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A research team from theUniversity of Huelvain collaboration with the MilkCORONA initiative has demonstrated that the SARS-CoV-2 virus alters the composition of breast milk. The study compares the content of compounds of this natural food in mothers affected by this disease, both with and without symptoms, with data prior to the pandemic. In addition, studies have been carried out into how COVID-19 infection affects the composition of chemical elements with significant biological functions such as selenium, zinc or copper, among others. It has also been confirmed that these changes are related to the antibodies against the virus that are transmitted to the babythrough breastfeeding.

Pubblicato in Scienceonline



During brain development, neurons have to migrate long distances through complex environments until they reach their final destination. In order to find guidance, they must establish several interactions —which are still hard to study— between their receptors and the surrounding molecules. Now, a paper published in the prestigious journal Cell has identified how two different proteins, the neuronal receptor Unc5 and the molecule Glipican 3 (GPC3), collaborate decisively in the guidance of neurons in two different processes: brain formation and the propagation of brain-derived cancer cells (neuroblastoma).
The paper identifies the spots where both proteins connect, it reveals the structure of the new Unc5-GPC3 complex and it determines its key role in neuron migration and certain tumours. It also delves into the mechanisms that regulate cell migration in a precise way, and it states how some molecular mechanisms that regulate cell migration are highly conserved between neurons and some brain tumours.

Pubblicato in Scienceonline
Giovedì, 13 Ottobre 2022 11:21

WWF: living planet report 2022

 

Il WWF ha pubblicato il rapporto sul Pianeta vivente, bilancio drammatico per la fauna selvatica: in America Latina e Caraibi popolazioni diminuite in media del 94% dal 1970. In 50 anni le popolazioni do vertebrati sul pianeta sono crollate in media del 69%. Fra le specie di acqua dolce si registra il maggior declino a livello globale: sono calate dell’83%

Il Living Planet Index del rapporto mostra che non c’è tempo da perdere se vogliamo una società ‘nature-positive’. Il WWF: dobbiamo dimezzare l’impronta globale di produzione e consumo entro il 2030.

È un calo medio devastante quello subìto dalle popolazioni di mammiferi, uccelli, anfibi, rettili e pesci dal 1970 in tutto il mondo: le popolazioni di fauna selvatica monitorate dal Living Planet Report (LPR) 2022, il rapporto biennale sulla salute del pianeta, che il WWF lancia oggi a livello globale, sono calate in media del 69%.

Pubblicato in Ambiente


I cambiamenti nelle temperature superficiali dell’Oceano Atlantico osservati negli ultimi decenni sono condizionati da influssi esterni, come le emissioni di gas serra e le polveri contenenti solfati. È quanto risulta da una ricerca coordinata dall’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr e pubblicata su Theoretical and Applied Climatology Un recente studio dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iia), coordinato dal ricercatore Antonello Pasini in collaborazione con Stefano Amendola, del Centro di montagna dell’Aeronautica militare ed Emmanuel Federbusch della Ecole National Supérieure de Techniques Avancées di Parigi, mostra come i cambiamenti nelle temperature superficiali dell’Oceano Atlantico siano di natura antropica . Lo studio è pubblicato sulla rivista internazionale Theoretical and Applied Climatology.

Pubblicato in Ambiente

Il Presidente FIMP Antonio D’Avino: “Negli ultimi due anni l’aumento dei casi tra i giovanissimi è stato del 75%. Ansia, depressione, mancanza di senso, abitano le ragazze e i ragazzi di questo tempo. Il tema della morte, da quella fisica a quella sociale, entra drammaticamente nel nostro lavoro. Studiamo nuovi strumenti per affrontare nuovi disagi”.


“Ogni giorno nel nostro Paese una ragazza o un ragazzo, adolescente, ma anche pre-adolescente, tenta il suicidio. L’incremento dei casi, negli ultimi due anni è del 75%. E sono 100mila i giovanissimi che hanno preso la strada della morte sociale, i cosiddetti hikikomori, isolati nella loro stanza, in fuga dall’interazione col mondo, travolti dalla paura del giudizio, soli. Sono numeri impressionanti, da fall out post Covid-19. Numeri sui quali ci interroghiamo nel nostro Congresso Scientifico, proprio per disporre di strumenti aggiornati, in grado di gestire le nuove forme di disagio e sofferenza che angosciano e paralizzano i nostri ragazzi”. Nella seconda giornata di questa sedicesima edizione che vede riuniti a Riva del Garda oltre 600 iscritti fino al 15 ottobre, il Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, Antonio D’Avino interviene su un tema di grandissima attualità, inserito all’interno del programma, proprio per offrire una visione accurata della complessità del fenomeno e trasmettere l’urgenza di disporre di nuovi modelli e buone pratiche.

Pubblicato in Medicina

I primi studi della presenza di acqua liquida salata sotto la calotta polare sud di Marte risalgono a ricerche pubblicate nel 2018 e nel 2021. Il 28 settembre, il terzo studio è stato pubblicato su Nature Communications da un team italo-statunitense.
Guidato da Roberto Orosei (INAF-IRA) ed Elena Pettinelli (Università degli studi RomaTre) con il coordinamento di ASI, il team italiano dello strumento MARSIS, il radar italiano a bordo della missione Mars Express dell’ESA, ha ottenuto importanti conferme.
Grazie a una nuova collaborazione tra il team italiano, che ha guidato la scoperta iniziale, e colleghi statunitensi, è stato possibile condurre nuovi esperimenti di laboratorio e simulazioni che hanno dimostrato in modo conclusivo l’incompatibilità fra le temperature marziane alle frequenze alle quali opera MARSIS e la presenza alla base del ghiaccio di materiali diversi dall’acqua salata.

Pubblicato in Astrofisica

 


Uno studio internazionale a cui ha preso parte la Sapienza ha analizzato i fattori ecologici ed evolutivi che spingono scimmie e lemuri che vivono sugli alberi a terra. La ricerca condotta su larga scala nei primati di 3 continenti, è stata pubblicata sulla rivista PNAS
Uno studio internazionale su 47 specie di scimmie e lemuri ha evidenziato come i cambiamenti climatici e le deforestazioni interferiscano sullo stile di vita dei primati. L’influenza dei cambiamenti ambientali porta molti di questi animali, che vivono normalmente sugli alberi, a cambiare le proprie abitudini, spingendoli a scendere a terra, dove sono più esposti a fattori di rischio come la mancanza di cibo, i predatori, la presenza dell’uomo e degli animali domestici.

Lo studio, pubblicato sulla rivista PNAS (The Proceedings of the National Academy of Sciences) è stato coordinato da Timothy Eppley, ricercatore presso il San Diego Zoo Wildlife Alliance (SDZWA), e vede la straordinaria collaborazione a livello mondiale di 118 co-autori provenienti da 124 istituti diversi, tra cui Luca Santini della Sapienza di Roma che ha co-ideato e supervisionato il lavoro. I risultati si basano su circa 150.000 ore di dati di osservazione riguardanti 15 specie di lemuri e 32 specie di scimmie in 68 siti nelle Americhe e in Madagascar.

Pubblicato in Ambiente

Tutti i mutanti che hanno sperimentalmente dimostrato una riduzione di attività nei confronti dei farmaci antivirali analizzati sono stati correttamente “predetti” dalla ricerca computazionale della Sezione di Modellistica Molecolare del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università di Padova.
Una delle domande più insidiose nell’ambito del trattamento terapeutico antivirale di SARSCoV-2 è relativa a quanto gli attuali farmaci in uso possano essere efficaci sulle nuove mutazioni che la “macchina virale” potrebbe mettere in campo nel corso del tempo. Per rispondere al quesito il gruppo di ricerca internazionale coordinato dalla prof.ssa Dorothee von Laer della Divisione di Virologia della Innsbruck Medical University ha pensato di precorrere i tempi andando a costruire in laboratorio tutte le possibili variazioni (mutazioni) di una delle proteine bersaglio di una importante famiglia di farmaci antivirali contro la proteasi principale del virus, denominata 3CLpro .

Pubblicato in Medicina


Nell’Antartide Orientale, enormi ghiacciai si trovano in bacini al di sotto del livello del mare. Comprendere la risposta di questi ghiacciai all’innalzamento delle temperature atmosferiche e oceaniche è cruciale per migliorare gli scenari futuri di innalzamento dei mari.

Uno studio internazionale pubblicato su Nature Communications da ricercatrici dell'Università Ca’ Foscari Venezia in collaborazione con il centro di ricerca francese Lsce, il Cnrs e l’Università Roma Tre dimostra che i ghiacciai costieri dell’Antartide Orientale durante i passati periodi caldi non erano stabili, a differenza di quanto indicato fino ad oggi dalla maggior parte della letteratura scientifica.

Lo studio si è concentrato sui ghiacciai costieri ospitati dal bacino subglaciale di Wilkes, la cui fusione potrebbe far innalzare il livello del mare globale di ben 3 metri. Durante i passati periodi caldi del pianeta, rivela la ricerca, questi ‘ghiacciai al di sotto del livello del mare’ sono stati molto più sensibili all’aumento delle temperature dell’Oceano Australe di quanto finora ipotizzato. I ricercatori sono giunti a questo risultato analizzando la composizione isotopica delle molecole di acqua contenute in una carota di ghiaccio nota come “Taldice” (dal nome del progetto europeo che ne ha finanziato l’estrazione) proveniente da Talos Dome, una zona semi costiera dell’Antartide Orientale. Gli isotopi dell’acqua consentono agli scienziati di ricostruire le temperature del passato.

Pubblicato in Ambiente

Il monitoraggio delle precipitazioni invernali e primaverili permette di prevedere stati di crisi estive e di indirizzare il trattamento più adatto delle coltivazioni della vite.

Interessanti risultati emergono dalle attività di ricerca del gruppo di idrogeologia dell’Università di Trieste nell’ambito del progetto interregionale Acquavitis dedicato allo sviluppo di soluzioni innovative per l’uso efficiente dell’acqua per combattere i cambiamenti climatici.

Il monitoraggio delle precipitazioni nel corso di tutto l’anno è strategico per determinare il dosaggio idrico delle coltivazioni vinicole, sia per andare incontro alle reali esigenze della pianta per un raccolto di qualità, sia per favorire un uso razionale dell’acqua. È questo, in sintesi, quanto è emerso dalle attività di ricerca del gruppo di idrogeologia dell’Università di Trieste coordinato da Luca Zini, docente del Dipartimento di Matematica e Geoscienze, nell’ambito del progetto interregionale Italia-Slovenia Acquavitis, finalizzato alla comprensione delle dinamiche di accumulo ed utilizzo di acqua nel vigneto per delineare nuove strategie di utilizzo razionale dell'acqua. I dati raccolti dalle attività di ricerca dei sei partner1 rappresentano ora un punto di riferimento strategico per l’avvio di nuovi protocolli di irrigazione finalizzati a fornire acqua alle viti solo quando e dove necessario e comunque nelle quantità minime a garantire qualità e quantità della produzione. Tutti i dati e le esperienze acquisite, sono stati resi disponibili su una piattaforma on-line (https://www.acquavitis.eu/) utilizzabile da agricoltori, studenti e ricercatori.

Pubblicato in Ambiente

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