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A due anni dalla scoperta di un lago sotto la calotta polare meridionale del pianeta Marte, pubblicata nel 2018 nella prestigiosa rivista scientifica Science da un gruppo di ricercatori e tecnici italiani, un team formato da ricercatori dell'Università Roma Tre, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IREA, Napoli), dell'Università Jacobs (Brema, Germania), della University of Southern Queensland (Centre for Astrophysics: Toowoomba, Australia) e dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), ha trovato prova ulteriore dell'esistenza di laghi di acqua salata intrappolati sotto il ghiaccio del Polo Sud marziano.

La nuova scoperta conferma quello che un team guidato da Roberto Orosei (INAF), con Elena Pettinelli (Università Roma Tre) ed Enrico Flamini (ASI - Agenzia Spaziale Italiana), aveva annunciato al mondo nel 2018, ovvero che il radar sottosuperficiale MARSIS, uno degli strumenti a bordo della sonda dell'ESA Mars Express, aveva rilevato un'area di forte riflettività a circa 1,5 km sotto i depositi stratificati di ghiaccio e polvere della calotta polare meridionale di Marte. Secondo Orosei e colleghi, l’elevata intensità del segnale riflesso proveniente da un’area di circa 20 km di diametro, avrebbe potuto essere spiegata dalla presenza di un lago d'acqua il cui congelamento sarebbe stato probabilmente impedito da una alta concentrazione di sali. Da allora molto lavoro è stato fatto, sia da parte di membri del gruppo originario che da parte di team internazionali, per comprendere ulteriormente le condizioni geologiche in grado di favorire la presenza di laghi sotto la spessa coltre di ghiaccio di questa zona polare.

Pubblicato in Scienze Naturali

 

03/10/2020 - 10/01/2021
Musei di Villa Torlonia,
Casina delle Civette


Arazzi e aquiloni in carta giapponese.

Il progetto espositivo omaggia il Giappone attraverso l’opera di un’artista che, da più di 20 anni, lavora con ricerche che delineano un ponte tra tradizione artistiche diverse e spesso lontane.

Anna Onesti è un’artista dal percorso complesso e articolato che ha collaborato con importanti istituzioni internazionali impegnate nella salvaguardia del patrimonio culturale.
I suoi lavori sono realizzati su carta, utilizzando tecniche decorative ispirate alla tintura tradizionale dei tessuti; tecniche apprese nei suoi periodi di studio in Giappone e che si basano su metodi di tintura per riserva, ovvero metodi di tintura parziali, come: l’itajimezome, lo shiborizome, e il katazome. I colori, impiegati in questi processi tintori, sono in prevalenza di origine organica.
Queste tecniche, nate per la tintura dei tessuti, sono utilizzate in Giappone anche sulla carta.

Pubblicato in Arte
Martedì, 06 Ottobre 2020 13:24

L'inquinamento in Italia durante il lockdown



Table 1. Mean values by study area and period of meteorological parameters, road traffic and pollutant concentrations observed on a daily basis at all stations. Corresponding 2020-to-2019 change rates (%) are reported in italics


Uno studio dell’Istituto per la bioeconomia del Cnr, pubblicato su Environmental Pollution, ha preso in esame differenti città italiane durante il periodo di chiusura dovuto al Covid-19 per quantificare l’impatto del traffico stradale sulla qualità dell’aria nelle aree urbane. È emersa una significativa riduzione dei livelli di biossido di azoto, ma non della concentrazione di polveri sottili

A seguito del lockdown si sono verificati alcuni mutamenti nelle emissioni di inquinanti atmosferici e di gas serra e, in modo particolare, il traffico stradale nelle città in Italia si è ridotto mediamente del 48-60%. Queste condizioni hanno fornito un’opportunità eccezionale per valutare come una prolungata e significativa riduzione delle emissioni abbia avuto un impatto sulla qualità dell'aria in ambito urbano.

Uno studio, condotto dall’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe) e pubblicato sulla rivista Environmental Pollution, ha messo in evidenza come i due mesi di blocco del traffico urbano esteso all'intero territorio nazionale abbiano determinato una significativa riduzione dei soli livelli di biossido di azoto (NO2); le concentrazioni di polveri sottili (PM2.5 e PM10) si sono ridotte in misura minore, mentre quelle di ozono (O3) sono rimaste invariate o addirittura aumentate. La ricerca ha preso in considerazione sei città tra le più popolate d’Italia caratterizzate da differenti condizioni climatiche: Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo.

Pubblicato in Ambiente


Una delle patologie più frequenti nelle donne in età fertile è l’endometriosi: secondo le stime ne soffrono, solo in Italia, almeno 3 milioni, circa il 10-15% (Ministero della Salute). Si tratta di una patologia ginecologica benigna, ancora poco conosciuta, causata dalla presenza di endometrio, mucosa normalmente presente nella cavità uterina, all’esterno dell’utero. “Il picco si verifica tra i 25 e i 35 anni, ma la patologia può comparire anche in fasce d'età più basse. Le pazienti affette da endometriosi possono avere maggior difficoltà ad ottenere una gravidanza tuttavia endometriosi non è sinonimo di infertilità: circa il 70% delle pazienti riesce comunque a concepire”, spiega la Dott.ssa Claudia Filidi, specialista in Ginecologia e Ostetricia e Responsabile di Branca presso i Poliambulatori Specialistici San Raffaele Termini e Tuscolana.

Pubblicato in Medicina
Martedì, 06 Ottobre 2020 13:11

COVID-19: questione di genere?

 

Un team di ricerca multidisciplinare formato da esperti di tutto il mondo, fra i quali Valeria Raparelli del Dipartimento di Medicina sperimentale, ha dimostrato una associazione tra la disuguaglianza di genere e il rischio di esposizione all'infezione da Coronavirus. I risultati dello studio, pubblicati su Canadian Medical Association Journal, evidenziano la necessità di sviluppare interventi mirati nei diversi paesi per contrastare la pandemia.


È noto che i fattori biologici legati al sesso e quelli psico-socio-culturali, riconducibili al genere di un individuo (cosiddetto “gender”) possono influenzare il rischio di sviluppare malattie infettive e la loro prognosi. La pandemia da COVID-19 non sembra fare eccezione.

Proprio alla migliore comprensione di tale associazione ha lavorato un team multidisciplinare formato da esperti di medicina di genere, epidemiologi, sociologi, informatici, biostatistici, medici e infermieri, provenienti da Canada, Austria, Svezia, Spagna e Italia, fra i quali Valeria Raparelli del Dipartimento di Medicina sperimentale della Sapienza.

Nel lavoro pubblicato sulla rivista Canadian Medical Association Journal (CMAJ), i ricercatori hanno utilizzato dati provenienti da 33 diversi paesi per indagare l’influenza del sesso biologico e dei fattori genere-correlati sul numero di casi e di morti per COVID-19, giungendo a dimostrare come le norme e i modelli sociali, culturali ed economici all'interno di un paese possano influenzare il rischio di esposizione all'infezione e l'opportunità di ricevere i test diagnostici.

Pubblicato in Medicina


Terminato il complesso intervento di restauro del monumento di piazza Mincio

La Fontana delle Rane, al centro di piazza Mincio nel quartiere Coppedè, è stata oggi restituita alla città, nella sua rinnovata veste dopo un importante restauro terminato nei giorni scorsi. L’intervento di ripristino del monumento, sotto la direzione tecnico-scientifica della Sovrintendenza Capitolina, è il primo di tale portata dal momento della sua inaugurazione, nel 1927.

Il restauro
Prima di poter intervenire sulla fontana è stato necessario consolidare il terreno di fondazione la cui natura instabile ha provocato, nel corso degli anni, l’inclinazione del bacino inferiore, terreno che con l'intervento è stato stabilizzato. Il monumento appariva molto degradato a causa degli agenti atmosferici inquinanti da traffico veicolare e, come tutte le fontane romane, aveva risentito anche della composizione altamente calcarea delle acque di alimentazione, il cui getto continuo aveva prodotto incrostazioni calcaree di estrema resistenza. La rimozione dell’enorme strato di calcare, spesso circa 17 cm., che ricopriva l’opera è stata un’operazione particolarmente delicata e lunga. I lavori, realizzati dall’Impresa Picalarga S.r.l., hanno riguardato anche l’impianto idrico e il marciapiede ornamentale che circonda la fontana, ricollocato in opera sostituendo e/o recuperando parti delle losanghe in travertino nel completo rispetto del disegno originario. L’importo totale delle attività di consolidamento e restauro è stato di 283.683,12 euro.

Pubblicato in Eventi

Una nuova ricerca svolta con la collaborazione degli istituti Officina dei materiali, Nazionale di ottica e di Fotonica e nanotecnologie del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iom, Cnr-Ino e Cnr-Ifn), ha mostrato che è possibile tenere insieme particelle con carica negativa, che di solito si respingono. Lo studio sulla Photon Bound Exciton, pubblicato su Nature Physics, apre inedite opportunità per la creazione di materiali innovativi da usare nello sviluppo di nuove tecnologie.

Cariche positive e negative si attraggono, formano atomi, molecole e tutto ciò che comunemente chiamiamo materia. Al contrario, cariche negative si respingono e, per poter formare oggetti come gli atomi, con legami al loro interno, è necessaria una “super colla”, in modo da compensare la repulsione elettrostatica esercitata dalle particelle e così tenerle insieme. In uno studio pubblicato sulla rivista Nature Physics, un team internazionale di ricerca, con la collaborazione di Istituto officina dei materiali (Cnr-Iom) di Trieste, Istituto nazionale di ottica (Cnr-Ino) di Trento e Istituto di fotonica e nanotecnologie (Cnr-Ifn) di Milano del Consiglio nazionale delle ricerche ha dimostrato per la prima volta che i fotoni, le particelle che compongono la luce, possono essere usate per tenere insieme particelle con carica negativa, creando una nuova forma di materia chiamata Photon Bound Exciton.

Pubblicato in Tecnologia


Sperimentato con successo su un gruppo di bambini e ragazzi con HIV, dovrà essere testato anche su altri pazienti immunodepressi. Lo studio pubblicato su Frontiers in Immunology.
Un nuovo test del sangue predice l’efficacia del vaccino antinfluenzale sui bambini immunodepressi affetti da HIV. È stato messo a punto dai ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, in collaborazione con la University of Miami e BioStat Solutions, con un metodo innovativo che combina lo stimolo in vitro del sangue, l’analisi dell’espressione genica dei linfociti e l’intelligenza artificiale. I risultati dello studio, appena pubblicati sulla rivista scientifica Frontiers in Immunology, hanno un’importante ricaduta clinica: per i bambini immunodepressi essere protetti dal virus dell’influenza è fondamentale; sapere in anticipo se il vaccino funzionerà o meno consentirà di programmare percorsi vaccinali personalizzati ed efficaci nel tempo, con l’aggiunta di adiuvanti o con un maggior numero di richiami.


LO STUDIO
Dal prelievo all’espressione genica. Lo studio del Bambino Gesù, durato due anni, ha coinvolto 23 pazienti dell’Ospedale affetti da HIV, con un sistema immunitario compromesso dalla malattia e quindi particolarmente vulnerabili ai rischi dell’influenza. Per arrivare al test predittivo i ricercatori hanno ideato un metodo chiamato In VItro Gene Expression Testing (IVIGET): dopo aver prelevato una piccola quantità di sangue da ciascun bambino (3 ml), ne hanno stimolato una parte in vitro con il vaccino antinfluenzale. Dai campioni di sangue sono stati poi “estratti” i linfociti maggiormente implicati nella risposta immunitaria e ne è stata analizzata l’espressione genica, ovvero il modo in cui si “comportano” i geni prima e dopo la stimolazione in vitro.
L’intelligenza artificiale. I dati ottenuti durante la fase di laboratorio, eseguita al Bambino Gesù con la collaborazione dei ricercatori della University of Miami, sono stati trasferiti ai biostatistici e bioinformatici della società americana BioStat Solutions che, processando le informazioni con un complesso algoritmo, hanno stilato una classifica dei geni in base alla loro capacità di “segnalare” la risposta immunitaria al vaccino (importance ranking), hanno assegnato a ciascuno di questi un punteggio (prediction score) e hanno calcolato il coefficiente di predittività, ovvero il valore numerico che misura la probabilità di efficacia del vaccino.


IL TEST PREDITTIVO
L’applicazione del coefficiente di predittività ai bambini coinvolti nello studio si è rivelata attendibile al 96%: la previsione di efficacia del vaccino è risultata esatta in 22 pazienti su 23. Ora il nuovo test dovrà essere validato con una sperimentazione su una coorte più ampia di bambini immunodepressi, cioè con una ridotta risposta immunologica alle vaccinazioni. Un obiettivo ulteriore dei ricercatori è quello di semplificare la procedura nella fase di laboratorio. Se oggi sono circa 100 i geni analizzati per ogni tipo di linfocita selezionato (10 sottopopolazioni linfocitarie), si punta a ridurre sensibilmente questi numeri per rendere il test più rapido, economico e fruibile su larga scala. «Sapere in anticipo se un vaccino sarà efficace o meno è molto importante sul piano clinico: è una informazione che ci consentirà di personalizzare il piano vaccinale del singolo paziente» spiega il dott. Nicola Cotugno della struttura complessa di Immunologia clinica e Vaccinologia del Bambino Gesù diretta dal dott. Paolo Palma. «Nei casi in cui avremo di fronte un bambino che sappiamo non risponderà al vaccino, potremo programmare l’aggiunta di adiuvanti, sostanze che potenziano la risposta del sistema immunitario, oppure un maggior numero di richiami. Il prossimo passo è la validazione del test su una coorte più ampia di bambini immunodepressi e, in futuro, la sperimentazione del nostro sistema predittivo su altri tipi di vaccino e altre categorie di persone vulnerabili come i bambini trapiantati, gli allergici,le donne in gravidanza e gli anziani».

Pubblicato in Medicina

Immagine del neurone umano ritrovato a Pompei

 


Lo studio dei ricercatori della Federico II, del Cnr, del CEINGE-Biotecnologie Avanzate, delle Università Roma Tre e Statale di Milano è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Plos One

Un nuovo studio pubblicato da Plos One, autorevole rivista scientifica americana, rivela l'eccezionale scoperta di neuroni umani da una vittima dell'eruzione che nel 79 d.C. seppellì Ercolano, Pompei e l'intera area vesuviana fino a 20 km di distanza dal vulcano.

Lo studio è stato eseguito dal team di ricerca coordinato dall'antropologo forense Pier Paolo Petrone - responsabile del Laboratorio di Osteobiologia Umana e Antropologia Forense presso la sezione dipartimentale di Medicina Legale dell'Università di Napoli Federico II - di cui fanno parte il professor Massimo Niola (ordinario e direttore della U.O.C. di Medicina Legale della Federico II di Napoli), il professor Giuseppe Castaldo (Principal investigator del CEINGE e ordinario di Scienze Tecniche di Medicina di Laboratorio nell'Università Federico II) e il professor Guido Giordano (ordinario di Vulcanologia dell'Università Roma Tre), in collaborazione con Francesco Sirano, Direttore del Parco Archeologico di Ercolano, Maria Giuseppina Miano, neurogenetista presso l'Istituto di Genetica e Biofisica "Adriano Buzzati-Traverso" del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli e altri ricercatori dei suddetti centri di ricerca nazionali e dell'Università Statale di Milano.

Pubblicato in Medicina



La pratica meditativa come terapia per i disturbi comportamentali. Pubblicati su una rivista scientifica internazionale i risultati di uno studio dell’Ospedale della Santa Sede in collaborazione con l’Università di Udine. 
Una migliore capacità di attenzione e concentrazione nei bambini con Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) grazie alla mindfulness, una forma di meditazione orientata alla consapevolezza di sé. E’ il risultato dello studio condotto dal gruppo di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Bambino Gesù, guidato dal prof. Stefano Vicari, pubblicato in questi giorni sull’International Journal of Environmental Research and Public Health.


LA MEDITAZIONE MINDFULNESS
La meditazione mindfulness consiste in un insieme di procedure utili per “allenare” e sviluppare la consapevolezza durante la pratica meditativa con lo scopo di estenderla a ogni aspetto della vita. Negli ultimi quindici anni queste procedure sono state rivolte progressivamente anche a bambini e adolescenti nei contesti educativi, scolastici e riabilitativi. L’effetto riscontrato in età evolutiva è l’aumento progressivo della consapevolezza di ciò che accade intorno che facilita la concentrazione del bambino sul momento presente. I ricercatori del Bambino Gesù si sono posti l’obiettivo di verificare se questo tipo di meditazione potesse aiutare a migliorare l’attenzione e a favorire l’autocontrollo dei bambini con ADHD che subiscono persistenti aspetti di disattenzione, impulsività e iperattività, oltre che difficoltà nella gestione delle proprie emozioni.

Pubblicato in Medicina

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