale".
Pubblicato in Medicina

 

A evidenziarlo è uno studio condotto dai ricercatori dell’Isac-Cnr di Bologna in collaborazione con i colleghi della University of Southern California. Dall’esame in vitro di tessuto polmonare esposto a estratti di campioni di particolato atmosferico e di acqua di nebbia è risultato che le reazioni chimiche che avvengono in nebbia raddoppiano la tossicità dell’aerosol atmosferico. Lo studio è pubblicato su Atmospheric Chemistry and Physics

 

Nell’aerea della Val Padana nei mesi invernali, che sono quelli più critici per quanto riguarda l’inquinamento da particolato atmosferico (PM), si formano, nei bassi strati dell’atmosfera, estese coltri di nebbia che finiscono per influenzare concentrazioni e caratteristiche del PM. All’argomento è dedicato uno studio svolto dai ricercatori dell’Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr) di Bologna in collaborazione con i colleghi della University of Southern California e pubblicato su Atmospheric Chemistry and Physics. “Le goccioline di nebbia catturano particelle di aerosol, provocandone in parte la deposizione, in parte modificandone la composizione chimica, per poi rilasciarle in atmosfera, quando la nebbia si dissipa”, spiega Stefano Decesari dell’Isac-Cnr. “La nebbia può quindi agire come un reattore in grado di modificare le caratteristiche di tossicità delle sostanze chimiche contenute nel particolato atmosferico (PM), compresi molti inquinanti”.

Pubblicato in Ambiente

 

To satisfy decades of curiosity about the resiliency of the Viet Cong’s underground tunnels, an emeritus soil science professor from the University of Illinois traveled to Cu Chi, Vietnam, to crawl through the restored tunnels. His resulting publication on the wartime tunnels and their soils is attracting significant attention from U.S. veterans groups, military historians, and Vietnam War archivists. “These hundreds of miles of soil tunnels changed the outcome of the Vietnam War. Over time they grew from temporary quarters for a few soldiers to encompass underground villages of soldiers with kitchens, living quarters, and hospitals. Some tunnels even had large theaters and music halls to provide the soldiers with entertainment. “Bombing and search-and-destroy missions from 1966 to 1968 were not able to eliminate these tunnels, and thus the Viet Cong were later able to invade Saigon,” recaps Kenneth Olson, who is retired from the Department of Natural Resources and Environmental Sciences in the College of Agricultural, Consumer and Environmental Sciences at U of I.

Pubblicato in Scienceonline

 

 

 

IMAGE

IMAGE: PERFORATED SHELLS FOUND IN SEDIMENTS IN CUEVA DE LOS AVIONES AND DATE TO BETWEEN 115,000 AND 120,000 YEARS. THIS MATERIAL RELATES TO A PAPER THAT APPEARED IN THE 23 FEBRUARY

 

Neanderthals were artists, according to a new study in Science, which reveals that the oldest cave art found in Europe predates early modern humans by at least 20,000 years, and so must have had Neanderthal origin. The findings mark the first clear evidence that our extinct cousins created cave drawings. In a related study in Science Advances, researchers also studying caves in Spain report that dyed and decorated marine shells - items of assigned value that serve as proxies for the presence of language - also date back to times before the known appearance of modern humans in the region. Together, the reports suggest that Neanderthals exhibited complex symbolic communication systems, the emergence of which, for our species, has been hard to pinpoint because of difficulties in precise and accurate dating. In the Science study, Dirk Hoffmann and colleagues explain that several instances of cave art have been suggested to have been created at the hands of Neandertals; however, the dating of these artworks, and whether they were intentional, remains controversial. Here, using a new dating technique, the authors analyzed isotope samples from three Spanish caves - La Pasiega, Maltravieso, and Ardales. The caves contain red and black paintings of animals, linear signs, claviform signs, and dots, as well as stencils of hands (whereas a full handprint could be accidental, say the authors, stenciling a hand is a clearly intentional art).

Pubblicato in Scienceonline

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