Grazie all’insieme della corrispondenza recuperata, il lettore ha l’occasione di conoscere numerosi personaggi, molti dei quali di elevato spessore scientifico-culturale, come ad esempio: Enrico Fermi, John von Neumann, Edoardo Amaldi, Gilberto Bernardini, Mario Salvadori, Francesco Giordani, H.Goldstine, Pierre Auger, G.D.Birkoff, A.Ghizzetti, C.Bohm, ed altri ancora. Nel volume sono, inoltre, presenti diverse lettere di Mauro Picone ai suoi più stretti collaboratori che evidenziano la notevole capacità di iniziativa del matematico italiano, sia nell’indirizzo che nel coordinamento del personale dell’INAC.
La corrispondenza pubblicata riveste un certo interesse anche in riferimento agli avvenimenti che hanno visto l’INAC/CNR, nei primi anni ’50, come possibile scelta europea da parte dell’UNESCO per la realizzazione del Centro Internazionale di Calcolo. Tale corrispondenza fa luce, infatti, sulle diverse ragioni per le quali il Progetto poi non andò in porto. Tra le principali cause: le lungaggini burocratiche, i tempi di ratifica dell’accordo della convenzione da parte dei vari Paesi interessati che ritardarono sino al 1961, nonché il fatto che dopo l’iniziale entusiastica adesione al Progetto UNESCO , le nazioni più progredite, come gli USA, la Francia, l’Inghilterra, la Germania occidentale, la Svezia, l’Austria, la Svizzera, etc., decisero di ritirare la loro adesione all’iniziativa UNESCO.
Dal punto di vista storico-scientifico la “lunga marcia” di Picone si può dire che ha inizio nel ’44, quando egli apprende la notizia della costruzione da parte dell’IBM del calcolatore “Mark I”, progettato da Howard Aiken. Poi, nel ’46, c’è l’avvio della realizzazione di un altro grande computer: l’ ENIAC, che stimola ulteriormente la curiosità e l’interesse del matematico italiano Picone, il quale si rende conto dell’eccezionalità del momento scientifico. Così, sul finire degli anni ’40, la sua attività diviene particolarmente frenetica: egli progetta forme concrete di collaborazione con gli USA, avvia un’indagine sugli Istituti e Laboratori Numerici statunitensi, francesi e svedesi, con particolare attenzione per quelli americani.
Dopo l’importante visita negli USA, sua e dei suoi collaboratori, segue quella di alcuni specialisti della Olivetti, al fine di studiare la possibilità di realizzare un grande computer interamente italiano.
Di fatto, nel ’51, il Progetto “romano” assume aspetti concreti di fattibilità, dopo che si è riscontrata la possibile collaborazione con l’azienda Olivetti. Nella prima metà del ’52, però, la stessa l’Olivetti, inaspettatamente, si ritira dall’ambiziosa impresa per ragioni puramente economiche: il Progetto, infatti, ha necessità di ingenti finanziamenti che in realtà non è facile reperire. Al posto dell’Olivetti vengono, così, individuati altri possibili partners. Le trattative si rivelano lunghe ed estenuanti a tal punto che, nello stesso anno ’52, Picone incarica Mario Salvadori negli USA di accelerare i tempi di una possibile decisione americana. Contemporaneamente vengono, inoltre, attivati contatti commerciali anche con l’azienda inglese FERRANTI, per valutare la possibilità dell’acquisto di un grande calcolatore elettronico (in seguito chiamato FINAC) da installare nell’Istituto Nazionale del Calcolo del CNR. Sarà questa, in effetti, la trattativa definitiva che si rivelerà giusta e che porrà fine nel ‘55 ai diversi tentativi posti in essere, sin dal ’46, dallo stesso Picone allo scopo di dotare il suo Istituto e il CNR di un potente strumento di calcolo scientifico.
Il volume - edito dall’Università Bocconi / Centro ELEUSI, sez. PRISTEM, e pubblicato con il contributo dell’IAC/CNR – presenta al suo interno l’appendice: “Il calcolo prima del FINAC “, di Andrea Celli (IAC/CNR), apprezzabile, sia dal punto di vista divulgativo, sia per il contenuto storico-scientifico.
Fausto D’Aprile
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Titolo del volume: La”lunga marcia” di Mauro Picone (1885-1977)
Autori: A. Guerraggio, M. Mattaliano, P. Nastasi (a cura di)
Università Bocconi/Centro Eleusi
Edizione 2010
pp.39