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È quanto emerge da uno studio dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo e dell’Istituto di scienze neurologiche del Cnr sui rimedi vegetali usati nella medicina popolare tra il XIX e il XX secolo. Circa l’80%, alla luce delle attuali conoscenze farmacologiche, presenta componenti in grado di contrastare i meccanismi alla base del mal di testa. Il 40% di queste piante era in uso già da circa 2000 anni. La ricerca è stata pubblicata sul Journal of  Ethnopharmacology. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la cefalea è tra i disturbi del sistema nervoso più diffusi, con conseguenti gravi problemi di salute e disabilità. I ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche - Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo (Isafom-Cnr) e Istituto di scienze neurologiche (Isn-Cnr) - si sono interessati all’argomento con uno studio sui rimedi vegetali usati dalla medicina popolare italiana tra il XIX ed il XX secolo. La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Ethnopharmacology.

Pubblicato in Medicina


Il documento della Commissione Ue “A european strategy for plastics in a circular economy”, ha individuato nel progetto italiano Res Urbis, “REsources from URban BIo-waSte”, un modello da seguire per la trasformazione dei rifiuti urbani in plastiche ecocompatibili.
Il documento su riciclo e riutilizzo “A european strategy for plastics in a circular economy”, diffuso dalla Ue nei giorni scorsi, cita il progetto italiano Res Urbis come modello da seguire per la trasformazione dei rifiuti urbani in bioplastiche. La nuova strategia europea sulla plastica ha infatti individuato, come soluzione allo spreco di risorse, la creazione di un mercato dei prodotti riciclati, nell’ottica di un’economia circolare. La finalità di Res Urbis – REsources from URban BIo-waSte – è la valorizzazione degli scarti urbani di origine organica mediante trasformazione in bio-polimeri per la produzione di plastiche ecocompatibili ed è finanziato dalla Comunità Europea, all’interno del programma Horizon 2020, con 3 milioni di euro.

Pubblicato in Ambiente
Mercoledì, 24 Gennaio 2018 06:04

Trasporto su gomma da oggi più green


Il Politecnico di Milano partner di HDGAS, un progetto H2020 per ridurre l’impatto ambientale dei veicoli pesanti alimentati a gas naturale


Sviluppare, dimostrare e ottimizzare un nuovo concetto di powertrain per veicoli pesanti alimentati a gas naturale, che rispetti gli attuali Standard EURO VI. È questo l’obiettivo del progetto HDGAS (Heavy Duty Gas Engines integrated into Vehicles) finanziato dalla Comunità Europea, all’interno del programma Horizon 2020, che garantirà un miglioramento della qualità dell’aria, riducendo le emissioni di gas serra, di ossidi di azoto e di particolato. Il progetto, di cui il Politecnico di Milano è partner, prevede lo sviluppo di tecnologie chiave (impianti di alimentazione del gas naturale, comprensivi di serbatoi ad alta pressione, compatti e isolati, pompe criogeniche e sistemi di post-trattamento dei gas di scarico) e di tre diversi motori (Volvo, Iveco, MAN) da installare su tre veicoli dimostrativi che saranno poi valutati grazie a test indipendenti sulla base di procedure WHDC (World Heavy Duty Cycle) e che utilizzano la migliore tecnologia PEMS (Portable Emission Measurement System) disponibile. Nello specifico, i veicoli dimostrativi dovranno: garantire almeno la riduzione del 10% delle emissioni di CO2 rispetto a quelle ottenute dall’uso di altre pre-esistenti tecnologie; garantire almeno 800 km di autonomia prima del rifornimento di gas naturale ed essere competitivi con i migliori veicoli convenzionali in termini di prestazioni, durata, vita del motore, costi di possesso e sicurezza.

Pubblicato in Ambiente

 

 


Ricercatori dell'Istituto di ricerca genetica e biomedica (Irgb) del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano in collaborazione con i colleghi dell'Istituto di scienza e tecnologia dei materiali ceramici (Istec) del Cnr di Faenza hanno messo a punto un approccio terapeutico innovativo e non invasivo per il trattamento dei disturbi cardiovascolari, ad oggi la prima causa di morte nel mondo. Il metodo, descritto su Science Translational Medicine, e' basato sull'inalazione di nanoparticelle 'caricate' con farmaci capaci di arrivare rapidamente al cuore. La ricerca e' stata condotta nell'ambito di 'Cupido', progetto europeo di cui il Cnr e' coordinatore, che ha lo scopo di individuare nuove soluzioni terapeutiche basate sulle nanotecnologie in ambito cardiovascolare. "Il merito e' di un'innovativa molecola da noi brevettata- composta prevalentemente da fosfato di calcio, quindi altamente biocompatibile e biodegradabile- che riesce ad essere facilmente assimilata dalle cellule cardiache e, quindi, a trasportare il farmaco- spiega Daniele Catalucci (Irgb-Cnr), coordinatore del progetto- L'idea e' quella di riprodurre i meccanismi tramite i quali alcune particelle inquinanti, come le polveri sottili derivanti dall'inquinamento automobilistico o da processi di combustione, una volta respirate riescono a oltrepassare la barriera polmonare e ad arrivare al cuore attraverso il sistema circolatorio cardiopolmonare. Abbiamo, cioe', sviluppato una 'navetta terapeutica' biocompatibile capace di viaggiare all'interno del corpo umano esattamente come fanno queste particelle tossiche, e di arrivare al cuore semplicemente per inalazione: qui il farmaco viene rilasciato senza necessita' di iniezioni o altre metodologie invasive per il paziente".

Pubblicato in Medicina

Findings from a new study carried out on male team sport athletes

A study led by sports scientists at Dublin City University has found that the performance enhancing benefits of caffeine are more apparent in athletes who do not drink caffeine-rich drinks such as tea, coffee, and energy drinks on a daily basis. Researchers Dr Brendan Egan and Mark Evans from the DCU School of Health and Human Performance examined the impact of caffeine, in the form of caffeinated chewing gum, on the performance of 18 male team sport athletes during a series of repeated sprints. The athletes undertook 10 repeated sprints under conditions with and without two sticks of the caffeinated gum, which is equivalent to two strong cups of coffee. They found that the caffeinated gum provided very little advantage to athletes whose bodies may have become desensitised to caffeine through a process called habituation, which occurs by having caffeine frequently.

Pubblicato in Scienceonline


Life satisfaction of homosexual and bisexual men in Europe (Ill./©: Richard Lemke)

Online survey with over 85,000 participants examines the connection between victimization experiences and life satisfaction in 44 European countries

Homosexual and bisexual men’s satisfaction with life depends significantly on social climate and the personal self-acceptance of the individuals. In an online survey, researchers at Johannes Gutenberg University Mainz (JGU) and Erasmus University Rotterdam analyzed the responses of 85,301 men in 44 European countries to examine the connections between victimization experiences, low self-acceptance, social tolerance, and life satisfaction. They found that gay and bisexual men in Denmark are most satisfied with their lives, immediately followed by Iceland and Luxembourg in joint second place. Among the 44 countries studies, the Czech Republic, the only Eastern European country among the top ten, was in 7th place. Germany landed in 9th place.

Pubblicato in Scienceonline

Le braccia che avvolgono il nucleo di questa interessante formazione celeste infrangono la terza legge di Keplero per cui la velocità orbitale decresce con la distanza dal centro. Per spiegare questo fenomeno si ipotizzano la materia oscura o una correzione della seconda legge di Newton.
Un team internazionale composto da ricercatori dell’Isc-Cnr e del Laboratoire de Physique Nucleaire et de Hautes Energies di Parigi apre la strada a ipotesi diverse, dimostrando come sia possibile simulare al computer la nascita di una galassia a spirale. Lo studio è pubblicato su The Astrophysical Journal

Hanno la forma di un disco composto da un nucleo con alcune braccia che gli si avvolgono intorno. Sono le galassie a spirale, uno degli oggetti più suggestivi e interessanti dell’universo visibile rivelati dall’astronomia. Francesco Sylos Labini, ricercatore presso l’Istituto dei sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche (Isc-Cnr) e del Centro Fermi, ha recentemente pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal una ricerca sul tema in collaborazione con il Laboratoire de Physique Nucleaire et de Haute Energies (Lpnhe) di Parigi.

Pubblicato in Astrofisica
Lunedì, 22 Gennaio 2018 08:47

The Down’s syndrome “super genome”


Watercolor painting by Viktoria Polomoshnova, a student of the Immanuel Kant Baltic Federal University, Russia.© Viktoria Polomoshnova

Down’s syndrome – also known as trisomy 21 – is a genetic disorder caused by an additional third chromosome 21. Although this genetic abnormality is found in one out of 700 births, only 20% of foetuses with trisomy 21 reach full term. But how do they manage to survive the first trimester of pregnancy despite this heavy handicap? Researchers from the Universities of Geneva (UNIGE) and Lausanne (UNIL) have found that children born with Down’s syndrome have an excellent genome – better, in fact, than the average genome of people without the genetic abnormality. It is possible that this genome offsets the disabilities caused by the extra chromosome, helping the foetus to survive and the child to grow and develop. You can find out more about these discoveries in the journal Genome Research. Trisomy 21 is a serious genetic disorder, with four pregnancies out of five not reaching term naturally if the foetus is affected. However, 20% of conceptuses with Down’s syndrome are born live, grow up and can reach the age of 65. How is this possible? Researchers from UNIGE and UNIL hypothesised that individuals born with Down’s syndrome possess a high quality genome that has the ability to compensate for the effects of the third chromosome 21.

Pubblicato in Scienceonline

 

Tularaemia is an infectious bacterial disease that is life-threatening for rodents, rabbits and hares, but which can also infect humans and dogs. While contact with contaminated blood or meat makes hunters a high-risk group, the frequency of infections among hunting dogs has not been much studied. Researchers from Vetmeduni Vienna have now confirmed a relevant prevalence of infections in Austrian hunting dogs following a serological study in which seven percent of the animals tested positive. This could lead to more intense debate as to whether the often asymptomatic animals represent an additional risk of infection for people. Tularaemia, also known as rabbit fever, is an infectious disease that is usually lethal for wild animals such as rabbits, hares and rodents. As a zoonotic disease, however, it also represents a serious health risk for people. Tularaemia is caused by various subtypes of the pathogenic bacteria Francisella tularensis, which can be transmitted by biting and stinging insects or directly through contaminated hay, infected blood and other fluids. The raw meat of diseased animals is also associated with a high risk of transmission of the pathogens, which can infect dogs as well as other animals.

Pubblicato in Scienceonline


Si chiama P.I.G.R.O. (Pneumatic Interactive Gait Rehabilitation Orthosis) ed è un esoscheletro leggero, senza stazione fissa, che consente a pazienti colpiti da ictus o lesioni cerebrali di camminare in modo autonomo.

Il progetto, sviluppato da Nimble Robotics, spin-off del Politecnico di Torino costituita nel 2017 per realizzare e commercializzare dispositivi medici innovativi, nasce 10 anni fa presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale del Politecnico di Torino, in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino e con il centro di riabilitazione Puzzle di Torino. La sfida consisteva nello sviluppo di un dispositivo con caratteristiche tecnologiche uniche e all’avanguardia rispetto ai prodotti in commercio per il trattamento riabilitativo di patologie neurologiche derivate da lesione o degenerazione del sistema nervoso centrale. È infatti scientificamente riconosciuto che, grazie alla plasticità cerebrale, il cervello è in grado di modificare se stesso per recuperare/compensare le funzioni perdute: le esperienze sensomotorie, unite alla focalizzazione dell’attenzione e all’immaginazione motoria, possono riorganizzare la struttura e le funzioni delle parti danneggiate del cervello dopo una lesione.

Pubblicato in Medicina

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