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"Seguire un'alimentazione vegetariana che escluda in modo assoluto ogni tipo di alimento animale espone neonati e bambini a complicanze di tipo metabolico che possono seriamente minarne la salute. È importante, quindi, che i genitori che non mangiano, e non fanno consumare ai propri figli, prodotti d'origine animale informino di questa loro scelta il pediatra di famiglia. Insieme a lui, infatti, va pianificata una corretta supplementazione alimentare e le sue indicazioni devono essere seguite scrupolosamente". La Federazione italiana Medici Pediatri (Fimp) guarda con "grande preoccupazione" l'aumento di casi di neonati e di bambini con problemi neurologici attribuibili ad errori alimentari legati ad una dieta vegetariana incongrua.

Per questo, anche in seguito ad alcuni recenti fatti di cronaca, la societa' scientifica ha deciso di ribadire quanto espresso nel suo position paper del 2017 realizzato insieme alla Societa' italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps) e alla Societa' di medicina perinatale (Simp). "Il pediatra ha il compito e il privilegio di aiutare i genitori italiani a sviluppare e mantenere corretti stili alimentari per se' e per i propri figli dalla nascita fino all'adolescenza- commenta il presidente nazionale Fimp, Paolo Biasci- Pertanto ci troviamo in prima linea nell'accompagnare anche quelle famiglie che scelgono un'alimentazione a base vegetale parziale o totale. Senza una nostra corretta consulenza il rischio e' che i genitori cerchino informazioni nei forum presenti nel web rifugiandosi in pericolosi fai-da-te".
Pubblicato in Medicina
Venerdì, 16 Marzo 2018 10:10

Dal nichel, grafene di qualità

 

Pubblicato su Science uno studio che svela i meccanismi catalitici del nichel nella crescita di fogli di grafene. La ricerca, realizzata da Iom-Cnr e Università di Trieste, apre nuove strategie per migliorare la produzione a livello industriale di questo materiale dalle molteplici virtù

 

Il grafene è un materiale bidimensionale, composto da uno strato di atomi di carbonio, quindi sottilissimo ma anche flessibile come la plastica e con una resistenza meccanica cento volte superiore all’acciaio. Per questo è considerato praticamente perfetto per molteplici usi nel campo industriale e tecnologico, tuttavia la difficoltà di produzione ne rende l’utilizzo estremamente costoso. Uno studio condotto dall’Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche di Trieste (Iom-Cnr) e dal dipartimento di Fisica dell’Università degli studi di Trieste, ora pubblicato su Science, individua il meccanismo di accrescimento del grafene sulla superficie di un comune metallo, il nichel, aprendo nuove possibilità nelle tecnologie di produzione. “Sappiamo che sulle superfici metalliche sono presenti singoli atomi, liberi di muoversi agilmente e che partecipano a molti dei processi che avvengono sulle superfici stesse”, spiega Cristina Africh, dell’Iom-Cnr. “Nel nostro studio abbiamo evidenziato che, in un campione di nichel utilizzato per la generazione di grafene, sono proprio gli atomi liberi del nichel ad agire da catalizzatori, facilitando il processo di formazione del grafene”.

Pubblicato in Tecnologia

Novità assoluta nel panorama accademico italiano, l’infrastruttura è nata su iniziativa delle Università di Pisa e di Genova

È nato il “Centro interuniversitario per la promozione dei principi delle 3R nella didattica e nella ricerca (Centro 3R)”, novità assoluta nel panorama accademico italiano, nato su impulso delle Università di Pisa e di Genova. Il Centro 3R (www.centro3r.it) è una infrastruttura che si prefigge di avviare un processo di sensibilizzazione di studenti, ricercatori e docenti alla sperimentazione responsabile e ai metodi alternativi all’uso degli animali, in ottemperanza alla direttiva UE 2010/63 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, recepita in Italia con il D.Lgs. 26 del 4 marzo 2014. L’inaugurazione è stata ospitata al Centro congressi delle Benedettine, dove hanno portato i loro saluti il prorettore vicario dell’Università di Pisa, Nicoletta De Francesco, e il rettore dell’Università di Genova, Paolo Comanducci.
3R è l’acronimo di Replacement (sostituzione delle sperimentazioni sugli animali con metodi alternativi ogni qual volta questo sia possibile), Reduction (riduzione al minimo indispensabile del numero di animali utilizzati) e Refinement (continuo perfezionamento dei metodi impiegati allo scopo di ridurre la sofferenza degli animali). Il concetto delle 3R è stato per la prima volta introdotto da W. Russel e R. Burch nel 1959 in “The Principles of Humane Experimental Techniques”. 

Pubblicato in Medicina

 

Vista in 3D della componente verticale degli spostamenti del suolo stimata a  partire dai dati Sentinel-1 e COSMO-SkyMed e della superfice di discontinuità  che ha generato l’evento sismico del 21 agosto 2017; i punti bianchi rappresentano  la principale sismicità registrata.

Il lento ma continuo abbassamento del Monte Epomeo potrebbe essere la causa dei maggiori sismi che in passato hanno colpito l’isola, compreso quello del 21 agosto 2017. A dare questa interpretazione uno studio condotto da Ingv e Cnr, in collaborazione con Dpc, pubblicato su Geophysical Research Letters

 

Cosa ha prodotto il terremoto, di magnitudo 4, che il 21 agosto scorso ha colpito Ischia? La causa principale potrebbe essere il carico esercitato dalle rocce che formano il blocco del Monte Epomeo su altre, meno rigide e dal comportamento duttile, che si trovano a circa 2 km di profondità. L'abbassamento di questo blocco genera sismicità lungo una superficie di discontinuità subverticale, estesa in direzione est-ovest per circa 2 km e profonda altrettanto. A formulare questa ipotesi, uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia-Osservatorio vesuviano (Ingv-Ov, Napoli), dell’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente (Irea, Napoli) e dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale (Imaa, Potenza) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), in collaborazione con il Dipartimento di protezione civile (Dpc, Roma). I risultati del lavoro, dal titolo "The 21st August 2017 Ischia (Italy) earthquake source model inferred from seismological, GPS and DInSAR measurements", sono stati pubblicati su Geophysical Research Letters.

Pubblicato in Ambiente

The world’s oceans are in dire need of a solution to rid them of dangerous plastics that could soon occupy more of the water than the fish that call them home. 8 million metric tons of plastic is dumped into the ocean each year and the United Nations Environment Programme estimates there could be as many as 51 trillion microplastic particles in the oceans already. All of this plastic is not only hazardous for wildlife but for the millions of people who live near the oceans or consume the fish that inhabit the waters. With these problems continuing to mount, leaders including country presidents, business CEOs and representatives from the UN gathered in Playa del Carmen, Mexico at the World Ocean Summit to collaborate on how to address these issues head-on.

After days of discussion, ideation and planning, these leaders are prepared to put their next foot forward in the fight to make our oceans cleaner for future generations. The film, includes a strong message and call to action from Guðni Th. Jóhannesson, President, Iceland, Sylvia Earle, President and Chairman, Mission Blue, Emily Woglom, Executive Vice President, The Ocean Conservancy, Lisa Emilia Svensson, Director For Ocean, United Nations Environment and Ben Jordan, Senior Director, environmental policy, The Coca-Cola Company.

The film can be downloaded directly from this page or found via YouTube for embed.

 

Video: 

https://www.digitalnewsagency.com/stories/12080-new-film-reveals-how-the-fight-to-rid-the-worlds-oceans-of-plastic-is-heating-up#story-video-files

Pubblicato in Scienceonline

Il silenzio è d’oro? Non per chi deve svolgere calcoli. Per migliorare l’abilità aritmetica sono più preziosi il rumore della pioggia o l’ascolto di un sottofondo ritmico e stimolante, come un tempo allegro di una sinfonia di Beethoven.  Lo afferma lo studio When listening to rain sounds boosts arithmetic ability (DOI 10.1371/journal.pone.0192296) del dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, pubblicato sulla rivista scientifica PLOS ONE. Il gruppo di ricerca coordinato dalla neuroscienziata Alice Mado Proverbio ha analizzato l'influenza di diversi tipi di ascolto musicale (brano agitante, gioioso o rilassante), rispetto ai suoni della natura - come lo scrosciare della pioggia o le onde dell’oceano -  e rispetto al silenzio, sulla capacità di studenti universitari di eseguire a mente delle operazioni aritmetiche. Allo studio hanno partecipato cinquanta studenti, provenienti da corsi di studio umanistici e scientifici (25 donne e 25 uomini, dei quali 25 introversi e 25 estroversi). I due gruppi differivano per la maggiore o minore socievolezza, riflessività e capacità di concentrazione. Ai partecipanti, seduti di fronte a uno schermo con indosso una cuffia, sono state presentate 180 operazioni aritmetiche (una ogni 3 secondi: 1.5 secondi per leggere l’operazione e 1.5 per decidere se il risultato proposto fosse giusto o sbagliato). Le operazioni potevano essere divisioni, moltiplicazioni, sottrazioni o addizioni, facili (ad esempio: 98-98) oppure difficili (ad esempio: 910/130; 1862/318).

Pubblicato in Neuroscienze

 

La caccia grossa «una vergogna per la nazione americana, che le generazioni future ricorderanno con orrore»

 

 

Dopo mesi di indecisione e confusione, l’US Fish and wildlife service (Usfws) ha annunciato che, secondo un nuovo memorandum,  consentirà l’importazione di trofei di elefanti e leoni sulla base di richieste caso per caso”. Nel novembre 2017 il  Dipartimento degli Interni Usa dichiarò che avrebbe messo fine alle protezioni approvate da Barack Obama per gli elefanti in Zimbabwe e Zambia. Inoltre, l’Usfws ha comunicato che sta abolendo altre decisioni prese in base all’Endangered Species Act, alcune delle quali risalenti al 1995, riguardanti l’importazione di trofei di elefanti, leoni e bontebok provenienti da altri paesi africani, tra cui il Sudafrica, la Tanzania e il Botswana. Le protezioni per la caccia grossa ai leoni erano state tranquillamente tolte già a ottobre. Ma due giorni dopo Trump sul suo account Twitter, definì i trofei di caccia grossa uno “spettacolo dell’orrore” e sospese di fatto la decisione annunciando che la avrebbe presa entro le settimane successive, cosa che non ha fatto.

Pubblicato in Eventi

 

Prof. Giovanni Gambaro 



Pubblicato sul Journal of Nephrology, lo studio reso noto in occasione della “Giornata Mondiale per la salute del Rene”, quest’anno dedicata alla donna. Potrebbe portare a miglioramenti della qualità di vita e a nuove terapie per queste pazienti.
Dolore renale cronico associato a una malattia che colpisce soprattutto le donne, il “rene con midollare a spugna”: grazie a una ricerca condotta presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma e l’Università Cattolica in collaborazione con la New York University si è scoperto che il dolore è spesso indipendente dalla espulsione dei calcoli. Ciò ha consentito di ipotizzare le sue cause nonché nuove forme di trattamento.

È il risultato reso noto in occasione della Giornata Mondiale del Rene (campagna di sensibilizzazione con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sull’importanza della salute renale per il mantenimento della salute globale dell’organismo) che si celebra oggi, giovedì 8 marzo, e che è dedicata quest’anno alle malattie renali nelle donne. Pubblicata sul “Journal of Nephrology”, la ricerca è stata condotta presso il Centro per le Malattie Rare del Rene della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, diretto dal professor Giovanni Gambaro, e che fa parte della rete ERKnet, che riunisce i centri di eccellenza europei per le malattia rare del rene. Il centro del Policlinico Gemelli si occupa di Rene con Midollare a Spugna da molti anni, avendo come mission sia la cura dei pazienti che la ricerca su questa malattia.

Pubblicato in Medicina
Sabato, 10 Marzo 2018 06:44

Un passo avanti contro il cancro al seno

 



Il Cnr nel team di ricercatori che, attraverso simulazioni al computer, ha compreso i meccanismi molecolari responsabili della la resistenza ai farmaci di uso clinico. Alla base di questo fenomeno ci sono le mutazioni somatiche del recettore estrogenico α che si verificano anche a seguito di lunghi trattamenti terapici. Lo studio è pubblicato su Scientific Reports

I meccanismi molecolari che determinano la resistenza del cancro al seno ai farmaci in uso clinico, come il tamoxifene, sono stati oggetto di uno studio pubblicato su Scientific Reports coordinato da Alessandra Magistrato dell’Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Iom-Cnr) di Trieste. L’utilizzo delle simulazioni al computer ha consentito al team di ricercatori di comprendere come le mutazioni degli estrogeni di tipo α (ERα) siano responsabili dell’inefficacia dei trattamenti. Gli estrogeni, ormoni sessuali femminili, sono responsabili della crescita cellulare. Quando un estrogeno si lega al recettore ERα lo attiva, facendolo legare a tratti specifici del DNA, e innesca, di conseguenza, la produzione di RNA messaggero (trascrizione cellulare)”, spiega Alessandra Magistrato. “In questo modo, gli estrogeni danno l'ordine alle cellule di crescere, svolgendo funzioni di fondamentale importanza tra cui lo sviluppo dei caratteri sessuali femminili, il ciclo mestruale, il rimodellamento delle ossa. Tuttavia, se prodotti in concentrazione troppo elevata, tali ormoni possono determinare una crescita cellulare innaturale e quindi indurre o peggiorare il cancro”.

Pubblicato in Medicina

 

Il Politecnico di Torino si aggiudica un nuovo progetto ERC: 2 milioni di euro per BIORECAR, con l’obiettivo di riprogrammare le cellule del miocardio infartuato ripristinando la loro normale funzione Torino, 8 marzo 2018 – Quando si verifica un infarto del miocardio circa un miliardo di cardiomiociti, le cellule preposte alla generazione e alla trasmissione dello stimolo contrattile che regola la frequenza cardiaca, muore nell’arco di poche ore. Il tessuto muscolare striato di cui è naturalmente composto il cuore, infatti, a seguito dell’infarto si trasforma in un tessuto fibroso, più rigido di quello cardiaco e privo di cardiomiociti capaci di contrarsi. Per trovare una soluzione a questa problematica, che è una delle conseguenze più serie per chi sopravvive all’infarto e in molti casi può essere risolta solo con un trapianto di cuore, una prospettiva innovativa arriva dal progetto europeo BIORECAR-Direct cell reprogramming therapy in myocardial regeneration through an engineered multifunctional platform integrating biochemical instructive cues, che propone una strategia di medicina rigenerativa per ripristinare nei tessuti cardiaci fibrotici la normale funzione contrattile attraverso quella che viene definita come riprogrammazione cellulare diretta, stimolata dall’iniezione di biomateriali in grado di rilasciare specifici fattori. BIORECAR, coordinato dalla professoressa Valeria Chiono del Politecnico di Torino, è infatti l’ultimo progetto finanziato all’Ateneo con 2 milioni di euro in cinque anni dallo European Research Council: un progetto che esemplifica bene come le discipline tecnologiche possano trovare applicazioni sempre più diffuse nella medicina e nelle scienze della salute.

Pubblicato in Medicina

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