La biomusica

Marina Pinto 30 Giu 2009

Si dice Biomusica quella metodologia precisa e diretta atta all’equilibrio ed alla stimolazione del corpo per evitare la somatizzazione dei conflitti emotivi. Il termine evocativo della vita (bios) nel nome di questa particolare terapia sta a significare la diretta correlazione che esiste fra le funzioni vitali del corpo e l’arte della musica, un rapporto invero assai antico che oggi trova moderne ed importanti applicazioni.
L’ideatore della biomusica è il professor Mario Corradini, docente di Musicoterapia in Italia, in Svizzera ed in Spagna, il quale si è basato sulla relazione fra suoni, musica e malattia, creando un percorso terapeutico indirizzato alle persone sofferenti di sintomatologie non sempre dichiarate, ma con chiare difficoltà di relazione o in uno stato di dipendenza (come la tossicodipendenza).

La musica produce tre effetti immediati: rilassamento, equilibrio e stimolazione, e queste peculiarità vengono utilizzate nella terapia attraverso una serie di attività, ossia l’ascolto musicale, la produzione di suoni precisi da parte del paziente, gli esercizi di respirazione, i giochi, le narrazioni e le fantasie guidate, tutti momenti terapeutici che intervengono sul sistema bioenergetico dell’uomo, prevenendo la somatizzazione dei conflitti emotivi o contribuendo alla loro guarigione.
Il sistema bioenergetico è costituito dai sistemi neuro-endocrini che regolano le attività della persona e controllano i suoi punti vitali localizzati in punti precisi del corpo. Detto sistema è alimentato da un’energia nervosa che deve mantenersi costante, in quanto una sua concentrazione in un punto piuttosto che in un altro manderebbe in tilt l’intero organismo. Quando invece questo accade, ecco che siamo di fronte ad un blocco energetico, che è quello che scatena i conflitti interiori che fanno soffrire la persona. Ma non si tratta solo di una sofferenza interiore o di un generico stato di ansia, i blocchi energetici possono causare delle vere e proprie patologie, ed a questo proposito è bene sapere dove e quali sono le zone interessate che possono subire un tale danno.
Va precisato che i blocchi energetici non sono delle patologie apparenti o dei generici disturbi psicosomatici (per fare un esempio, la tossicodipendenza, che non ha certo nulla di immaginario, campo in cui la biomusica affianca il lavoro di disintossicazione), ma la causa di diffusi cattivi funzionamenti dei vari apparati la cui origine risulta di difficile diagnosi clinica, e questo perché molteplici possono esserne le cause scatenanti.

I punti di concentrazione bioenergetica sono presenti in tutto il corpo umano, ed interessano in particolare i seguenti organi: ipofisi, epifisi, cervello, laringe, tiroide, paratiroide, cuore, timo, polmoni, pleura, fegato, stomaco, pancreas, intestino, reni, prostata, utero, organi genitali.
Le varie patologie che possono interessare questi organi hanno spesso un’origine emotiva: tutti noi possiamo soffrire a causa di emozioni represse o per pregiudizi sul corpo o sulle nostre capacità intellettive, possiamo avere paure ed insicurezze dovute a tanti motivi, tutti elementi che determinano una serie di conflitti interiori che alla fine sboccano in una patologia fisica. La biomusica agisce sugli aspetti fondamentali della persona per arrivare all’identificazione di quegli specifici conflitti che ne condizionano il comportamento (e naturalmente la qualità della vita), così che l’azione clinica (la cura prescritta dal medico, per intenderci) su questo o quel male si annulla da sé, perché il soggetto non ne ha più necessità.
I conflitti emotivi, strutturati come blocchi granitici, ostacolano il passaggio dell’energia, il corpo reagisce come un motore che non riceve più il carburante, e così compare la malattia. I blocchi energetici hanno una loro forza di coesione che non è facile abbattere, ma hanno una frequenza precisa, cioè una nota chiave che può essere individuata attraverso la musica. Con questo intento si usa il suono, che entrando in risonanza con la frequenza per così dire “sbagliata”, rompe il blocco, reintegra il passaggio energetico, evita la somatizzazione e riequilibra l’organismo. Ma la finalità ultima della terapia non è solo nel dissolvimento dei blocchi energetici, ma nella ricerca della soluzione di ciò che li ha scatenati, e solo quando questo viene risolto la patologia è davvero dissolta.
Ovviamente la biomusica non può intervenire nei casi di malattia conclamata, così che la sua funzione è essenzialmente preventiva, ma un suo uso consapevole può evitare tutta una serie di malanni che invero tali non sono.

Ma perché la musica? Il motivo principale risiede nella sua capacità di scatenare l’emotività, ed anche perché il corpo umano è come uno strumento musicale che richiede una costante accordatura per funzionare alla perfezione, e l’accordatura giusta la si trova attraverso quelle particolari combinazioni sonore che agiscono per risonanza all’interno di esso, con un massaggio vibratorio che stimola ed induce ad una risposta da parte dei meccanismi bioenergetici che si tramutano in risposte fisiche nella maggior parte dei casi positive.
Per esempio, dopo un accurato trattamento, le ghiandole riprendono la loro stimolazione ormonale, le onde cerebrali tornano a riordinare i livelli di coscienza, il corpo ritrova il suo stato ottimale perché l’energia che scorre liberamente favorisce la regolarità del battito cardiaco, della frequenza respiratoria e della pressione sanguigna, e l’organismo intero ritrova la sua forma e la salute che sembrava minata da chissà quale malattia.

Il metodo prevede un insieme di procedimenti utilizzati dal musicoterapeuta, il quale si basa sul principio della benefica influenza del suono sull’organismo umano. Il suono stesso è una vera forma di energia, perché noi non ascoltiamo solo con l’orecchio, ma anche con le ossa, il sangue, il muscoli, la pelle e d tutto il resto di cui siamo fatti, così che ogni parte del corpo entra in risonanza con la musica vibrando a frequenze diverse.

Il suono indirizzato: il corpo riceve le onde sonore, specie nelle zone situate nella zona della produzione della voce. Il principio della tecnica sta nell’emissione e ricezione cosciente dei suoni così da inviarli nella zona corporea dove è presente il blocco energetico. L’intonazione precisa dei suoni agisce sulla risonanza dei blocchi stimolando lo scorrimento dell’energia nell’organismo. È questo un momento che si rivela molto efficace se applicato prima della somatizzazione vera e propria, perché il blocco energetico non ha ancora trovato la sua coesione massima, ed è quindi il momento preventivo più valido dell’intera terapia.
In più la voce ha in sé una grande forza guaritrice, è in pratica il principale strumento terapeutico di tutto il programma, e l’intonazione guidata sa centrare i punti giusti: per esempio, cantare un suono basso fa sentire una vibrazione nel petto, nella prima parte del ventre, nella schiena e nelle costole, intonarne uno medio farà vibrare il collo, la clavicola, la mandibola e parte della nuca, mentre invece un suono acuto agirà sulle ossa della testa, nel naso, nella fronte e nel palato, ossia le zone più alte del corpo.
Il canto prevede un’intonazione sulle vocali, ed anch’esse hanno ognuna una funzione precisa: per stimolare il sistema immunitario e nervoso si usa la vocale I indirizzando il suono in alto, in particolare verso il naso. Le zone interessate sono il cervello, le ghiandole ipofisarie e l’epifisi.
Seguono la vocale E, usata per la laringe, la tiroide e la paratiroide, la A per il sistema respiratorio, indirizzando la nota intonata verso il centro del petto così che ne benefici anche il cuore, cui si rivolge la vocale O, ed infine la U, che agisce sul sistema digestivo indirizzando il suono verso il ventre, così da sbloccare un eventuale blocco nella zone dello stomaco, del pancreas, del fegato e dell’intestino.
Naturalmente ogni emissione di suono deve essere supportata da una corretta respirazione, uno stato di relax ed il disporre di un ambiente calmo senza pericolo di essere interrotti. L’esercizio continuo è infatti una condizione indispensabile per una terapia efficace, così che nella tranquillità la voce possa spandersi liberamente e compiere il primo passo verso la guarigione. Gli esercizi vocali vanno eseguiti con libertà ma con una frequenza di almeno una volta al giorno per un tempo di cinque o sei minuti per volta ed un volume medio di voce.

I giochi: questa fase della biomusica prevede una serie di attività ludiche che hanno lo scopo di scuotere il soggetto togliendolo dalla sua immobilità, con esercizi corporei che lo spingono a vincere le sue resistenze per avviarlo ad una più consapevole socializzazione. È una fase di gruppo dove i pensieri, le emozioni e i movimenti si coordinano fra loro con lo scopo di rilassare le diverse zone corporee e caricando positivamente l’emotività e la motivazione del soggetto.

Le narrazioni: la narrazione è usata nella biomusica per aiutare il paziente a ripercorrere la sua storia, così da individuare le eventuali situazioni difficili che possono aver scatenato in lui rabbia o conflittualità tali da trasformarsi in somatizzazione di mali. La musica che interagisce in questa fase deve prima di tutto creare un’atmosfera di calma, per fare in modo che il paziente non distolga l’attenzione dai suoi ricordi e dal momento della narrazione che in quel momento sta attuando, perché il perdere il filo del discorso spesso significa incappare proprio in quel blocco energetico che è alla radice di tutto, ossia l’origine del conflitto che lo fa star male. La musica quindi deve avere una caratteristica di fluidità e tranquillità, uno scorrere di note senza alcune preponderanza melodica ed un ritmo regolare e cullante, un tranquillo sottofondo di note che predispone favorevolmente ad un incontro con sé stessi.
Le narrazioni prediligono immagini primordiali, con simbologie come la luce, l’acqua e il fuoco, elementi collegati con l’organismo umano e con le paure ataviche dell’uomo, tutti fattori connessi in qualche modo a ciò che può aver creato una situazione emotiva precaria e dolorosa.

Le fantasie guidate: l’ultima fase della terapia della biomusica prevede l’obbiettivo più importante alla risoluzione del problema. Si tratta di una strutturazione di un argomento immaginario fra il soggetto ed il terapeuta in cui il paziente si ritrova ad osservare il nodo del suo conflitto emotivo. È il momento risolutivo della biomusica, che in questo momento utilizza musiche già utilizzate (e quindi familiari al paziente) che riportino questo ad attivare i meccanismi necessari allo scioglimento della tensione affinché il problema venga risolto e perda la sua forza negativa e distruttrice. L’obiettivo non è certamente quello di modificare gli avvenimenti del passato ma di cambiare la relazione emotiva che la persona interessata ha con essi.

In definitiva la biomusica mira alla valorizzazione di quegli elementi psicologici che il paziente sembra aver smarrito nei vari problemi fisici cui sembra condannato, come l’autoaffermazione, il coraggio, la fiducia in sé stesso, la determinazione. Il percorso terapeutico si avvale della musica come un importante alleato, un valido e benefico aiuto che agisce soprattutto sulla parte emotiva del paziente, quella che solo la musica sa guarire.

 

Marina Pinto

Ultima modifica il Mercoledì, 09 Settembre 2009 10:26
Vota questo articolo
(0 Voti)

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

 

Scienzaonline con sottotitolo Sciencenew  - Periodico
Autorizzazioni del Tribunale di Roma – diffusioni:
telematica quotidiana 229/2006 del 08/06/2006
mensile per mezzo stampa 293/2003 del 07/07/2003
Scienceonline, Autorizzazione del Tribunale di Roma 228/2006 del 29/05/06
Pubblicato a Roma – Via A. De Viti de Marco, 50 – Direttore Responsabile Guido Donati

Photo Gallery