Settembre 2026

Una ricerca di respiro internazionale, condotta con il contributo dell'Università degli Studi di Milano, ha ridefinito la classificazione scientifica del proteo — lo storico anfibio troglobio che popola i bacini ipogei del Carso tra Italia, Slovenia, Croazia e Bosnia ed Erzegovina. Invece dell'unica specie nota in precedenza, l'indagine ne ha identificate nove distinte, tra cui una nuova varietà nativa del territorio italiano denominata Proteus maurii, in omaggio al naturalista Edgardo Mauri. Questo aggiornamento, pubblicato sulla rivista Amphibia-Reptilia, fornisce strumenti fondamentali per predisporre piani di tutela specifici per ogni popolazione.

 

Fonte Pixabay

 

Pubblicato in Scienza generale

                                                                         

                foto: G. Lucarini, Archivio OBAP

Nel sito archeologico di Oued Beht, nel Marocco nord-occidentale, una campagna di scavi condotta da un'équipe scientifica internazionale con la partecipazione del CNR ha portato alla luce una struttura difensiva composta da fossato e terrapieno risalente a 3.500-4.000 anni fa, successivamente rinforzata in epoca medievale da un'imponente cinta muraria in pietra. La scoperta, pubblicata sulla rivista Libyan Studies, rivela dettagli inediti sulla storia profonda e sulla complessa organizzazione sociale delle popolazioni del Maghreb.

Le indagini, svolte nell'ambito della terza campagna dell'Oued Beht Archaeological Project (OBAP), sono state realizzate in sinergia tra l'Istituto di scienze del patrimonio culturale del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR ISPC), l'Institut National des Sciences de l'Archéologie et du Patrimoine del Marocco, l'Università di Cambridge e l'ISMEO, sotto la guida dei direttori di scavo Giulio Lucarini, Youssef Bokbot e Cyprian Broodbank.

Pubblicato in Paleontologia

 

Da miliardi di anni Mercurio, il corpo planetario più piccolo del Sistema Solare, è interessato da un progressivo processo di raffreddamento e contrazione interna. Questo fenomeno provoca il cedimento della superficie e la formazione di mastodontiche scarpate di faglia (lobate scarps), strutture lunghe centinaia di chilometri capaci di innalzarsi fino a 2000 metri di quota.

Una ricerca pubblicata sulla rivista Nature Communications — intitolata Graphite lubricates Mercury’s global contraction — ha fatto luce sui meccanismi alla base di questa profonda ristrutturazione geologica. Lo studio dimostra che a facilitare lo scorrimento delle faglie è stata la presenza diffusa nella crosta di grafite, la medesima sostanza minerale impiegata per le mine delle matite. La scoperta si deve a un lavoro di squadra che ha visto la collaborazione tra l'Università di Padova, l'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF-OAPD) e l'Università di Milano-Bicocca.

Pubblicato in Astronomia

Credits: Luca Forti 

 

Un'indagine scientifica multidisciplinare condotta da un gruppo di ricerca guidato dalla Sapienza Università di Roma ha gettato nuova luce sui reperti umani ritrovati oltre un secolo fa a Grotta Romanelli, presso Castro (Lecce). Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Anthropological Sciences, ha svelato un'inaspettata frequentazione della cavità in epoca medievale, ampliando di diversi millenni la cronologia d'uso di quello che finora era considerato un sito quasi esclusivamente paleolitico.

Pubblicato in Paleontologia


For years, as a dermatologist, I told people stung by a jellyfish to use alcohol. I was sure of it for a reason of physiology. Before writing about it I went to see what the laboratories had measured, in Messina and in Barcelona, and I found I had been half right. This is the account of that check.

Nematocysts of Pelagia noctiluca under the light microscope after five minutes in seawater (A), all intact, and in vinegar (B, C, D), with the threads fired; arrows mark the four capsule types. Scale bar: 100 micrometres. Figure 1 of Ballesteros and colleagues, 2021, unaltered. Credit: Ballesteros A., Marambio M., Fuentes V., Narda M., Santín A., Gili J.-M., Toxins 2021, Creative Commons Attribution 4.0 (CC BY), https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/

Pubblicato in Scienceonline
Lunedì, 21 Settembre 2026 07:43

Pelagia noctiluca: cosa fare, cosa no · MP&T 3

Per anni, da dermatologo, a chi veniva punto da una medusa ho consigliato l'alcol. Ne ero convinto per un motivo di fisiologia. Prima di scriverne sono andato a vedere cosa hanno misurato i laboratori, a Messina e a Barcellona, e ho trovato che avevo ragione a metà. Questo è il racconto di quella verifica.

 

 

Nematocisti di Pelagia noctiluca al microscopio ottico dopo cinque minuti in acqua di mare (A), tutte intere, e in aceto (B, C, D), con i filamenti sparati; le frecce indicano i quattro tipi di capsula. Barra di scala: 100 micrometri. Figura 1 del lavoro di Ballesteros e colleghi del 2021, non modificata. Credito: Ballesteros A., Marambio M., Fuentes V., Narda M., Santín A., Gili J.-M., Toxins 2021, Creative Commons Attribution 4.0 (CC BY), https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/

 

Pubblicato in Scienze Naturali
Sabato, 19 Settembre 2026 08:53

The live snail and the stomach


In the countryside of Romagna and Lunigiana, in Italy, people swallowed a raw snail, taken out of its shell, to cure an ulcer. The remedy survives. There is no evidence that the mucus does anything for the stomach; there is plenty about the parasite a snail can carry.

 

Life cycle of Angiostrongylus cantonensis: from the rat, the definitive host, to snails and slugs, the intermediate hosts, to humans, accidental hosts in which the larva does not complete its development. Diagram, not a photograph. Credit: CDC, Division of Parasitic Diseases and Malaria, DPDx. Work of the United States federal government, public domain.

Pubblicato in Scienceonline
Sabato, 19 Settembre 2026 08:37

La lumaca viva e lo stomaco


Nelle campagne di Romagna e di Lunigiana si ingoiava una lumaca cruda, tolta dal guscio, per curare l'ulcera. Il rimedio sopravvive. Della bava sullo stomaco non esiste una prova; del parassita che la lumaca può portare ne esistono molte.

 

 



Ciclo vitale di Angiostrongylus cantonensis: dal ratto, ospite definitivo, alle lumache, con guscio o senza (limacce), ospiti intermedi, all'uomo, ospite accidentale in cui la larva non completa lo sviluppo. Schema, non fotografia. Credito: CDC, Division of Parasitic Diseases and Malaria, DPDx. Opera del governo federale degli Stati Uniti, dominio pubblico.

Pubblicato in Scienze Naturali
Venerdì, 18 Settembre 2026 12:04

The plankton that switch sides

Sinistral (top) and dextral (bottom) shells of Globorotalia limbata, in umbilical and spiral view; the red arrows show the direction of coiling. Scale bar: 200 micrometres. Specimens from Lo-En Guyot, western Pacific, ODP Hole 872C, Upper Miocene. Figure 1 of the paper cited, unmodified. Credit: Wade B. S., Pearson P. N., King D. J., Luciani V., PNAS 2026, Creative Commons Attribution 4.0 (CC BY), https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/


For millions of years planktonic foraminifera coiled their shells one way. Then, within a few thousand years, they reversed in every ocean. Four palaeontologists offer an explanation: not climate, but hidden species taking turns.

A shell of Globorotalia limbata is half a millimetre across. Under the microscope its chambers wind in a spiral, and the spiral turns one way only: clockwise, and the shell is called dextral, or anticlockwise, and it is called sinistral. It is a binary character, the easiest thing to count in a sediment. In the 1950s David Ericson counted shells of Neogloboquadrina pachyderma in North Atlantic cores and saw that sinistral shells dominated in cold periods and dextral ones in warm periods. He turned it into a thermometer. The thermometer worked, but for the wrong reason: later research found two distinct populations on either side of the polar front, each with its own coiling. When the ice advanced, the water masses shifted south and the sinistrals took the place of the dextrals. In 2006 genetics closed the case: the dextral form is a separate species, Neogloboquadrina incompta.

Pubblicato in Scienceonline
Venerdì, 18 Settembre 2026 11:56

Il plancton che cambia verso

 

Gusci di Globorotalia limbata sinistrorsi (in alto) e destrorsi (in basso), in vista ombelicale e in vista spirale; le frecce rosse indicano il senso di avvolgimento. Barra di scala: 200 micrometri. Esemplari da Lo-En Guyot, Pacifico occidentale, foro ODP 872C, Miocene superiore. Figura 1 del lavoro citato, non modificata. Credito: Wade B. S., Pearson P. N., King D. J., Luciani V., PNAS 2026, Creative Commons Attribution 4.0 (CC BY), https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/

 

Per milioni di anni i foraminiferi planctonici hanno avvolto il guscio in un solo senso. Poi, in poche migliaia di anni, lo hanno invertito in tutti gli oceani. Quattro paleontologi propongono una spiegazione: non è il clima, sono specie nascoste che si danno il cambio.

Un guscio di Globorotalia limbata è largo mezzo millimetro. Sotto il microscopio le camere si avvolgono a spirale, e la spirale gira in un senso solo: orario, e il guscio si dice destrorso, o antiorario, e si dice sinistrorso. È un carattere binario, il più facile da contare in un sedimento. Negli anni Cinquanta David Ericson contò i gusci di Neogloboquadrina pachyderma nelle carote dell'Atlantico settentrionale e vide che i sinistrorsi dominavano nei periodi freddi e i destrorsi in quelli caldi. Ne fece un termometro. Il termometro funzionava, ma per la ragione sbagliata: le ricerche successive trovarono due popolazioni distinte ai due lati del fronte polare, ciascuna con il suo verso. Quando il ghiaccio avanzava, le masse d'acqua scendevano a sud e i sinistrorsi prendevano il posto dei destrorsi. Nel 2006 la genetica ha chiuso il caso: la forma destrorsa è un'altra specie, Neogloboquadrina incompta.

Pubblicato in Scienza generale
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