Con la sabbia del Sahara la neve sulle Alpi scompare più velocemente

Ogni anno, il deserto del Sahara immette in atmosfera circa 700 milioni di tonnellate di polveri che vengono trasportate in atmosfera e raggiungono anche le medie e alte latitudini. Quando queste polveri si depositano su aree coperte da neve o ghiaccio ne diminuiscono l'albedo, ovvero la capacità di un oggetto di riflettere la luce. Come tutti gli oggetti più scuri che assorbono più radiazioni e si scaldano più velocemente, allo stesso modo, la neve resa "rossa" dalle deposizioni di polveri assorbe più luce e fonde più velocemente.
Con il cambiamento climatico attuale, la durata della copertura nevosa nelle Alpi viene minacciata dalla scarsità di precipitazioni durante l'inverno e dalle alte temperature primaverili ed estive, e diminuisce ulteriormente a causa delle deposizioni di polvere sahariana. Un processo che causa un’importante variazione nel ciclo idrologico nelle valli Alpine, se si tiene conto che la gran parte dell’acqua disponibile in queste zone deriva proprio dalla fusione della neve stagionale. Il fenomeno potrebbe essere anche più esteso e influenzare la disponibilità idrica in pianura. Annate caratterizzate da intense deposizioni di polvere sahariana, potrebbero addirittura intensificare eventuali episodi di siccità estiva.
«Studi come questi – spiega Roberto Colombo dell’Università di Milano-Bicocca - sono importanti per valutare l'accuratezza dei modelli idrologici e per stimare l'effetto delle deposizioni di polvere sahariana sulla fusione della neve e del ghiaccio nelle Alpi. In futuro, questi studi saranno applicati ad immagini satellitari come quelle del sensore PRISMA, recentemente lanciato in orbita dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI)».
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