
L'utilizzo diffuso delle app di navigazione satellitare come Google Maps e TomTom può alterare il traffico delle città, incanalando le auto sulle medesime arterie stradali e riducendo i vantaggi ambientali quando gli utenti diventano troppi. È quanto emerge da una ricerca pubblicata su Nature Communications, realizzata da Cnr-Isti, Università di Pisa e Scuola Normale Superiore di Pisa.I risultati della ricerca
Analizzando le simulazioni del traffico nelle città di Firenze, Milano e Roma con varie percentuali di utilizzo dei servizi di navigazione (da 0% a 100%), lo studio ha evidenziato diverse dinamiche:
Concentrazione dei percorsi: All'aumentare degli utenti che usano i navigatori, i veicoli vengono indirizzati verso un numero inferiore di strade, prediligendo grandi arterie e autostrade. Negli scenari con adozione al 100%, la varietà delle rotte crolla fino al 14% rispetto a una guida senza indicazioni algoritmi.
Impatto ambientale variabile: Se in condizioni di traffico ridotto le app contribuiscono a diminuire le emissioni di CO2 con traffico intenso i benefici si riscontrano soltanto se la quota di utenti è bassa. Superata una soglia compresa tra il 60% e l'80%, l'impatto positivo sull'ambiente tende ad azzerarsi o, in casi specifici come a Roma, a peggiorare.
Le prospettive per i sistemi di navigazione
I ricercatori sottolineano che lo scopo dell'analisi non è condannare tali tecnologie, utilissime per il singolo automobilista, bensì evidenziare gli effetti collettivi generati dalle decisioni individuali guidate dall'intelligenza artificiale. La vera sfida per gli sviluppatori sarà creare algoritmi capaci di bilanciare le esigenze del singolo guidatore con l'ottimizzazione del flusso di traffico e della vivibilità dell'intera città.