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30 Gennaio 2026

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Febbraio 2026

Per la prima volta, un team di scienziati è riuscito a ricostruire gli antichi genomi dei betaherpesvirus umani 6A e 6B (HHV-6A/B) partendo da resti archeologici risalenti a oltre duemila anni fa. Lo studio, guidato dalle Università di Vienna e Tartu (Estonia) e pubblicato su Science Advances, conferma che questi virus si sono evoluti insieme alla nostra specie almeno dall'Età del Ferro. I risultati tracciano il lungo percorso di integrazione dell'HHV-6 nei cromosomi umani, suggerendo che la variante 6A abbia perso questa capacità nelle prime fasi della sua storia.

L'HHV-6B colpisce circa il 90% dei bambini entro i due anni ed è noto soprattutto come causa della sesta malattia (o roseola infantum), la principale responsabile delle convulsioni febbrili nell'infanzia. Insieme al parente stretto HHV-6A, fa parte di un gruppo di herpesvirus diffusi che solitamente stabiliscono infezioni latenti per tutta la vita. La loro caratteristica eccezionale è la capacità di integrarsi nei cromosomi umani: una peculiarità che permette al virus di restare silente e, in rari casi, di essere ereditato come parte del patrimonio genetico dell'ospite. Oggi, circa l'1% della popolazione mondiale possiede queste copie virali ereditarie. Sebbene studi precedenti ipotizzassero l'antichità di tali integrazioni, questa ricerca fornisce la prima prova genomica diretta.

Pubblicato in Medicina

Milioni di britannici potrebbero essere pronti a sostituire il pesce d'importazione con i grandi classici dei nostri mari, come sarde, sardine e acciughe. Lo rivela un nuovo studio dell’Università dell’East Anglia (UEA), secondo cui oltre il 40% dei consumatori è desideroso di sperimentare specie mai provate prima.

Il rapporto evidenzia come il Regno Unito stia ignorando una preziosa opportunità per migliorare la salute pubblica e sostenere le economie locali, non valorizzando le abbondanti riserve nazionali di pesce azzurro, piccolo ma ricchissimo di nutrienti.

La ricerca, coordinata dal Centro per la Ricerca Sociale ed Economica sull'Ambiente Globale (CSERGE) della UEA, suggerisce che questo sia il momento perfetto per riscoprire il patrimonio ittico locale.

Pubblicato in Ambiente



Quando il cuore di un paziente si ferma tra le mura ospedaliere, ogni secondo è decisivo. Il protocollo standard prevede l'inizio immediato del massaggio cardiaco, della ventilazione e l'uso del defibrillatore. Tuttavia, quando queste manovre non bastano, entra in gioco l'adrenalina.

Nonostante l'uso di questo farmaco sia una pratica consolidata da oltre cinquant'anni (celebre il suo impiego negli shock anafilattici), la sua reale efficacia nel contesto specifico dell'arresto cardiaco intra-ospedaliero non era mai stata documentata in modo così preciso fino ad oggi.

Pubblicato in Medicina


Uno studio dell’Università di Padova rivela come la Nannochloropsis gaditana riesca a superare i limiti teorici della fotosintesi, aprendo nuove frontiere per le biotecnologie.

Per decenni la scienza ha considerato la luce visibile (tra i 400 e i 700 nm) come l'unico carburante possibile per la fotosintesi ossigenica. Questa radiazione, nota come PAR (Photosynthetic Active Radiation), è sempre stata ritenuta la soglia energetica minima per permettere agli organismi di convertire CO2 in materia organica rilasciando ossigeno.

Tuttavia, una ricerca d'avanguardia pubblicata sulla rivista New Phytologist ha scardinato questa certezza. Lo studio, condotto dal gruppo di ricerca dei professori Tomas Morosinotto e Nicoletta La Rocca presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, ha dimostrato che la microalga marina Nannochloropsis gaditana è in grado di prosperare utilizzando esclusivamente la luce far-red (730 nm), una radiazione oltre lo spettro visibile e a bassissima energia.

Pubblicato in Tecnologia

 

Un evento senza precedenti è stato documentato nel Parco Nazionale della Tigre e del Leopardo della Cina Nord-Orientale (NCTLNP). Nel novembre 2025, i ranger di Hunchun hanno catturato un filmato straordinario: una tigre dell'Amur insieme ai suoi cinque cuccioli, tutti presenti nello stesso fotogramma. Si tratta di un vero e proprio record mondiale per questa specie a rischio.Una famiglia in salute in un ecosistema che rinasceDalle analisi condotte dagli esperti sulla corporatura e sul portamento, la madre è stata identificata come una femmina in ottima salute, di età compresa tra i 5 e gli 8 anni.

Pubblicato in Ambiente

 

Un team di ricerca internazionale ha scoperto prove schiaccianti del fatto che alcune molecole derivate dai microbi intestinali possano svolgere un ruolo cruciale nel modellare il sistema immunitario durante la prima infanzia. I risultati offrono una nuova prospettiva su come lo sviluppo precoce del microbiota intestinale possa contribuire al rischio di malattie autoimmuni, tra cui il diabete di tipo 1.

Lo studio ha analizzato oltre 300 campioni di feci raccolti da bambini di età compresa tra i 3 e i 36 mesi. Questi bambini presentavano un rischio genetico per il diabete di tipo 1 e alcuni di loro hanno successivamente sviluppato autoanticorpi insulari, marcatori precoci della malattia. I ricercatori hanno monitorato oltre 100 acidi biliari coniugati da microbi, una classe di composti scoperta solo di recente e ancora poco conosciuta.

Pubblicato in Medicina


Inaugurato presso l'Università Roma Tre un centro di eccellenza mondiale: studierà i ghiacci delle lune gioviane per supportare le missioni JUICE ed Europa Clipper.
Il 17 dicembre 2025 segna una data storica per la ricerca spaziale italiana. Presso il Dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università degli Studi Roma Tre, è stato ufficialmente aperto lo SWIM Lab. Si tratta di un laboratorio all'avanguardia, unico nel suo genere, nato per rispondere a una delle domande più affascinanti della scienza moderna: c'è acqua liquida (e quindi vita) sui satelliti di Giove?

Pubblicato in Astrofisica


Un nuovo studio pubblicato su Nature rivela come il complesso proteico NAC agisca da "regolatore di velocità" all'interno dei ribosomi per garantire una produzione impeccabile.
Le proteine sono i mattoni fondamentali della vita. All'interno delle nostre cellule, vengono assemblate da vere e proprie fabbriche molecolari chiamate ribosomi, che traducono il codice genetico in catene di amminoacidi. Tuttavia, produrre una proteina non significa solo "montarla": essa deve essere ripiegata correttamente, modificata chimicamente e spedita alla sua destinazione precisa.

Pubblicato in Medicina


Un nuovo studio sulla gigante rossa R Doradus rivela che la luce stellare, da sola, non basta a diffondere i "mattoni della vita" nello spazio.
Per decenni abbiamo creduto di sapere come gli elementi essenziali per la vita — come carbonio, ossigeno e azoto — venissero trasportati dalle stelle verso il resto della galassia. Ma una nuova ricerca condotta dalla Chalmers University of Technology (Svezia) ha appena messo in discussione questa certezza, aprendo un affascinante mistero cosmico.

La vecchia teoria: una "spinta" di luce
Fino ad oggi, gli astronomi ipotizzavano che il vento stellare prodotto dalle giganti rosse (stelle antiche e fredde, simili a quello che diventerà il nostro Sole tra miliardi di anni) fosse alimentato dalla pressione della luce. In sintesi: la radiazione della stella avrebbe dovuto colpire i granelli di polvere appena formati, spingendoli verso l'esterno come una vela solare e trascinando con sé i gas necessari a formare nuovi pianeti e, potenzialmente, la vita.

Pubblicato in Astrofisica


Uno studio coordinato dall'Università Statale di Milano e dall'Istituto Mario Negri rivela come un enzima nel plasma possa rivoluzionare la diagnosi precoce e il monitoraggio della malattia.
Una ricerca d'avanguardia, pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Parkinson’s Disease, segna un punto di svolta nella lotta alle malattie neurodegenerative. Per la prima volta, l'enzima JNK3 è stato identificato nel sangue non solo come un bersaglio per future cure, ma come un biomarcatore plasmatico estremamente preciso, capace di segnalare il livello di danno neuronale in corso.

Dalla ricerca di base alla clinica: la "doppia identità" di JNK3
Fino ad oggi, JNK3 era noto agli scienziati principalmente come un attore protagonista nei processi di morte dei neuroni. La grande intuizione del team coordinato dalla Prof.ssa Tiziana Borsello (Università Statale di Milano e Istituto Mario Negri) è stata ipotizzare che questo enzima potesse essere rilevato anche nel plasma, trasformandosi in un "messaggero" della patologia.

Pubblicato in Medicina

Medicina

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