Organi-chip per testare i farmaci e ridurre la sperimentazione animale

La ricerca è stata condotta dal team di Giuseppe Barillaro, del dipartimento di Ingegneria dell’Informazione. Un mini-fegato artificiale permetterà di condurre test farmacologici attendibili senza usare cavie animali
Un fegato artificiale miniaturizzato, costruito con chip microfluidici in silicio per i test farmacologici, ha finalmente dimostrato che i mini organi artificiali possono essere considerati modelli sperimentali attendibili, aprendo la strada a una possibile eliminazione dell’uso di cavie animali. Lo studio è stato pubblicato su Advanced Functional Materials e condotto dal team di ricerca di Giuseppe Barillaro del dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa, con la collaborazione del gruppo di Nico Voelcker della Monash University.
“La novità di questo modello di organo – spiega Barillaro – è che si compone di strutture tridimensionali che hanno la dimensione effettiva delle cellule epatiche e che sono disposte in modo da replicare anche architettonicamente l’organizzazione del fegato nel lobulo epatico. Negli esseri umani, le cellule epatiche sono disposte in cordoni collocati tra le vene (sonusoidi) che entrano nel lobulo. La diposizione delle cellule in cordoni permette di riprodurre negli organi artificiali alcune funzioni fondamentali del fegato, come la detossificazione e il mantenimento dell’omeostasi”.
I 'segreti' su borse e occhiaie, Aideco a congresso a Roma

Stanchezza cronica, predisposizione genetica, altre malattie o alterazioni micro-circolatorie possono contribuire all'insorgenza di borse, gonfiori e occhiai, un problema sempre piu' presente visto il continuo crescere del ritmo lavorativo e di stress. Questa antipatiche condizioni sono spesso protagoniste del malcontento, specie femminile, cosi' come l'arrossamento degli occhi per le possibili tante allergie che anche qui si evidenziano. Durante l'XI Convegno dell'Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia (AIDECO) che si terra' il 4-5 ottobre a Roma, presso il Church Palace, specialisti come oculisti, chirurghi plastici e dermatologi dedicheranno un'importante sessione al tema.
Il prof. Leonardo Celleno, dermatologo e presidente AIDECO, anticipa alcuni degli argomenti trattati, partendo da cosa sono le borse e le occhiaie. Come si formano le borse e occhiaie? Cause Le cosiddette "borse" sono determinate da un aumento di volume piu' o meno accentuata del pannicolo grasso perioculare inferiore ed insorgono per predisposizione costituzionale, per danni traumatici o anche per il progredire dell'invecchiamento cutaneo. I "gonfiori" dell'area perioculare, sono un'alterazione indotta da un ridotto drenaggio linfatico e da un conseguente accumulo di liquidi negli spazi intercellulari. Stanchezza, disequilibrio sonno/veglia, insonnia, alcool, eccessi alimentari, allergie, irritazioni, tabagismo possono essere tra le cause scatenanti.
Regione Lazio: "Al via mese prevenzione del tumore al seno"

"Prende il via nel Lazio per tutto il mese la campagna di prevenzione del tumore al seno 'Ottobre Rosa'. Un fitto programma di iniziative e percorsi di prevenzione interamente dedicati alle donne. I progressi nella ricerca hanno determinato negli anni una crescita continua delle percentuali di sopravvivenza, evidenziando in particolare l'importanza di una diagnosi precoce. Per questo motivo la sensibilizzazione rappresenta un aspetto fondamentale e gioca un ruolo decisivo nel processo di cura". Lo dichiara il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti presentando le iniziative in programma per 'Ottobre Rosa. "Le donne possono rivolgersi con fiducia alla Rete senologica del Lazio e soprattutto e' importante che rispondano all'invito della Asl: il percorso di prevenzione, diagnosi e cura e' completamente gratuito, senza lista di attesa e soprattutto segue standard di alta qualita' con la doppia lettura dei referti", aggiunge Zingaretti.
Nobel Medicina agli studiosi Allison e Honjo per ricerche su immunoterapia anticancro

Il premio Nobel della Medicina va quest'anno all'americano James P. Allison e al giapponese Tasuku Honjo, scopritori del meccanismo di inibizione del sistema immunitario nel riconoscere adeguatamente le cellule tumorali.
Tutto e' partito dalla scoperta che una molecola, CTLA-4, si oppone alla stimolazione delle cellule linfocitarie delsistema immunitario nel riconoscimento e all'eliminazione delle cellule tumorali. In pratica, e' stata dimostrata l'esistenza di un blocco di attivazione del sistema immunitario, che in natura esiste per evitare un'eccessiva attivita' del nostro sistema immune in grado di scatenare malattie autoimmunitarie quali le artriti diffuse.
Dalla meta' degli anni '80 si sono scoperte altre molecole coinvolte nell'inibizione della stimolazione del sistema immunitario e nel mancato riconoscimento delle cellule tumorali (il cosiddetto "checkpoint immunitario"), che hanno portato all'identificazione di terapie mirate in grado di rimuovere tale blocco di riconoscimento a livello del checkpoint immunitario ed indurre risposte durature su piu' tipi di cancro, il che ha permesso alla comunita' oncologica di iniziare ad ottenere approcci terapeutici potenzialmente curativi.
Tuttavia, le notevoli risposte alle immunoterapie sono attualmente limitate a una minoranza di pazienti e indicazioni, evidenziando la necessita' di approcci piu' mirati, efficaci e innovativi. L'ulteriore comprensione dei meccanismi biologici e delle funzioni alla base di questi meccanismi molecolari sara' essenziale per la progettazione razionale delle immunoterapie di nuova generazione, cercando di sviluppare marcatori predittivi di risposta terapeutica in grado di identificare i diversi sottogruppi di pazienti.
How much fish do we consume? First global seafood consumption footprint published

The Joint Research Centre of the European Commission have examined the impact of seafood supply chains across national boundaries - the global seafood consumption footprint. The scientists from the European Commission's Joint Research Centre (JRC) have examined the impact of seafood supply chains across national boundaries - the global seafood consumption footprint.
Global seafood consumption has more than doubled in the past 50 years, putting stress on the sustainability of fishing. Net importing nations must consider the sustainability of their trading partners' fishing practices, not just their domestic ones.
New analysis on international supply chains makes the case for international collaboration on long-term sustainability of all seafood production
Taking into consideration both food that humans consume and seafood processed for feed production, seafood consumption in EU member states equals 27 kg per head.
The highest consumption at EU level is observed in Portugal (61.5 kg per head) while outside the EU, the top consumers are Korea (78.5 kg per head) followed by Norway (66.6 kg per head).
The global per head consumption is estimated at 22.3 kg.
The antitumour mechanism of an Amazonian plant in human cancer cells is deciphered
A piece of research by the UPV/EHU-University of the Basque Country reveals oxidative stress and death in hepatic tumour cells caused by the Vismia baccifera plant
A piece of research conducted by the Free Radicals and Oxidative Stress Group at the UPV/EHU’s Faculty of Medicine and Nursing has deciphered the antitumour mechanism exerted by the plant Vismia baccifera, originally from the Amazonian region of Colombia, in human liver cancer cells. The journal Heliyon has published the results of the study in which this plant was found to induce oxidative stress in cells, which eventually leads to cell death.
Products derived from plants are receiving increasing attention from the scientific community owing to their anti-oxidant, anti-inflammatory and antitumour activity. “Right now, there is huge interest in identifying compounds derived from plants that could be used as chemotherapeutic agents with the capacity to prevent tumours from growing, or to treat metastasis, for example,” explained Dr Jenifer Trepiana, member of the Free Radicals and Oxidative Stress research group at the UPV/EHU’s Faculty of Medicine and Nursing, and one of the authors of the study.
Distrofia muscolare di Duchenne: identificato un nuovo meccanismo

Per la più frequente patologia muscolare ereditaria ancora non è disponibile una cura. Una nuova speranza arriva dall’Istituto di chimica biomolecolare del Cnr di Pozzuoli, dove si è scoperto che farmaci in grado di regolare la funzione degli endocannabinoidi permettono di contrastare il decorso della malattia e recuperare parte delle funzioni motorie perdute in un modello animale. Lo studio è pubblicato su Nature Communications
La distrofia muscolare di Duchenne è la più frequente patologia muscolare su base ereditaria. Ad esserne colpiti sono principalmente i bambini maschi. L’esordio è precoce e, oltre ai muscoli scheletrici, sono colpiti molti altri organi come cuore, polmoni e cervello. Ancora oggi contro tale patologia non è disponibile una cura. Una nuova speranza arriva dai laboratori di ricerca dell’Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Icb) di Pozzuoli guidati da Vincenzo Di Marzo, dove si è scoperto come in un modello animale sia possibile rallentare significativamente il decorso della malattia e recuperare le funzioni motorie perdute mediante i farmaci in grado di regolare la funzione dei cannabinoidi prodotti dal nostro stesso organismo. Lo studio è pubblicato su Nature Communications.
Ancient details of mummy’s hand revealed with advanced radiology technique

A mummified human hand from ancient Egypt was CT scanned by researchers in Sweden to reveal unprecedented microscopic detail of soft tissues that are thousands of years old.
Using phase-contrast computed tomography (CT), KTH doctoral student Jenny Romell and her research colleagues scanned the hand of a mummy from the collection of the Museum of Mediterranean and Near Eastern Antiquities in Stockholm. The man had died around 400 BCE.
Romell says she set out to prove that phase-contrast CT – a technique typically used in biomedical research and material science – could be used to non-destructively image ancient soft tissues down to the cellular level.
“In paleopathology (the study of ancient diseases) researchers have long struggled to examine the soft tissues, since the imaging methods that are routinely used typically only work well for hard structures, like bone and teeth,” Romell says. “Diseases that leave traces in the soft tissues only often escape detection.”
The resolution of the final images was estimated at between 6 to 9 micrometers. Researchers were able to see the remains of adipose cells, blood vessels and nerves. They were even able to detect blood vessels in the nail bed and distinguish the different layers of the skin.

“With phase-contrast CT, ancient soft tissues can be imaged in a way that we have never seen before,” Romell said.
The idea for CT scanning mummies originated with Romell’s supervisor, Hans Hertz, professor at the Biomedical and X-ray lab at Applied Physics at KTH, who had begun a discussion on the subject a few years prior with Egyptology Professor Salima Ikram from the American University in Cairo, who co-authored the study.
“Even though conventional CT has been used to study mummies since its invention in the 70’s, phase-contrast imaging had never been tried in this context,” Romell says. “The idea was to produce images with better contrast and higher resolution, especially for the soft tissues of the ancient specimens.”
The results were published in the Radiological Society of North America journal.
Un minuscolo microscopio a superisoluzione per comprendere la struttura delle celle tumorali e sviluppare terapie personalizzate

Il Politecnico di Milano partner del progetto europeo PROCHIP
È ormai evidente che le origini del cancro possono essere sia genetiche che epigenetiche, ovvero che il cancro è causato non solo da mutazioni della sequenza del DNA ma anche da mutazioni della sua struttura, costituita da strati di cromatina. Studi epigenetici, che analizzano i meccanismi responsabili di cambiamenti ereditabili nel genoma, hanno infatti dimostrato come il microambiente possa influenzare il comportamento cellulare provocando alterazioni nella struttura della cromatina all’interno del nucleo cellulare portando così alla trasformazione di cellule da sane a tumorali. Il progetto europeo PROCHIP (Chromatin organization PROfiling with high-throughput super-resolution microscopy on a CHIP), coordinato dal CNR e di cui il Politecnico di Milano è partner, si propone di sviluppare un innovativo microscopio in grado di analizzare un elevato numero di cellule tumorali e ottenere informazioni sulla distribuzione spaziale della cromatina, in modo da individuare un parametro da utilizzare come marker tumorale. La possibilità di osservare la distribuzione della cromatina aiuterà a decifrare l’eterogeneità di certe tipologie di cancro, ma anche a valutarne la risposta alle terapie e riuscire a sviluppare una medicina personalizzata per ogni specifico paziente.
Individuata una nuova popolazione di cellule staminali che favorisce la riparazione delle lesioni al midollo spinale

Lo studio condotto dai ricercatori della Yale School of Medicine e del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications
Un team di scienziati della Yale School of Medicine e del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa ha individuato una particolare popolazione di cellule staminali, dette neuroepiteliali, che si sono rivelate particolarmente efficaci nel riparare le lesioni al midollo spinale. La sperimentazione condotta su modelli animali ha mostrato che queste particolari cellule sono in grado di integrarsi nel tessuto danneggiato, estendere prolungamenti per alcuni centimetri dopo il trapianto e fornire un recupero motorio e funzionale. Inoltre, come hanno evidenziato i test di laboratorio, il recupero è proporzionale all’entità alla lesione: se ad esempio il danno al midollo spinale non supera il 25%, c’è un miglioramento significativo nell’uso degli arti inferiori entro due mesi.
“Per la prima volta, grazie a questo studio è stato quindi dimostrato che l’origine anatomica delle cellule staminali ha una importanza cruciale per il successo del trapianto”, spiega Marco Onorati, ricercatore dell’Unità di Biologia Cellulare e dello Sviluppo del Dipartimento di Biologia dell’Ateneo Pisano, e fra i primi autori dello studio pubblicato sulla rivista “Nature Communications”.
Medicina
Gravidanza fisiologica: le nuove linee guida dell'ISS tra scienza e appropriatezza
L'Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha presentato l'ultimo aggiornamento delle...
Paleontologia
Il piccolo scavatore che ha cambiato la storia: Il mistero di Alnashetri
Immaginate un dinosauro non più grande di un tacchino, agile, con zampe fatte per...
Geografia e Storia
Dagli Ipogei del Tepui venezuelano ai terreni marziani: un protocollo innovativo per l'indagine di siti estremi
Un team internazionale ha applicato metodologie analitiche portatili avanzate per esaminare in situ le...
Astronomia e Spazio
Destinazione Giove: a Roma nasce lo SWIM Lab per scovare oceani extraterrestri
Inaugurato presso l'Università Roma Tre un centro di eccellenza mondiale: studierà...
Scienze Naturali e Ambiente
Idrogeno Verde: la sfida non è solo l'energia, ma l'acqua
Una ricerca svedese rivela un paradosso: produrre carburante pulito per l'industria...







