Luglio 2026


Un importante studio internazionale ha fatto luce su un processo inedito che potrebbe favorire la progressione delle malattie neurodegenerative. La ricerca, frutto della collaborazione tra l'Institut Imagine di Parigi e l'Università degli Studi di Milano, rivela che il problema nasce quando i mitocondri delle cellule della microglia non riescono più a gestire correttamente alcune proteine. Questo intoppo manda le cellule in uno stato di stress cronico che ne altera il metabolismo e interrompe il fondamentale dialogo con i neuroni e le altre cellule cerebrali, alimentando infiammazione e senescenza cellulare. Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Neuroscience.

Pubblicato in Medicina


Un recente studio internazionale pubblicato sulla prestigiosa rivista Science, che ha visto la partecipazione dell'Università Sapienza di Roma, ha svelato il mistero dietro lo straordinario successo adattativo dei mammiferi carnivori. La chiave di volta della loro evoluzione risiede in una specifica modificazione anatomica: il dente carnassiale.

Il protagonista dell'evoluzione: il dente carnassiale
Che si tratti di un maestoso leone, di un grande orso o di una piccola lontra, tutti i mammiferi appartenenti all'ordine Carnivora, che conta circa 300 specie attuali, condividono un elemento distintivo. Questo elemento è il carnassiale, ovvero il primo molare della mandibola. Si tratta di un dente specializzato nel tagliare la carne e triturare il cibo, che ha permesso a questi animali di colonizzare gli habitat più disparati e adottare le diete più diverse. Il team internazionale di ricerca, coordinato dalla University of California Berkeley, ha visto tra i suoi coautori Davide Tamagnini, ricercatore del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie "Charles Darwin" della Sapienza.

Pubblicato in Paleontologia



Un importante studio condotto dal Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, guidato da Marina de Bernard e Sara Coletta, ha svelato il ruolo cruciale del recettore CD300e all'interno del tessuto adiposo. Questa proteina agisce come una sorta di scudo naturale: se viene a mancare, il fegato si ammala e la sensibilità all'insulina crolla drasticamente.

La ricerca, intitolata “CD300e modulates metabolic programs in adipose tissue macrophages during obesity” e pubblicata sulla rivista «Cell Death & Disease», ha individuato in CD300e un vero e proprio "interruttore" protettivo. Il suo compito è mantenere il metabolismo in equilibrio, impedendo che l'eccesso di peso si trasformi in patologie ben più gravi, come il diabete di tipo 2 o la steatosi epatica (il cosiddetto "fegato grasso").

Pubblicato in Medicina


Un nuovo studio internazionale coordinato dall’Università Statale di Milano e dal MUSE rivela che i ghiacciai ospitano una ricchissima biodiversità. Ma il riscaldamento globale minaccia di cancellare decine di specie uniche.

I ghiacciai non sono deserti di ghiaccio né semplici riserve d'acqua dolci, ma veri e propri scrigni di biodiversità. Questo ecosistema è popolato da una fauna in gran parte sconosciuta che oggi, a causa del rapido riscaldamento globale, rischia di scomparire prima ancora di essere pienamente studiata e compresa.

A lanciare l'allarme è una ricerca internazionale guidata dall’Università Statale di Milano in collaborazione con il MUSE (Museo delle Scienze di Trento). Pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica PNAS, lo studio offre la prima mappatura globale degli animali che popolano le aree glaciali, evidenziando la loro estrema vulnerabilità di fronte agli effetti del cambiamento climatico.

Pubblicato in Ambiente

 

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