Immunity to coronaviruses: what do we know so far?

A new review discusses the findings from over 40 studies on coronavirus immunity and what they could mean for the Covid-19 pandemic.
Written by top UK virologists, the article discusses the existing knowledge about immune responses to SARS-CoV-2 and other coronaviruses, and how this could be used to inform virus control strategies. The review, which is free to read in the Journal of General Virology (JGV), collates the available scientific evidence in a number of key areas, including how long immunity to coronaviruses lasts and the prospect of antibody testing.
In the review, Professors Paul Kellam and Wendy Barclay from Imperial College London examine what is so far known about immunity to coronaviruses including SARS, MERS and the four strains of seasonal coronaviruses that circulate in humans every winter. The article goes on to suggest that SARS-CoV-2 could become the fifth seasonal coronavirus with epidemics of the virus occurring over the next several years.
High doses of vitamin D supplementation has no current benefit in preventing or treating Covid-19

Scientists from the UK, Europe and the USA, including experts from the University of Birmingham, have published a vitamin D consensus paper warning against high doses of vitamin D supplementation.
According to the study, there is currently insufficient scientific evidence to show vitamin D can be beneficial in preventing or treating Covid-19. Its authors advise that the population adhere to Public Health England guidance on supplementation.
Following unverified reports that high doses of vitamin D (higher than 4000IU/d) could reduce the risk of contracting Covid-19 and be used to successfully treat the virus, the new report published in the journal BMJ, Nutrition, Prevention and Health, investigated the current scientific evidence base on the vitamin and its use in treating infections. Vitamin D is a hormone, produced in the skin during exposure to sunlight, and helps regulate the amount of calcium and phosphate in the body, which are needed to keep bones, teeth and muscles healthy.
Exercise improves memory, boosts blood flow to brain Study: 1-year workout program shows benefits for older people at risk of dementia

Scientists have collected plenty of evidence linking exercise to brain health, with some research suggesting fitness may even improve memory. But what happens during exercise to trigger these benefits?
New UT Southwestern research that mapped brain changes after one year of aerobic workouts has uncovered a potentially critical process: Exercise boosts blood flow into two key regions of the brain associated with memory. Notably, the study showed this blood flow can help even older people with memory issues improve cognition, a finding that scientists say could guide future Alzheimer’s disease research.
“Perhaps we can one day develop a drug or procedure that safely targets blood flow into these brain regions,” says Binu Thomas, Ph.D., a UT Southwestern senior research scientist in neuroimaging. “But we’re just getting started with exploring the right combination of strategies to help prevent or delay symptoms of Alzheimer’s disease. There’s much more to understand about the brain and aging.”
L'espansione dell'irrigazione potrebbe alimentare 800 milioni di persone

Mappa globale della scarsità idrica. In verde e blu sono riportate le zone che presentano scarsità idrica di tipo fisico dovuta alla mancanza di precipitazione (verde) o di acqua di irrigazione (blu), in fuxia sono rappresentate le zone che presentano una scarsità idrica di tipo economico.
Un recente studio mostra che l’espansione sostenibile dell'irrigazione su terreni agricoli con scarsità d'acqua economica potrebbe produrre cibo per 800 milioni di persone.
Un gruppo di scienziati italiani del Politecnico di Milano, della University of California di Berkeley e dell'Università di Amsterdam ha pubblicato ieri sulla prestigiosa rivista Science Advances uno studio sulla geografia globale della carenza idrica per agricoltura che rileva come ci sarebbe abbastanza acqua disponibile localmente per espandere l'irrigazione su 140 milioni di ettari di terreni agricoli ad oggi non irrigati per ragioni di natura socio economica, e che l'espansione sostenibile dell'irrigazione su queste terre potrebbe aumentare la produzione di cibo per alimentare 800 milioni di persone.
Lo studio è disponibile qui:
https://advances.sciencemag.org/content/6/18/eaaz6031/tab-pdf
Una migliore tecnologia per estrarre i flavonoidi degli agrumi

Lo studio, condotto da un team di ricerca del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibe, Ismn), è pubblicato su Processes. Se saranno confermate le indagini preliminari sul ruolo di tali molecole contro il Covid-19, la metodologia per cavitazione idrodinamica sviluppata dal Cnr potrebbe renderle disponibili su vasta scala.
Uno studio coordinato da ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche del HCT-Agrifood Laboratory dell’Istituto per la bioeconomia (Cnr-Ibe) e dell’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Cnr-Ismn) - dal titolo “Review of Evidence Available on Hesperidin-Rich Products as Potential Tools against Covid-19 and Hydrodynamic Cavitation-Based Extraction as a Method of Increasing Their Production”- pubblicato dalla rivista Processes, oltre a passare in rassegna gli studi sul ruolo dei flavonoidi presenti nelle bucce degli agrumi rispetto all’insorgenza dell’infezione causata dal virus Sars-Cov-2 e delle sovra-reazioni del sistema immunitario, propone un metodo per la produzione su vasta scala di estratti liquidi e compresse ricche in esperidina, naringina e altri flavonoidi e oli essenziali degli agrumi.
Un prototipo a stella per la futura rete quantistica

I giovani ricercatori del QuantumLab, coordinato da Fabio Sciarrino, hanno realizzato la prima rete quantistica in grado di generare correlazioni non-locali tra cinque laboratori distinti. L’articolo è stato pubblicato su Nature Communications.
Dodici giovanissimi ricercatori, cinque laboratori da coordinare e una rete da formare. Così l’esperienza interdisciplinare del gruppo del Quantum Information Lab della Sapienza, guidato da Fabio Sciarrino e composto da un laureando magistrale, sei studenti di dottorato, un tecnico elettronico, un assegnista e un ricercatore, con il supporto del fisico brasiliano Rafael Chaves, ha portato alla realizzazione di una rete quantistica formata da cinque diversi nodi, che ha permesso di mostrare correlazioni quantistiche condivise da più di tre parti distinte, il massimo mai raggiunto finora.
Le tecnologie basate sulle leggi della meccanica quantistica sono sempre più diffuse ed i potenziali vantaggi legati al loro utilizzo sono ormai riconosciuti in tutti i campi, dalla comunicazione alla protezione dei dati. “Ciononostante – commenta Gonzalo Carvacho, assegnista senior del QuantumLab – test di non-località multipartita sono stati limitati ai casi più semplici. Qui andiamo oltre, verso la realizzazione di reti quantistiche più grandi”.
Con la 'Farm to fork' parte la transizione ecologica dell'agricoltura europea

Con la Strategia Farm to Fork presentata oggi la Commissione Europea avvia il percorso per una transizione ecologica dell’agricoltura europea in sintonia con il Green Deal, la riforma della PAC post 2020 dovrà essere coerente e sostenere obiettivi ambientali e sociali più ambiziosi per una maggiore sostenibilità della nostra agricoltura.
La Commissione Europea ha reso nota oggi la sua Strategia “Farm to Fork” (F2F) [dal campo alla tavola]. La Coalizione #CambiamoAgricoltura plaude all’iniziativa della Commissione UE per avviare la transizione verso un sistema agro-alimentare più sostenibile. Adesso è necessario concentrare gli sforzi sugli strumenti per la sua concreta applicazione, a partire dalla riforma della Politica Agricola Comune post 2020.
Il documento “A Farm to Fork Strategy” presentato oggi a Bruxelles dalla Commissione Europea è il primo vero tentativo di politica agroalimentare integrata, un fatto positivo perché si colloca, giustamente, al centro del Green Deal accogliendo il principio che alimentazione, ambiente, salute e agricoltura sono materie strettamente connesse. Il documento, con approccio certamente innovativo, dichiara che “i sistemi alimentari devono urgentemente diventare sostenibili e operare entro i limiti ecologici del pianeta” e che “la sostenibilità deve ora diventare l'obiettivo chiave da raggiungere”.
Cellule umane 'hackerano' il Sars-CoV-2 grazie all'editing dell'RNA

Mutazioni dovute agli enzimi ADAR e APOBEC
Uno studio dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr e dell’Ispro, in collaborazione con l’Università di Firenze, pubblicato su Science Advances, ha messo in evidenza l’attivazione di uno dei meccanismi dell’immunità innata contro il virus.
Pubblicato su Science Advances uno studio condotto dal gruppo coordinato da Silvo Conticello, dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-Ifc) e dell’Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (Ispro), in collaborazione con Giorgio Mattiuz dell'Università di Firenze, mostra come i nostri processi cellulari siano in grado di “hackerare” il codice genetico del Sars-CoV-2 mediante un processo noto come “editing” dell’RNA. “Di quest'ultimo sono responsabili gli ADAR e gli APOBEC, un gruppo di enzimi con ruoli fisiologici che spaziano dai processi dell'immunità all’aumento dell'eterogeneità all'interno delle cellule”, spiega Silvo Conticello. “Gli ADAR e gli APOBEC convertono due dei quattro componenti dell’RNA - le adenine e le citosine - in inosine e uracili, causando alterazioni genetiche. Purtroppo, le mutazioni indotte non sempre riescono a danneggiare il genoma virale e possono anzi contribuire all'evoluzione del virus. I fattori fisiologici che influenzano l’efficacia dell’editing possono rappresentare una delle variabili che determinano la risposta individuale al virus e il loro studio potrebbe fornire indicazioni su fattori di rischio e prognostici”.
DAL CONCEPIMENTO AL SECONDO ANNO DI ETA’: I 1000 GIORNI CHE DECIDONO IL NOSTRO FUTURO

Nel nuovo numero di “A scuola di salute” gli esperti del Bambino Gesù spiegano l’importanza di questo periodo per un bambino, quello che va dal concepimento al secondo anno di età, e come l’ambiente influisca quanto la genetica.
Si chiama la teoria dei primi 1.000 giorni e serve a spiegare come la salute e il benessere di un adulto siano influenzati in larga misura da ciò che succede nel periodo che va da prima del concepimento al secondo anno di età. È il periodo in cui l’ambiente esterno influisce sui geni e sul loro funzionamento. Se ne parla nel nuovo numero di “A Scuola di Salute” il magazine digitale a cura dell’istituto Bambino Gesù per la Salute, diretto dal prof. Alberto G. Ugazio, che contiene le indicazioni degli esperti su come affrontare al meglio questi primi fatidici 1000 giorni, anche con consigli pratici. L’Ospedale della Santa Sede ha da tempo sviluppato la piattaforma Mammainforma, dedicata proprio a questo periodo cruciale per la salute di ogni bambino.
Dove nasce un oceano? Può stabilirlo anche il clima

Il clima contribuisce a determinare dove e quando può nascere un oceano.
Attraverso l’erosione delle catene montuose, il clima è in grado di influenzare l’attività vulcanica e la risalita di magma che avviene in corrispondenza della separazione di due continenti, dove l’assottigliamento e la rottura della litosfera fanno spazio alla nascita di un oceano.
A dimostrare che la produzione di magma può raddoppiare o dimezzarsi in funzione dell’erosione è un recente studio condotto da Pietro Sternai, geologo del dipartimento di Scienze dell’ambiente e della terra dell’Università di Milano-Bicocca attraverso lo sviluppo e l’applicazione di modelli numerici di ultima generazione. Il lavoro, dal titolo “Surface processes forcing on extensional rock melting”, è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature.
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