Il Consiglio Nazionale dei Geologi: fiduciosi sull'accoglimento delle modifiche al PNRR da noi richieste alla Commissione Ambiente della Camera dopo il discorso di Draghi al Senato

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che caratterizza l'Agenda di Governo nell'ambito del Recovery Fund, costituisce per l'Italia una notevole opportunità di sviluppo e di rilancio delle politiche ambientali. Sull'argomento, il Consiglio Nazionale dei Geologi, su richiesta del Presidente della Commissione VIII (Ambiente) della Camera dei Deputati, ha trasmesso una propria memoria contenente proposte puntuali e spunti di natura programmatica e progettuale di interesse della categoria.
Il documento si pone in perfetta aderenza con le dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, nel discorso programmatico con cui ieri ha chiesto la fiducia al Senato, che in vari passaggi ha posto l'attenzione su tematiche di natura ambientale, collocando al centro delle proposte progettuali la tutela del territorio in tutte le sue componenti.
In particolare, tra le priorità per ripartire, il Premier ha mostrato preoccupazione per i cambiamenti climatici e le relative implicazioni sulla vita dell'uomo, ritenendo imprescindibile "proteggere il futuro dell'ambiente, conciliandolo con il progresso e il benessere sociale".
Il WWF lancia la campagna ReNature Italy

Salute, prosperità, lotta ai cambiamenti climatici: senza Natura non c’è futuro, nella decade proposta dall’ONU sulla restoration degli ambienti naturali
Abbiamo 10 anni per ricomporre il grande mosaico naturale italiano che, una volta ricostruito, manterrà in sicurezza il nostro capitale naturale garantendo prosperità e salute per tutti noi. Nell’avvio della decade promossa dall’ONU alla restoration dei sistemi naturali, il WWF con la sua nuova campagna ReNature Italy lancia una sfida di un grande progetto di rigenerazione della natura del nostro Paese che sposa la visione ambiziosa su come dovremo trasformare l’Italia entro il 2030, a partire da oggi. 4 le parole chiave: connessione, ripristino, protezione e rewild, cioè il ritorno in natura di specie importanti.
ReNature Italy è la risposta concreta agli allarmi sulla perdita di biodiversità a livello globale e nazionale: 1 specie su 2 di vertebrati in Italia è minacciata d’estinzione, l’86% degli habitat europei è in cattivo stato di conservazione, perdiamo ogni giorno 16 ettari di territorio naturale sotto la pressione di cemento e degrado. Suolo fertile, ecosistemi con i loro servizi, piccoli e grandi habitat vengono trasformati e distrutti: centinaia di tessere naturali si perdono quotidianamente, e silenziosamente, in ogni angolo del paese, e si erodono poco per volta le connessioni vitali di un ecosistema sempre più fragile e il nostro capitale di natura. Per questo la prima richiesta alle istituzioni del WWF è quella di riportare al centro della politica il ruolo della natura, dedicando fondi significativi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) alla conservazione e ripristino della natura, cogliendo la sfida della Strategia Europea per la Biodiversità e avviando la Nuova Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030 per recuperare la natura che abbiamo perso.
Scoperte emissioni di composti pericolosi per il buco dell'ozono

Un articolo pubblicato su PNAS rileva per la prima volta tre composti ozono-distruttori proibiti dal Protocollo di Montreal, grazie ai dati prodotti da una rete globale di 15 stazioni di cui fa parte l'Osservatorio climatico O. Vittori sul Monte Cimone, gestito dall'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr. L'aumento delle concentrazioni è dovuto a emissioni industriali in Asia orientale di tipo non intenzionale, ancora non regolamentate.
A poco più di trent’anni dalla sua entrata in vigore, il Protocollo di Montreal per la protezione dell’ozono stratosferico, che limita la produzione e l’uso di gas ozono-distruttori, è considerato uno dei maggiori successi della cooperazione internazionale, data l’ampia adesione. Ben 197 paesi hanno ratificato il trattato, impegnandosi a drastiche limitazioni nella produzione e nell’uso di questi composti. Tuttavia, risulta fondamentale riuscire a controllare il rispetto degli accordi. Misurare in continuo i livelli di questi gas in atmosfera è uno degli strumenti disponibili per questo controllo, implementato attraverso la messa in rete di osservatori che, sotto l’egida del WMO (l’Organizzazione mondiale della meteorologia), misurano in tutto il mondo e da molti anni i livelli atmosferici dei composti dannosi per l’ozono.
Tra le stazioni che fanno parte delle reti di misura globali c’è l’Osservatorio climatico Ottavio Vittori, posto sulla vetta del Monte Cimone e gestito dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) in collaborazione con l’Aeronautica militare. Sul Cimone, grazie alla collaborazione con l’Università di Urbino, da 20 anni si misurano, tra gli altri, i gas responsabili del “buco” nell’ozono stratosferico.
Covid-19, Magi: "Senza 'furbetti', vaccino Pfizer a tutti i medici. Astrazeneca forse non ottimale per alcune categorie professionali"

"Con le dosi distribuite ai 'furbetti' oggi avremmo gia' vaccinato e coperto tutto il personale sanitario con il vaccino Pfizer". Cosi' Antonio Magi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma, intervenendo oggi in diretta alla trasmissione 'Gli inascoltabili' su Nsl radio.
"Credo sarebbe stato opportuno vaccinare insieme operatori sanitari e ultra 80enni, compresi quelli che sono nelle Rsa.
Tutti hanno ovviamente necessita' di vaccinarsi, ma il problema e' che molti non sanitari sono stati vaccinati prima dei sanitari e addirittura prima degli anziani". Magi ha fatto quindi sapere che "non ci aspettiamo la gratitudine in quanto medici, perche' anche senza quella continueremo a fare il nostro lavoro, ma a volte siamo ignorati dalle istituzioni e ci troviamo nella posizione di non essere ascoltati. Troppo facilmente- ha concluso- siamo passati da 'eroi e angeli' a 'imputati'".
Icarus: un’antica galassia nana caduta nella Via Lattea

Michele Cignoni dell’Università di Pisa ha collaborato alla ricerca dell’INAF studiando la datazione delle stelle
La Via Lattea contiene delle stelle che appartenevano a una galassia nana molto antica. La scoperta arriva da uno studio dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) a cui ha collaborato l’Università di Pisa e che è stato pubblicato sulla rivista ApJ Letters.
A rivelare la presenza di questa galassia primordiale è stato in particolare lo studio di 44 stelle alla cui datazione ha lavorato Michele Cignoni dell’Ateneo pisano.
“In collaborazione con il team INAF dell’Osservatorio Astrofisico di Torino formato da Paola Re Fiorentin, Alessandro Spagna e Mario G. Lattanzi – spiega Cignoni - abbiamo analizzato i dati astrometrici e spettroscopici di alta qualità della missione spaziale Gaia combinati con le osservazioni da Terra fornite dai telescopi Apogee e Galah. Abbiamo così scoperto otto nuovi gruppi di stelle con velocità molto coerenti fra loro. Tra questi gruppi il più interessante, che abbiamo chiamato Icarus, è compatibile con i resti di una galassia nana "precipitata" nel proto-disco della Via Lattea 10 miliardi di anni fa”.
“Il mio contributo in questo studio – continua Cignoni - è stato quello di stimare l'età delle stelle di questi gruppi, suggerendo un'età media superiore a 10 miliardi di anni, quindi superiore alle età tipiche delle stelle della Via Lattea nate nel disco della nostra Galassia”.
L’intelligenza artificiale trova nella voce la “firma” delle malattie neurologiche

L’analisi avanzata della voce con algoritmi di machine learning offre nuove opportunità di indagine strumentale e non invasiva delle malattie neurologiche, consentendo di sviluppare una medicina di precisione. Lo studio della Sapienza, in collaborazione con l'I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli e l'Universtà degli Studio di Roma Tor Vergata, è pubblicato sulla rivista Movement Disorders
L’analisi della voce, eseguita con una specifica tecnica di intelligenza artificiale chiamata machine learning, potrebbe diventare uno strumento cruciale per la diagnosi e la valutazione clinica del Tremore Essenziale. Questa è la prospettiva aperta da uno studio scientifico pubblicato sulla rivista scientifica Movement Disorders e frutto della collaborazione tra i dipartimenti di Neuroscienze umane e di Organi di senso della Sapienza, l’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) e il Dipartimento di Ingegneria elettronica dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.
Lo smemorato da…COVID-19

Uno studio, pubblicato sulla rivista Brain Sciences, coordinato dall’Università Statale di Milano indaga le conseguenze neurologiche nella fase post ospedaliera dei pazienti Covid-19, a distanza di 5 mesi: rallentamento mentale e difficoltà di memoria i sintomi più persistenti.
Quando il cervello si sorprende

Pubblicato su Current Biology uno studio dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-In) e delle Università di Firenze e Pisa che rivela come comunicano tra loro i meccanismi cerebrali tra aspettativa e sorpresa.
Un pool di ricercatori dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-In) e delle Università di Firenze e di Pisa hanno indagato i processi cerebrali che sottendono i meccanismi collegati tra aspettativa, illusione e sorpresa. Nello studio, pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology/Cell-press e intitolato Perceptual history propagates down to early levels of sensory analysis, Guido Marco Cicchini (Cnr-In), Alessandro Benedetto (Unipi) e David Burr (Unifi) hanno studiato in che modo il cervello genera le aspettative sul mondo che ci circonda. Lo studio muove da un fenomeno noto come dipendenza seriale in cui, per esempio quando il prestigiatore esegue un numero di illusionismo, gli osservatori tendono a confondere le proprietà degli oggetti che hanno di fronte (ad esempio il colore, l’orientamento, ecc.) con quelle di oggetti simili visti poco prima.
Neandertal gene variants both increase and decrease the risk for severe COVID-19

Svante Pääbo, director at the Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology. Photo: Karsten Möbius
Last year, researchers at Karolinska Institutet in Sweden and the Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology in Leipzig, Germany showed that a major genetic risk factor for severe COVID-19 is inherited from Neandertals. Now the same researchers show, in a study published in PNAS, that Neandertals also contributed a protective variant. Half of all people outside Africa carry a Neandertal gene variant that reduces the risk of needing intensive care for COVID-19 by 20 percent.
Some people become seriously ill when infected with SARS-CoV-2 while others get only mild or no symptoms. In addition to risk factors such as advanced age and diabetes, gene variants also make people more or less sensitive to developing severe COVID-19. A major genetic risk factor is located on chromosome 3 and dramatically increases the risk of respiratory failure and even death. Hugo Zeberg and Svante Pääbo at Karolinska Institutet and the Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology discovered last year that this risk variant is inherited from Neandertals.
Researchers from the UGR analyse the psychological effects of the COVID-19 pandemic on pregnancy and postpartum

Women who gave birth during the COVID-19 pandemic report having felt greater stress in the delivery process, and rate lower the quality of care received.
Furthermore, almost 15% more women developed symptoms of postpartum depression after giving birth during the pandemic.
A study carried out by researchers from the University of Granada (UGR) indicates that psychological variables have contributed to more severe anxiety and depression among pregnant women since the COVID-19 pandemic began. These psychological variables include the general stress suffered, the concerns that women have about the pregnancy itself, personal resilience, insomnia, fear of catching the virus, or the feeling of loneliness.
This study, published in the journal Medicina Clínica, has revealed that feeling stress, being highly concerned about the evolution of the pregnancy, fear of contagion, feeling lonely, and sleeping badly are the variables that most affect anxiety and depression.
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