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Figure 1. A snapshot of a model from the new work, showing the late stages of growth and coalescence of a new global fracture network. Fractures are in black / shadow, and colors show stresses (pink color denotes tensile stress, blue color denotes compressive stress).


The activity of the solid Earth – for example, volcanoes in Java, earthquakes in Japan, etc – is well understood within the context of the ~50-year-old theory of plate tectonics. This theory posits that Earth’s outer shell (Earth’s “lithosphere”) is subdivided into plates that move relative to each other, concentrating most activity along the boundaries between plates. It may be surprising, then, that the scientific community has no firm concept on how plate tectonics got started. This month, a new answer has been put forward by Dr. Alexander Webb of the Division of Earth and Planetary Science & Laboratory for Space Research at the University of Hong Kong, in collaboration with an international team in a paper published inNature Communications. Webb serves as corresponding author on the new work.

Dr. Webb and his team proposed that early Earth’s shell heated up, which caused expansion that generated cracks. These cracks grew and coalesced into a global network, subdividing early Earth’s shell into plates. They illustrated this idea via a series of numerical simulations, using a fracture mechanics code developed by the paper’s first author, Professor Chunan Tang of the Dalian University of Technology. Each simulation tracks the stress and deformation experienced by a thermally-expanding shell. The shells can generally withstand about 1 km of thermal expansion (Earth’s radius is ~6371 km), but additional expansion leads to fracture initiation and the rapid establishment of the global fracture network (Figure 1).

Pubblicato in Scienceonline

"Sounds of Silence" study – making incubator noises audible


What do premature babies hear while lying in an incubator? That is the question addressed by an interdisciplinary team from the Medical University of Vienna, led by Vito Giordano (neuroscientist at the Division of Neonatology, Pediatric Intensive Care and Neuropediatrics at the Comprehensive Center for Pediatrics (CCP) of Medical University of Vienna) and by music physiologist Matthias Bertsch from the University of Music and the Performing Arts in the recent study "The Sound of Silence", published in the journal "Frontiers in Psychology". This study shows that premature babies are exposed to a high level of noise in the incubator, particularly if they are on respiratory support in the neonatal intensive care unit (NICU).

According to data from the World Health Organization (WHO), approximately 15 million babies a year are born prematurely, the proportion varying between 5% and 18% depending on the country of origin. Despite general improvements in intensive care medicine, many premature babies face life-long impairments. The intrauterine hearing experience differs strongly from the extrauterine auditory load encountered in a neonatal intensive care unit (NICU).

"It is primarily low frequency noises (note: below 500 Hz) that are transmitted and filtered through the mother's body. Several studies have indicated that the noise level inside the NICU repeatedly far exceeds the recommended threshold of 35 dB. Signals from monitoring equipment, loud talking, sudden opening of doors or medical procedures result in a high level of background noise and reach peak values well above 100 dB," explains Giordano.

Pubblicato in Scienceonline

 



Brazilian textile companies have begun producing and marketing fabrics treated with silver and silica nanoparticles developed by the research groups at the Centre for Functional Materials (CDMF) and the Theoretical and Computational Chemistry Laboratory (QTC) at the Universitat Jaume I, in collaboration with the company Nanox Tecnologia, which provide the new fabrics with antibacterial, antifungal and antiviral properties with 99.99% effectiveness.

Pubblicato in Scienceonline
Lunedì, 20 Luglio 2020 10:12

L'occhio del drone monitora la costa


Il Consiglio Nazionale delle Ricerche, con gli Istituti di scienze marine (Ismar) e di fisiologia clinica (Ifc) è impegnato in un innovativo progetto di monitoraggio del litorale toscano tramite drone, con il duplice obiettivo di analizzarne lo stato di salute e di quantificare l’accumulo e la distribuzione spaziale dei rifiuti presenti, compresi guanti e mascherine. I primi risultati sono disponibili in modalità open access su Remote Sensing

Un drone sorveglia le coste della Toscana: fornirà dati utili ad analizzare i rifiuti plastici presenti sulle spiagge, nonché a comprendere la penetrazione di specie vegetali invasive, e a verificare i cambiamenti della linea di costa dovuti a fenomeni erosivi, o alla presenza di fiumi e porti.

Il progetto, condotto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche con gli Istituti di scienze marine (Ismar) di Lerici (La Spezia) e di fisiologia clinica (Ifc) di Pisa, è unico nel suo genere: le prime ricognizioni condotte dal gruppo ReFly del Cnr-Ifc hanno riguardato il litorale di San Rossore, area naturale protetta delle province di Pisa e Lucca, permettendo di acquisire una serie di dati relativi al riconoscimento, classificazione e conteggio degli oggetti antropogenici ivi spiaggiati. I risultati, analizzati in collaborazione con l’Istituto per la bioeconomia (Ibe) del Cnr, sono pubblicati su Remote Sensing.

Pubblicato in Ambiente


Lunedì 20 luglio anteprima in streaming per presentare la nuova esposizione dedicata al tema dell’inquinamento da plastica in mare


Con un evento online, il Museo di Storia Naturale presenta in anteprima al pubblico la nuova mostra temporanea “La plastica e noi”, realizzata in collaborazione con l’Istituto di Scienze Marine (ISMAR – CNR) di Lerici e con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Roma 2) sede di Portovenere.

Sarà possibile seguire l’evento in streaming sui canali facebook e Youtube del Museo e sul canale facebook dell’Ateneo il giorno lunedì 20 luglio alle 16.30 (link per la diretta Youtube: https://bit.ly/2DEYMbb).

L’inquinamento da plastica in mare è un problema globale che riguarda molti aspetti della nostra vita, dalla salvaguardia ambientale alla salute umana. Oltre a presentare i dati più rilevanti sull’inquinamento e alcuni risultati delle ultime ricerche svolte sulle nostre spiagge, la mostra invita a riflettere sul nostro rapporto con la plastica, sui danni che può causare all'ecosistema e su cosa possiamo fare per limitarli. Accompagnando i visitatori lungo l’intero percorso della Galleria dei cetacei del Museo, “La plastica e noi” vuole essere allo stesso tempo una provocazione e un’occasione per prendere coscienza del problema e limitare la quantità di plastica che noi stessi produciamo ogni giorno.

Pubblicato in Ambiente
Lunedì, 20 Luglio 2020 09:13

Le forme dell'acqua


Un nuovo studio numerico, risultato di una collaborazione tra la Sapienza Università di Roma e la Princeton University, ha dimostrato per la prima volta l’esistenza di due diverse forme di acqua, ovvero di due distinte fasi liquide che a bassissime temperature si separano, galleggiando l’una sull’altra. Il lavoro, pubblicato sulla rivista Science, apre nuove strade alla comprensione dei misteri legati al liquido della vita
Ogni liquido assume la forma del contenitore che lo accoglie. Sappiamo che è così perché riusciamo a osservarlo direttamente con i nostri occhi. Eppure questa affermazione vale solo a livello macroscopico. A livello molecolare infatti ogni liquido ha una forma propria determinata dalla posizione spaziale in cui si dispongono le molecole che lo compongono.

L'acqua, il liquido della vita, potrebbe invece essere differente e avere, non una, ma bensì due forme molecolari diverse: una forma in cui localmente ogni molecola è circondata da quattro altre molecole disposte con una geometria tetraedrica (ordinata) e con le quali forma dei legami particolarmente intensi (i legami idrogeno), e una in cui la struttura tetraedrica invece è significativamente distorta, ovvero una configurazione più disordinata, in cui alcune molecole formano solo tre o cinque legami idrogeno.

Pubblicato in Chimica

 

Sia la zanzara tigre (Aedes albopictus) che la zanzara comune (Culex pipiens) non sono in grado di trasmettere il virus SARS-CoV-2. Lo dimostrano i dati preliminari di uno studio condotto da un team di entomologi e virologi dell’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, proprio per valutare, attraverso prove di infezione sperimentale, la competenza vettoriale delle due specie di zanzare. La ricerca ha mostrato che il virus, una volta penetrato all’interno della zanzara mediante un pasto di sangue infetto, non è in grado di replicarsi e quindi di essere successivamente inoculato dalla zanzara attraverso una puntura.

Pubblicato in Medicina
Venerdì, 17 Luglio 2020 09:12

Impero Romano: temperature marine da record

Una ricerca condotta dall'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Cnr-Irpi) in collaborazione con l'Istituto di scienze marine (Cnr-Ismar) e l'Università di Barcellona, ha addotto nuovi dati sulla fase di eccezionale riscaldamento della superficie del Mediterraneo durante il primo mezzo millennio dell'era cristiana. Lo studio è pubblicato su Scientific Reports del gruppo Nature

Uno studio congiunto tra Consiglio nazionale delle ricerche, condotto dall'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Cnr-Irpi) di Perugia in collaborazione con l'Istituto di scienze marine (Cnr-Ismar) di Napoli, e Università di Barcellona, basandosi sulla ricostruzione della temperatura della superficie del mare degli ultimi 5000 anni, ha permesso di quantificare l'entità del riscaldamento nella regione mediterranea durante il periodo romano (1-500 d.C.). La ricerca è stata pubblicata su Scientific Reports, del gruppo Nature.

Pubblicato in Ambiente


A 500 anni dalla scomparsa del genio del Rinascimento Raffaello Sanzio, avvenuta dopo giorni di malattia il 6 aprile 1520, quando il pittore aveva solamente 37 anni, la causa precisa della sua morte è ancora circondata da un alone di mistero e nel tempo si sono avanzate le più disparate ipotesi: sifilide, malaria, tifo, polmonite, avvelenamento. Ora una ricerca dell'Università di Milano-Bicocca, basandosi su testimonianze dirette e indirette dell'epoca, cerca di fare luce tra queste ipotesi, indicando la polmonite come la più plausibile. E inquadrando il trattamento terapeutico allora adottato – il salasso – all'interno di un dibattito medico-sanitario vivace e non così omologato come a volte si è portati a pensare.

Pubblicato in Storia


Pubblicati su Nature Communications i risultati di un progetto di ricerca coordinato dall’Università di Pisa


L’elettronica del futuro prende forma grazie a un progetto di ricerca condotto dall’Università di Pisa insieme all’Università di Manchester, all’IIT e alla TUW di Vienna: per la prima volta è stato infatti stampato su carta un transistor utilizzando materiali bidimensionali come il Solfuro di Molibdeno, attraverso un processo basato su stampa a getto di inchiostro. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communications nell’articolo “Low-voltage 2D materials-based printed field-effect transistors for integrated digital and analog electronics on paper”.

Pubblicato in Tecnologia

Medicina

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