L’ascolto terapeutico

L’ascolto terapeutico è un’attività che coinvolge corpo e mente in vari modi: per quanto riguarda il corpo il primo interessato è l’apparato uditivo, seguito dal cuore, dal sistema nervoso, da quello endocrino, e poi da pelle, respiro ed ossa, mentre dal punto di vista mentale il coinvolgimento riguarda l’inconscio, i ricordi, ed anche l’eros.
Ascoltare la musica in modo terapeutico significa principalmente abbandonarsi alle emozioni, un’attività che implica l’attivazione dell’emisfero destro del cervello, mentre il sinistro si pone in azione per rendere viva l’attenzione verso l’evento musicale che si ascolta. Detto così sembra un gran lavoro, ma non lo è affatto, perché tutto ciò avviene spontaneamente quando si ascolta attentamente una musica, così che        un ascolto musicale è davvero completo e terapeutico quando entrambi gli emisferi lavorano in sincronia e coerenza nel senso che uno è il complemento dell'altro.

Questo sistema di ascolto serve anche ad individuare le parti del corpo maggiormente sensibilizzate alla musica, ed è questo un passo molto importante per chi pratica una tale attività, perché il corpo umano risponde alla musica come un diapason, ossia producendo un proprio suono di risposta ad un qualsiasi altro suono proposto. La mente nel frattempo segue il medesimo percorso, e l’unità corpo-psiche che ne deriva sarà totalmente immersa nella musica, così l’ascoltatore diventerà esso stesso musica.
Il talamo è la parte del cervello dove giungono le emozioni per rimanervi in modo cosciente, ma attraverso il suono tali sensazioni si spingono in avanti fino a toccare corde emotive molto più profonde, e così la risposta dell’inconscio non tarda ad arrivare. Immagini e ricordi sono i primi segni di risposta dell’inconscio, il quale, superando le resistenze create dal tempo, produce il cambiamento positivo che consente all’ascoltatore di rielaborare il proprio vissuto, così che nevrosi e disturbi emotivi vari iniziano ad allontanarsi in favore di una positiva evoluzione.

È essenziale comprendere la relazione fra pensiero e suono. Il suono è il mezzo di comunicazione per eccellenza, e l’ascolto terapeutico serve proprio per favorire il contatto e la socialità atti a favorire la riscoperta della propria energia interiore e trasformarla in pace e tranquillità.

1. COME ASCOLTARE

Ascoltare la musica è un piacere quotidiano, ne ascoltiamo in ogni luogo, dentro e fuori casa. È vero però che un ascolto distratto (come avviene la maggior parte della volte) non dà particolari emozioni e non serve a granché, mentre invece il beneficio della musica inizia proprio quando essa viene ascoltata davvero. Inoltre i rumori in cui siamo immersi non ci aiutano di certo, ed il frastuono che si crea attorno a noi è la prima causa di nevrosi di cui gran parte della popolazione soffre.
La cosa migliore da fare sarebbe quella di riscoprire il sistema di ascoltare e di ascoltarsi, qualcosa che forse risale ai tempi degli uomini primitivi, ma che oggi nessuno prende in considerazione. Almeno finché non è nata la musicoterapia, e con lei l’ascolto terapeutico.
Poche sono le regole da seguire: prima di tutto trovare una posizione comoda, così che fisico e mente possano rilassarsi. Stare sdraiati sul letto con gli occhi chiusi è l’ideale, poi ci vuole una respirazione profonda, lunga e tranquilla, ed infine una buona predisposizione per la musica che si vuole ascoltare.

2. COSA ASCOLTARE

Le varie pubblicazioni di musicoterapia indicano vari tipi di musica adatta all’ascolto terapeutico, come per esempio la classica, la jazz o la new age, ma in realtà non c’è gran differenza fra un genere e l’altro, perché la prima prerogativa che la musica scelta sia efficace per un vero relax è che essa piaccia.
Lo stesso dicasi per i brani, perché anche questa è una scelta assolutamente soggettiva. Del resto la musica entra dentro di noi in modo sempre diverso, e l’effetto che ne scaturisce rimane sempre in gran parte misterioso, perché è qualcosa di molto intimo, così che gli effetti che un ascolto terapeutico produce difficilmente possono essere condivisi.
Una scelta troppo mirata potrebbe dare risultati controversi, meglio lasciarsi guidare dall’intuito, almeno all’inizio, poi, se un certo genere, o un autore, ha avuto una risposta positiva, continuare a conoscerlo attraverso altre pagine. Certo è che l’aiuto di musicoterapeuta ha la sua valenza, ed egli come esperto può senz’altro consigliare cosa ascoltare, in genere musica mai ascoltata prima e preferibilmente di carattere strumentale.
Ci sono comunque una serie di musiche che posseggono peculiarità importanti, soprattutto se l’azione richiesta è quella di restituire la calma ad un soggetto in preda a nevrosi di vario tipo, o rafforzare la propria identità in coloro soffrono di uno stato di depressione e disistima.
Per esempio il secondo movimento del Concerto per pianoforte e orchestra n. 5 “Imperatore” di Beethoven, l’introduzione del “Lago dei Cigni” di Ciajkovskij e l’Allegro della “Sinfonia dal Nuovo mondo” di Dvorak sono musiche stimolanti ed esaltanti, in grado di restituire fiducia in sé stessi e far guardare il mondo con occhi positivi, mentre un’azione calmante e rilassante può provenire dall’ascolto del primo movimento del “Concerto n. 1 in Si bemolle” di Ciajkovskij o dell’Aria dalla “Suite n. 3 in Re Maggiore” di Bach, o anche dal Largo tratto dall’opera “Serse” di Handel (brani che consigliamo di ascoltare a prescindere dalla loro azione terapeutica).

I risultati? Sempre positivi, provare per credere.

 

Marina Pinto

Ultima modifica il Mercoledì, 09 Settembre 2009 10:26
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