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Marzo 2026

 

Nel ghiaccio della sommità del Guliya a 6700 metri d'altezza nell'altopiano del Tibet, sono stati ritrovati virus risalenti a circa 15000 anni fa, in gran parte completamente diversi da quelli catalogati finora.

Il motivo per cui si rinvengono ancora organismi negli antichi ghiacciai è legato alla costituzione degli stessi che si sono andati formando grazie al graduale deposito di elementi contenuti nell'atmosfera, quali: polveri, microrganismi e gas, che sono rimasti intrappolati e stratificati. Effettuando dei carotaggi si estraggono estratti campioni le cui stratificazioni ricalcano la sequenza temporale di deposizione degli elementi dell'atmosfera.

Lo studio in questione è stato effettuato su carote estratte nel 2015 ed è stato effettuato grazie ad una collaborazione fra ricercatori del Byrd Center dello Stato dell'Ohio e il suo Center for Microbiome Science. In tal modo si è riusciti a comprendere i cambiamenti climatici, la composizione dell'aria ed i microrganismi presenti nei vari periodi.

Pubblicato in Ambiente


Studi sugli uomini di Neanderthal e su quelli di Denisova erano già stati effettuati in passato, e si era visto che tracce del DNA di quest'ultimo sono ancora presenti nelle attuali popolazioni di Papua Nuova Guinea e nelle Isole del Sud Est Asiatico. Ora, un team di ricercatori del CNRS, dell'Université d'Aix Marseille e dell'Establissement Francais du Sang (EFS), hanno sequenziato il genoma di un uomo di Denisova e di tre donne di Neanderthal vissute da 100.000 a 40.000 anni fa per identificarne il gruppo sanguigno- I ricercatori si sono concentrati sui sette gruppi sanguigni importanti per le trasfusioni di sangue (A, B, AB e 0), inclusi H/Se ed il fattore Rh. Va ricordato che i nostri attuali parenti più prossimi, gli scimpanzè, sono di gruppo A, mentre i gorilla di gruppo B. Questi ominidi invece mostravano tutte le varianti A, B, 0; in particolare, i Neanderthal esaminati avevano un unico allele Rh assente in quasi tutta la popolazione umana moderna ad esclusione di un aborigeno ed un papuano.

Pubblicato in Antropologia

 

La loro assunzione ha effetti positivi nel combattere la perdita di funzionalità cerebrali causata da infezioni, traumi o dall’invecchiamento, esiste infatti un’interazione tra la flora batterica intestinale e il cervello. A confermarlo, lo studio di un team di ricercatori del Cnr-Ibbc che ha individuato un mix di otto ceppi batterici vivi in grado di contrastare i processi neuro-infiammatori e di stimolare la neurogenesi adulta. La ricerca è stata pubblicata su Pharmacological Research

I processi neuro-infiammatori che si instaurano in seguito a infezioni, trauma cranici e a causa dell’invecchiamento possono alterare in maniera significativa la funzionalità cerebrale, con una ricaduta negativa sui processi cognitivi e sulla memoria. In questo contesto, un team di ricercatori dell’Istituto di biochimica e biologia cellulare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibbc), ha condotto uno studio pubblicato sulla rivista Pharmacological Research. “È noto da tempo che l’interazione bilaterale fra la flora batterica intestinale e il cervello, il cosiddetto gut-microbioma-brain axis, gioca un ruolo fondamentale nella modulazione dei processi infiammatori sistemici, con conseguenti ripercussioni sul sistema nervoso centrale. La regolazione della flora batterica intestinale mediante l’assunzione di ceppi batterici vivi, i probiotici, rappresenta quindi un approccio molto promettente nella prevenzione e nella cura di numerose malattie”, spiega Stefano Farioli Vecchioli, che fa parte del Gut-Brain Microbioma Group (Gbm Group) assieme a Carla Petrella, Francesca De Santa, Georgios Strimpakos, autori dello studio finanziato da Beingpharma srl.

Pubblicato in Medicina

 

 

Il WWF lancia la campagna estiva per fronteggiare l'emergenza incendi. Incendi record anche in Turchia, dove si rischiano di perdere per sempre specie uniche e habitat vitali per 10 milioni di persone

L’ondata di caldo estremo che sta interessando l’Europa meridionale non si ferma e potrebbe essere una delle peggiori di sempre.

Link al report “Mediterraneo in fiamme” >

Il pianeta in crisi a causa del riscaldamento globale, del disastro climatico e dalla scellerata distruzione di ecosistemi (tra cui appunto le foreste) continua ad essere travolto da una raffica di eventi catastrofici: dalle micidiali ondate di caldo in Nord America, che hanno determinato numerosi decessi ed incendi devastanti dall’Oregon, al Canada all’Alaska, alle alluvioni in Europa e in Cina, ai roghi inarrestabili della Siberia e ora agli incendi che stanno mettendo a ferro e fuoco il Mediterraneo. Ultima (ma ancora per quanto?) nella tragedia la Turchia dove solo giovedì scorso il calore prodotto dagli incendi è stata 4 volte maggiore di qualunque dato sinora mai registrato durante altri incendi nel paese.

Una drammatica ondata di calore con picchi da record assoluto (nella città di Cizre sono stati registrati 49,1 °C) insieme ad atti sicuramente criminali (non dimentichiamoci che nel Mediterraneo gli incendi sono per più del 90% di origine umana) hanno generato incendi che stanno uccidendo persone, distruggendo un patrimonio di natura e di animali selvatici, cancellando un’importante economia collegata al turismo: un paese quindi tre volte in ginocchio.

Pubblicato in Ambiente

 

Una ricerca pubblicata su Gastroenterology, che ha visto la partecipazione di ricercatori dei dipartimenti di Medicina sperimentale e di Chimica e tecnologie del farmaco della Sapienza, insieme con altre università e centri di ricerca internazionali, ha identificato una potenziale strategia farmacologica adiuvante della terapia convenzionale del cancro pancreatico, basata sull’attivazione di uno specifico enzima coinvolto nel metabolismo del tumore
A oggi il carcinoma pancreatico è un tumore praticamente intrattabile, che rappresenta la settima causa di morte per cancro a livello mondiale. Il motivo è che tale tumore si sviluppa in un microambiente particolarmente ostile, con ridotta tensione di ossigeno e limitato apporto nutritivo, che porta le cellule tumorali pancreatiche a riprogrammare il proprio metabolismo, acquisendo così dei vantaggi proliferativi rispetto alle cellule normali.

Pubblicato in Medicina

 

 

Uno dei problemi maggiori che hanno riscontrato gli odontoiatri nel loro lavoro è stato sempre quello legato al rischio di contagio che può avvenire durante la pratica odontoiatrica; i trapani e gli aspiratori ne sono sempre stati il maggior veicolo.
Molti anni fa si scoprì che i primi strumenti rotanti, utilizzati nel cavo orale dei pazienti, aspiravano il sangue e gli altri materiali presenti nella bocca dei pazienti per poi successivamente rigurgitarli, in minima parte, nel cavo orale del paziente successivo, con un'enorme rischio di contagio, soprattutto, dei virus delle epatiti B e C. Ciò avveniva per problemi legati alle pressioni durante e dopo l'aspirazione. La questione fu poi risolta grazie a strumenti più moderni dotati di blocchi di risalita.
Oggi con la Sars-Covid2 il problema si pone con gli aerosol che i trapani pneumatici ad alta velocità liberano nell'aria.

Pubblicato in Medicina


 

Siamo nel II anno D.C ( dopo Sars -Cov2), e, come intorno all'anno mille nacque una moltitudine di falsi profeti, allo stesso modo oggi abbiamo vissuto la nascita di nuovi profeti che hanno fatto e continuano a fare a gara a raccontare la propria versione dei fatti.
E' comprensibile che personaggi vissuti sino a questo momento nell'ombra, in oscuri laboratori o uffici, finalmente abbiano avuto l'occasione di poter esprimersi seguendo le proprie fantasie. Ma tutto ciò, sommato alla potenza dei media, ha generato problematiche molto serie nella popolazione di molti Paesi.

Pubblicato in Medicina

 

 

Blood group analyses for three Neandertals and one Denisovan by a team from the Anthropologie Bio-Culturelle, Droit, Éthique et Santé research unit (CNRS / Aix-Marseille University / EFS) confirm hypotheses concerning their African origin, Eurasian dispersal, and interbreeding with early Homo sapiens. The researchers also found further evidence of low genetic diversity and possible demographic fragility. 

The extinct hominin lineages of the Neandertals and Denisovans were present throughout Eurasia from 300,000 to 40,000 years ago. Despite prior sequencing of about 15 Neandertal and Denisovan individuals, the study of the genes underlying blood groups had hitherto been neglected. Yet blood group systems were the first markers used by anthropologists to reconstruct the origins of hominin populations, their migrations, and their interbreeding.

Pubblicato in Scienceonline

 

The rise and fall of sea levels influence the likelihood of volcanic eruptions on the Greek island of Santorini, new research led by Oxford Brookes University has discovered. Analysing the timings of eruptions over hundreds of thousands of years, the researchers found that a 40 metre fall in sea level is a crucial point beyond which eruptions are more likely to occur. The findings could have implications for millions of people living on volcanic islands around the world.

Santorini - cliffs reveal history of eruptions

The research on the popular tourist destination was led by Dr Christopher Satow, Senior Lecturer in Physical Geography at Oxford Brookes.

He says there are clues about past volcanic activity on Santorini in the layers of rock on the cliff face encircling the inner part of the island: “A huge eruption 3,600 years ago caused the centre of what was then a conical island to sink into the sea, revealing an extraordinarily detailed history of over 200 volcanic eruptions preserved within the remaining circle of cliffs.

Pubblicato in Scienceonline

ogni puntino corrisponde a ciascun neurone individuato grazie all'alta risoluzione del nuovo tipo di microscopio

 

Innovativa tecnica ottica per l'indagine macroscopica ad alta risoluzione. Pubblicazione su Nature Methods a cura di Università di Firenze, Lens e Cnr-Ino

 Una tra le maggiori sfide della scienza è costituita dallo studio del cervello, della sua anatomia e della sua architettura cellulare, fondamentale per comprendere le funzioni del sistema nervoso centrale.

Un passo avanti in questo campo strategico della ricerca è costituito da una nuova tecnica ottica che permette un'indagine macroscopica ad alta risoluzione. Ne dà conto una pubblicazione su Nature Methods guidata dall'Università di Firenze (dipartimenti di Fisica e astronomia, di Ingegneria dell’informazione e di Biologia), dal Laboratorio europeo di spettroscopia non lineare (Lens) e dall'Istituto nazionale di ottica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ino).

Pubblicato in Medicina

Medicina

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