Scoperta in Marocco la più antica fortificazione del Nord Africa al di fuori dell'Egitto

Carlo Rossini 22 Set 2026

                                                                         

                foto: G. Lucarini, Archivio OBAP

Nel sito archeologico di Oued Beht, nel Marocco nord-occidentale, una campagna di scavi condotta da un'équipe scientifica internazionale con la partecipazione del CNR ha portato alla luce una struttura difensiva composta da fossato e terrapieno risalente a 3.500-4.000 anni fa, successivamente rinforzata in epoca medievale da un'imponente cinta muraria in pietra. La scoperta, pubblicata sulla rivista Libyan Studies, rivela dettagli inediti sulla storia profonda e sulla complessa organizzazione sociale delle popolazioni del Maghreb.

Le indagini, svolte nell'ambito della terza campagna dell'Oued Beht Archaeological Project (OBAP), sono state realizzate in sinergia tra l'Istituto di scienze del patrimonio culturale del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR ISPC), l'Institut National des Sciences de l'Archéologie et du Patrimoine del Marocco, l'Università di Cambridge e l'ISMEO, sotto la guida dei direttori di scavo Giulio Lucarini, Youssef Bokbot e Cyprian Broodbank.

Come illustrato da Giulio Lucarini (CNR ISPC e ISMEO), l'area di Oued Beht — situata nella provincia di Khémisset — era già nota dal 2021 per il ritrovamento di un vasto abitato agricolo di circa dieci ettari databile tra la metà del IV e gli inizi del III millennio a.C., collegato da fitti scambi culturali ed economici anche con la penisola iberica.

L'ultima fase di indagine ha consentito di chiarire la natura e la cronologia delle imponenti opere difensive che delimitano il settore meridionale dell'insediamento. Al di sotto della muratura affiorante, gli archeologi hanno individuato un terrapieno e un fossato scavati tra l'inizio e la metà del II millennio a.C. Si tratta del sistema fortificato più antico mai documentato in Nord Africa al di fuori della Valle del Nilo. Grazie a diciassette datazioni al radiocarbonio, i ricercatori hanno ricostruito le varie fasi edili dell'opera, pensata per sbarrare l'accesso lungo il crinale naturale e proteggere la comunità.

I dati confermano che le società del II millennio a.C. nel Maghreb nord-occidentale possedevano capacità ingegneristiche e organizzative su larga scala finora insospettate. Con il passare del tempo, il centro abitato venne spostato dalla zona settentrionale più esposta verso lo sperone roccioso a sud, decisamente più difendibile.

La scoperta evidenzia inoltre interessanti parallelismi con le dinamiche in atto nel Mediterraneo occidentale: nello stesso arco temporale, nella penisola iberica meridionale, la cultura di El Argar sviluppava analoghi villaggi fortificati e attività metallurgiche avanzate. Infine, la sovrapposizione del muro in pietra e la presenza di una necropoli di epoca successiva testimoniano un riutilizzo del sito in età medievale, offrendo importanti elementi per ricostruire la storia delle comunità rurali dell'epoca.

Il progetto di ricerca è sostenuto dal Ministero della Gioventù, della Cultura e della Comunicazione del Marocco e dalla comunità di Aït Siberne, con i finanziamenti del CNR, dei Ministeri italiani degli Affari Esteri e dell'Università, del McDonald Institute for Archaeological Research e dell'Ateneo di Cambridge.

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