Batteri come vernice vivente per dipingere ritratti microscopici con la luce

I ricercatori del Dipartimento di Fisica, in collaborazione con il Dipartimento di Biologia e l’Istituto di Nanotecnologia del Cnr, hanno dimostrato che è possibile realizzare ritratti utilizzando batteri geneticamente modificati come “vernice” vivente e la luce come pennello
Utilizzando un ceppo di Escherichia coli geneticamente modificato, i ricercatori del Dipartimento di Fisica, in collaborazione con il Dipartimento di Biologia e l'Istituto di Nanotecnologia del Cnr, hanno osservato come questi batteri si accumulano laddove lo spazio di movimento è ridotto, proprio come accade alle auto che nel traffico cittadino si raccolgono in aree dove la loro velocità diminuisce. Sfruttando questa capacità, il team ha realizzato riproduzioni quasi perfette di immagini complesse, come a esempio la Gioconda di Leonardo.
Il binge drinking – l’abbuffata alcolica del week end - può portare gli adolescenti alla dipendenza da alcol

Sottovalutato il pericolo che corrono i giovani che consumano alcolici in grande quantità anche se solo nel fine settimana. È quanto emerge dai risultati di uno studio condotto presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e pubblicato sulla prestigiosa rivista “Scientific Reports”.
Le abbuffate alcoliche (il binge drinking o il bere tanto tutto in una sera) tipiche di molti giovani (che magari si limitano a bere al sabato sera e non toccano un dito di alcol durante la settimana) potrebbero portare allo sviluppo di alcol-dipendenza.
Lo dimostra uno studio effettuato presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS – Università Cattolica e pubblicato sulla prestigiosa rivista Scientific Reports del gruppo editoriale di Nature, dal team del professor Giovanni Addolorato, direttore dell’Unità Operativa Semplice di Area (UOSA) Patologie Alcol correlate all’interno della UOC di Medicina Interna e Gastroenterologia, e del professor Antonio Gasbarrini, direttore Area Gastroenterologia ed Oncologia Medica. Il binge drinking è una modalità di assunzione di alcolici che nell’ultimo decennio si è notevolmente diffusa nel nostro Paese anche fra gli adolescenti. È caratterizzata dall’assunzione di oltre 4-5 Unità Alcoliche (drinks) in unica occasione e in breve tempo, lontano dai pasti e per avvertire gli effetti psicotropi del cosiddetto ”sballo”.
Una unità alcolica, pari a circa 12,5 grammi di etanolo, corrisponde a circa 125 millilitri di vino a media gradazione – quindi un bicchiere - o 330 mL di birra – una lattina o una bottiglia - o 30 mL di super alcolici – un bicchierino da bar.
Lo studio osservazionale coordinato dai Professori Giovanni Addolorato e Antonio Gasbarrini, dell’Istituto di Patologia Speciale Medica dell'Università Cattolica, ha dimostrato che tale comportamento, spesso ritenuto - sottostimandone la reale pericolosità - un “normale passaggio adolescenziale” è un fattore di rischio per lo sviluppo di alcol-dipendenza.
Finanziato dalla Fondazione Roma e dalla Fondazione Italiana per la Ricerca sulle Malattie Epatiche (FIRE), lo studio ha coinvolto 2704 giovani di età compresa tra i 13 e i 20 anni che frequentavano le scuole superiori della Capitale e di altre città del Lazio. I ragazzi hanno compilato questionari per valutare il loro consumo di bevande alcoliche, di fumo, l’uso di droghe e il quadro psicologico individuale. Circa l’80% del campione ha dichiarato di consumare bevande alcoliche (nonostante nel nostro Paese la vendita di alcolici ai minori sia vietata e nonostante la posizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità contraria al consumo di bevande alcoliche negli adolescenti).
L’Appiattimento del seno nelle camerunensi e nigeriane. La prima segnalazione per l’Italia.

In tutta l’Africa occidentale e centrale sono comuni alcune pratiche tendenti a modificare il seno delle ragazze in vari modi e momenti della vita, realizzate dalle donne della famiglia (pag.23). Di queste, quella più antica sembra essere il “massaggio al seno”, usato tradizionalmente per correggerne dimensioni e forma. La pratica viene attivata o per indurre il flusso del latte materno nell’allattamento o per ridurne il flusso nello svezzamento. Si ipotizza che questa stessa potrebbe essere stata riproposta in epoca più recente dalle Cam.si anche per appiattire i seni in crescita delle ragazze (pg.23) (App.). Un’altra pratica distinta dalla precedente, ma spesso associata all’App., é la “spazzolatura del seno”; come pure la “fasciatura dei seni”, che spesso è utilizzata come modalità aggiuntiva anche per ottenerne l’appiattimento. Oltre a queste pratiche, in Camerun esiste anche la Mutilazione Genitale Femminile (Esther Ayuk, com. pers., Internat. Seminar FGM/C :from medicine to critical anthropology , Rome, 24-5 Nov. ,2017), rappresentata dall’escissione, praticata prevalentemente dalle popolazioni musulmane; essa può essere presente con l’App. (caso3),…avevo un’amica che aveva subito contemporaneamente escissione e App., inoltre sul volto presentava cicatrici etniche. Le pratiche, di cui sopra, sole od associate, sono rappresentate in modo esemplare da quella più conosciuta dell’”Appiattimento del seno”., che è stata oggetto di indagine in anni recenti solo in Camerun (Tabscott, 2012; Rampoldi, 2014 ). Oltre inuadra Oltre al Camerun, questa pratica si diffonde in un’ampia regione dell’Africa occidentale e centrale nei paesi della Guinea Bissau, Chad, Togo, Benin, Guinea Conacry, Costa d’Avorio, Kenya, Zimbawe (pag.15); in Italia la sua conoscenza è stata riferita anche da donne Nigeriane. Non esistono indagini per questi paesi, per cui le informazioni sono solo anedottiche. In Camerun, la prima ricerca risale al 2005, sostenuta dalla ONG locale RENATA (Reseau Nationale des Associations de Tantines), supportata dalla GIZ, società tedesca per la cooperazione internazionale. Il consistente studio quantitativo ( 5661 interviste, espletate in tutte le regioni del paese) è rimasto inedito. Ma se ne conoscono alcuni risultati: l’App. si esegue su bambine tra gli 8 e i 12 anni; l’esecutrice è la madre o donne della famiglia; circa ¼ di tutte le ragazze/donne in Camerun ha subito una qualche forma di stiramento del seno; esso, più comune nella fascia litorale (53% delle donne lo hanno subito), è presente in tutto il paese, ma si riduce al 7% nella regione del nord (pagg. 14-15). A seguire, una seconda indagine, supportata dal Centro Internazionale Feinstein (FIC), dall’Università Tufts, con il patrocinio delll’ONG per lo sviluppo Plan Camerun. Il lavoro sul campo è stato condotto nella regione nord occidentale del Paese e nella capitale Yaoundè.
Research trial aims to reduce major cause of birth disabilities

Cytomegalovirus, or CMV, is the most common congenital infection in the UK, affecting around 1000 babies every year. If babies are infected while in the womb it can result in serious health problems, such as cerebral palsy, developmental delay and hearing loss. Approximately one in five babies with congenital CMV will have long term health problems, which can also include seizures, sight problems, small head size and intellectual disability. Even babies born with the infection who don’t have symptoms at birth are at risk of developing hearing loss later in life.
However, most pregnant women are not aware of CMV or the measures that can be taken to reduce the risk of catching it, as information about the virus is not routinely offered in the NHS. The virus is a common one and is generally harmless in adults and children.
Disturbi dell'alimentazione, arriva il 'Codice Lilla' in Pronto soccorso

Un percorso specifico, un vero e proprio "codice lilla", per aiutare gli operatori sanitari ad accogliere i pazienti in pronto soccorso e avviarne da subito il giusto cammino terapeutico. Ma anche raccomandazioni specifiche ai familiari per renderli consapevoli delle forme di disagio, soprattutto iniziale e a volte nascosto, dei loro parenti, che puo' sfociare in gravi problemi sanitari". Sono queste le principali novita' di due documenti pubblicati dal Ministero della Salute per far fronte a disturbi alimentari.
"I disturbi della nutrizione e dell'alimentazione - scrive il Ministero - sono ormai uno dei piu' frequenti fenomeni sanitari, in particolare tra gli adolescenti e i giovani adulti. Anche per questo, per la potenziale gravita' degli sviluppi che puo' avere una patologia non diagnosticata per tempo o non adeguatamente seguita e curata, un Tavolo di lavoro specifico coordinato dal ministero della Salute ha elaborato le 'Raccomandazioni per interventi in Pronto Soccorso per un Codice Lilla" e le "Raccomandazioni per i familiari'".
Stress e danni alla salute, scoperta una possibile base genetica

Un nuovo studio, coordinato dalla Sapienza, ha individuato in topi sottoposti a stress emotivo prolungato l’attivazione di sequenze di Dna mobili in specifiche regioni del cervello. Questi elementi sono in grado di alterare le funzioni del genoma con possibili effetti nocivi sull’organismo. I risultati della ricerca sono pubblicati sulla rivista Stress, The International Journal on the Biology of Stress
Il lavoro coordinato da Lucia Piacentini e Arianna Rinaldi del Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin della Sapienza suggerisce una base genetica per i possibili danni alla salute dovuti a un forte stress emotivo. I ricercatori hanno osservato che nei topi, modello animale “vicino” all’uomo per molte caratteristiche molecolari, l’esposizione prolungata a condizioni di stress è in grado di indurre l’attivazione incontrollata di elementi genetici mobili (trasposoni) e dunque possibili gravi conseguenze per l’organismo. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Stress, The International Journal on the Biology of Stress.
RNA modification is important factor in smooth muscle contraction

RNA modification defects can lead to high blood pressure
Genetic information is stored in DNA and is passed on in a very stable manner from one cell to the next or from one generation to the next. On a cellular level, genetic information is transcribed from DNA into RNA (ribonucleic acid) and then mostly "translated" into proteins, which carry out cellular functions. This normally involves modifying the RNA so that this information can be “read" correctly or used appropriately – in order to adapt to changes in prevailing conditions. Researchers from the Division of Cell and Developmental Biology at MedUni Vienna have now shown that defects in this RNA modification can result in altered smooth muscle contraction, cardiovascular diseases and high blood pressure.
The main finding of the study by lead author Mamta Jain supervised by Franz-Michael Jantsch of MedUni Vienna's Division of Cell and Developmental Biology is: if a particular RNA modification in smooth muscle is defective or inadequate in the mouse model, there is a greater likelihood of high blood pressure and cardiovascular problems developing as a result of over-contraction. Working with MedUni Vienna's Division of Anatomy, this finding was further corroborated by post-mortem tests on bodies donated to science: defective RNA modification in the aortic muscles was observed in those who had died with a hypertrophic, or enlarged, heart: This vital modification was around 50% lower than in most people. Normally, RNA modification of 90% can be read in the proteins but, in the affected individuals, it was below 40%.
How to Trigger Innate Fear Response?

Figure:This illustration describes how ACC-BLA circuit controls innate freezing response depending on its activity level
When animals encounter danger, they usually respond to the situation in one of two ways: to freeze or to flee. How do they make this quick decision in a life or death moment? According to KAIST neuroscientists, there are two types of fear: learned versus innate. The latter is known to be induced without any prior experience and is thus naturally encoded in the brain. A research team under Professor Jin-Hee Han in the Department of Biological Sciences identified the brain circuit responsible for regulating the innate fear response.
The study, which appeared in the July 24 issue of Nature Communications represents a significant step toward understanding how the neural circuits in the prefrontal cortex create behavioral responses to external threats. This also represents a new paradigm in therapeutic development for fear-related mental disorders. Responses of freezing or fleeing when facing external threats reflect behavioral and physiological changes in an instinctive move to adapt to the new environment for survival.
Researchers use “biological passport” to monitor Earth’s largest fish

Researchers from the Marine Megafauna Foundation, University of Southampton, and Sharkwatch Arabia have used a 'biological passport' to monitor the habits of the whale shark, Earth's largest fish
Whale sharks, the world’s largest fish, roam less than previously thought. Local and regional actions are vital for the conservation of this globally endangered species moving forward, according to a new study by researchers from the Marine Megafauna Foundation, University of Southampton, and Sharkwatch Arabia. Their findings are published today in the journal Marine Ecology Progress Series.
Previously, genetic research indicated that whale sharks mixed within distinct populations in the Indo-Pacific and Atlantic Ocean, respectively. This new study used stable isotope analysis, a biochemical technique, to demonstrate that whale sharks feeding at three disparate sites in the Western Indian Ocean (Mozambique and Tanzania) and the Arabian Gulf (Qatar) rarely swim more than a few hundred kilometers north or south from these areas.
“Whale sharks are amazing swimmers, often moving over 10000 km each year, and they can dive to around 2000 meters in depth. Biochemical studies tell us more about where they go and what they do when they’re out of our sight”, said Dr Clare Prebble, who led the research as part of her PhD project at the University of Southampton.
The researchers used isotopes of nitrogen and carbon that have similar chemical properties, but vary in their atomic mass. Ratios between the heavier and lighter isotopes of these elements vary naturally across different habitats in the marine environment. For example, more of the heavier isotopes are found in near-shore environments than offshore. These ratios stay consistent as they are passed up through the food web, from tiny marine plants to top predators, and therefore provide a record of the animal’s feeding and movement behaviors. Stable isotope analysis thereby provides a ‘biological passport’ for whale sharks.
Severely obese people can reduce risk of atrial fibrillation with exercise

Atrial fibrillation is an irregular and often rapid heart rate that can increase the risk of stroke, heart failure and other heart-related complications. It’s more common in older people, and as it happens, in people who are obese. But new research suggest that exercise can have a moderating effect on the risk of developing this problem.
“The risk of atrial fibrillation was lower the more physically active a person was. This turned out to be especially true for people with obesity,” says Lars Elnan Garnvik, a PhD candidate atNTNU’sCardiac Exercise Research Group.
Garnvik has just published his results in theEuropean Journal of Preventive Cardiology.
Risk doubles for inactive obese individuals
Atrial fibrillation is the most common form of heart fibrillation, and more than 100,000 Norwegians have the disease. Primarily older people are affected, and given the ageing population, twice as many Norwegians as today may well have atrial fibrillation in a few decades.
Obesity is also a well-known risk factor for atrial fibrillation. Garnvik’s study showed that people with a BMI greater than 30 have a significantly higher risk than normal weight individuals. It turns out that the activity level of obese participants plays an important role.
“People who reported that they didn’t exercise at all had about double the risk of developing fibrillations, when compared to those who were physically active whose body weight was normal,” Garnvik said. “However, people who were obese but who exercised a lot limited the increase in risk to no more than approximately 50 per cent. This suggests that physical activity is good for limiting the increased risk of atrial fibrillation in obese people.”
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